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Sintesi delle opere
Sipario
Armando
Siciliano Editore, Messina 2004.
Sipario è una raccolta di
poesie scritte fin dai tempi della tarda infanzia , nate dalla necessità di
trovare un interlocutore che potesse offrire sfogo alla sensibilità
dell’adolescente che, pur vivendo in mezzo a miriadi di persone, non trovava
piani di comunicazione che potessero sedare il bisogno di affetto e la stessa
corrispondenza nel modo di sentire la vita, il mondo secondo “l’autenticità”.
La finzione ci costringe a
vivere come dietro ad un sipario dove si inscena la vita nella tragicità della
solitudine che colpisce a qualunque età,come lebbra. Gli anni più belli si
vedono spezzare le ali per i voli dall’indifferenza, dall’ipocrisia, dalle
nevrosi degli adulti. Si dà, così, il via ad una girandola di emozioni che
creano barriere di cristallo, la mente da sensitiva dell’autrice sembra
cancellare gli invisibili confini tra la ragione e la follia, la fede è senza
sostegno ed è lontana,una conquista ancora da compiere. Il dramma della vita
continua il suo percorso, ritratto e scandito da composizioni via via , sempre
più disperate. Ogni tanto un barlume di speranza ,una fiammella tremula
nell’immenso buio di un palcoscenico spietato, sembra rispondere ai tanti
perché. L’amore non esiste così solidale e sincero da cancellare i passi segnati
sulle tavole di legno su cui gli attori inciampano. Tutto si è perso per
inseguirlo su una strada inesistente: la terra natìa, gli amici, gli studi; solo
nostalgia ed il ricordo accompagnano un continuo tornare e partire, come un
eterno entrare ed uscire di scena dai drammi o dalle commedie degli altri che ti
escludono ormai. Dietro le quinte si tracciano disegni per le prossime
scenografie, ma lentamente si torna indietro a ripercorrere la trama finora
inscenata: null’altro che una storia comune, se non fosse per l’improvvisa
apparizione di un deus ex machina. L’eremita, il profeta che
guarisce,irrompe con la sua semplicità nella vita del personaggio-autrice, ma
era necessario che, attraverso il dolore, questa riuscisse a vedere quello che
gli altri non vedono, quello che gli altri non sentono, per perdere ogni
corporeità e come un’auruspice cristiana accettare il proprio destino che,
grazie al mistero inspiegabile di Maria , si capovolge e da tragedia
diviene una futura e gioiosa commedia ancora da vivere, deposto il calice amaro
e smessa la corona di spine che circonda la mente di chi soffre.
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