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Le metafore della vita quotidiana

La diffusione della metafora nel linguaggio ordinario fu evidenziata per la prima volta con la pubblicazione di Metafora e Vita Quotidiana, nel 1980, di Lakoff e Johnson. Da allora, la ricerca sulla conoscenza umana ha confermato sempre più il ruolo centrale della metafora nel nostro sistema concettuale, nella nostra percezione delle cose che ci circondano, nel modo in cui interagiamo con il mondo fisico, in modo particolare con i nostri simili.

La metafora appartiene al linguaggio di tutti i giorni, più che un fenomeno tipicamente linguistico, concerne il nostro modo di ragionare poiché é il nostro pensiero stesso che é “metaforico”. Le metafore convenzionalizzate appartenenti oramai al sistema della lingua, sono diventate la base per poter capire espressioni metaforiche originali e nuove. Un esempio di metafora concettuale é dato da questa espressione “Il tempo vola” dove il dominio più astratto del tempo può essere ricondotto al dominio più concreto del verbo “volare”. Questa metafora non fa riferimento esclusivamente ad una singola espressione di una lingua, ma la si deve porre ad un livello di maggior astrattezza così da motivare poi tutta una serie di locuzioni.

tempo                vola
le persone                uccelli
tempo che scorre                volo
le aspirazioni della gente                destinazione del volo
le difficoltà                ostacoli causati dal volo

La riuscita della metafora, oggi molto usata nella pubblicità e nella propaganda in genere, dipende sempre più dalla novità dell’invenzione, dalla scoperta imprevedibile di un rapporto fra due termini di significato completamente diverso. Tipiche sono le metafore verbali che attribuiscono tratti non pertinenti ad un nome attraverso l’antropomorfizzazione di oggetti inanimati: il piatto piange, il tempo vola, l’ora incalza, la luna sorride.

Le motivazioni dell’utilizzazione della metafora sono da attribuire alla realtà concreta e al linguaggio che la rispecchia. La metafora é comunque originata dal bisogno di esteriorizzare contenuti emozionali o ideativi per i quali il linguaggio denotativo non contempla termini adeguati. Se, però, la metafora rappresenta un modo diverso di conoscere la realtà ed un approccio diverso ad essa, quello che spinge l’individuo a crearla non é solo il desiderio di esprimere la propria interiorità, ma anche quello di andare oltre determinati confini, di guardare il mondo dalla propria dimensione, senza peraltro dimenticare quella altrui. Perciò la metafora ha principalmente due funzioni:

a) una conoscitiva
b) l’altra di conciliazione dell’interno con l’esterno

che operano interagendo. Tutta la nostra conoscenza é di tipo relazionale: un oggetto non può essere conosciuto in sé ma in rapporto ad altri oggetti e tale relazionalità sta alla base delle seriazioni e delle classificazioni di tipo logico. Rapportando l’interiorità o l’ottica soggettiva con l’esteriorità, la metafora costituisce una conoscenza di tipo intuitivo, che é fondata sull’immagine e non sulla dimostrazione. Da ciò si evince che la nostra metafora costituisce un meccanismo di flessibilità del pensiero stesso e non semplicemente del lessico, proprio perché si ritiene che essa non sia meramente un possibile risultato della lessicalizzazione ma che intervenga ad un livello generativo e non interpretativo. Il processo metaforico é innanzi tutto per noi un’operazione di pensiero, sia che venga o meno tradotto linguisticamente in una metafora.

La preferenza per “il concreto”, per “il particolare”, come lo dimostreranno questi due esempi, é profondamente e saldamente radicata nella mente umana. Nel considerare la seguente situazione “E’ un giorno caldo”, possiamo dire “Fa caldo” o “Fa molto caldo”, oppure, esagerando nell’uso di intensivi, possiamo sostenere “Fa un caldo odioso e tormentoso”. La maggior parte di noi, afflitti dal calore, ricorre all’uso di metafore del tipo “Fa caldo come all’inferno” (Fa un caldo infernale). Evidentemente la metafora aggiunge forza, vigore e ha qualche relazione con la sottigliezza del dettaglio e la concretezza dell’espressione. La forza e la sottigliezza, nell’impiego di metafore, specialmente nel dettaglio sensoriale tendono ad accordarsi.

Realmente parlando, siamo interessati, in primo luogo, alle metafore perché il linguaggio odierno sembra resistente ed astratto. Inoltre, la metafora tende ad accompagnarsi all’espressione di emozioni e di atteggiamenti. Supponiamo di essere stranamente felici e di cercare di esprimere i nostri sentimenti. Possiamo dire “Mi sento felice”, oppure possiamo cercare di trovare una parola che in modo più accurato sia in grado di definire questo speciale sentimento: “allegro, gaio, contento, festoso, estatico, rapito, entusiasta, gioioso, ecc.”. In effetti, molti sono i sinonimi per “felice”, come abbiamo notato guardando un dizionario, dove possiamo costatare lievi sfumature di significato. “Estatico” suggerisce un’estasi sublime, “gioioso” suggerisce, invece, allegria, brio, spensieratezza. Raramente troviamo un aggettivo che esprima esattamente i nostri sentimenti. Per questo motivo ricorriamo all’uso quotidiano di metafore come, per esempio, “Sono felice come una pasqua”, “Mi sento come un miliardario”, “Questa mattina mi sembra di toccare il cielo con un dito” ecc. Le metafore diventano un forte mezzo di comunicazione poiché in una veloce successione creano e liberano una tensione nella mente dell’interpretante.

La metafora non é solamente una figura letteraria ornamentale, poiché é comunemente usata in tutte le forme dell’espressione linguistica, sia nella lingua scritta che in quella parlata e in tutti i generi della lingua scritta: dalla “narrativa” alla “storiografia”, dalla “formulazione scientifica” al “discorso legale”. E’ evidente come l’uso delle metafore sia importante per lo svolgersi del pensiero in generale che si muove su un piano d’incertezza, di ambiguità, di specificità, di opacità referenziale, sottolineando l’intenzionalità dei significati a scapito delle loro estensionalità. Metafore molto comuni, non più avvertite come tali, sono “collo della bottiglia, piede del tavolo, dorso di una montagna, lingua di fuoco, ecc.”; in questi casi l’uso metaforico dei termini “collo”, “dorso”, “piede”, “lingua” può colmare una lacuna della lingua, vale a dire, la mancanza di una parola specifica. Questa particolare forma viene chiamata “catacresi” o “abuso”. Ad ogni modo la riuscita della metafora é funzione del formato socioculturale dell’enciclopedia dei soggetti interpretanti. In questa prospettiva si producono metafore solo sulla base di un ricco tessuto culturale, ovvero di un universo del contenuto già organizzato in reti di interpretanti che decidono (semioticamente) della similarità e della dissimilarità delle proprietà.


Riferimenti bibliografici

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  • Semiotica e Filosofia del Linguaggio, Torino, Einaudi,1984, 1996, 1997
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  • Lakoff, G. Johnson, M., Metaphors We Live By, University of Chicago Press, Chicago, 1980 (Traduzione italiana: Metafora e Vita Quotidiana, Espresso Strumenti, Milano, 1982
  • Langacker, R. W., (1987) Foundations of Cognitive Grammar, Vol. I, Stanford, Stanford University Press, Vol. II, 1991)
  • Wittgenstein, L., Ricerche Filosofiche, Torino, Einaudi, 1967
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