|
| |
Prefazione a
Inedita per vestigia (2010)
di Francesca Simonetti
Paolo Ruffilli
Nell'ultima
produzione di Francesca Simonetti c'e una costante ricorrente, che è anche la
cifra inconfondibile della sua poesia: un'interferenza continua del pensiero
sull'immagine, che si traduce formalmente nell'andamento incalzante e nel tono
discorsivo dentro l'intenzione lirica. E si potrebbe dire, in altre parole, che
c'è un'attitudine di Francesca Simonetti a tradurre il dato
filosofico-riflessivo in immagine poetica, se ciò non rendesse in qualche modo
spicciativa (e, dunque, non esauriente) l'indicazione.
Vero è che la vena
riflessiva e quella filosofica determinano un tessuto poetico che, oltre
l'immagine di cui è fatto minutamente, fonda il proprio retroterra di idee che
generano parole. E la pregiudiziale di pensiero si fa, in maniera attiva,
sostanza di poesia. La cosa risalta a maggior ragione nell'originalissimo
teatrino personale postpirandelliano che occupa la seconda parte di questa
raccolta e che si intitola Vestigia senza sipario, dove la voce della poesia
passa attraverso una serie di personaggi costretti a recitare sulla scena senza
la possibilità di nascondersi dietro il telone che apre e chiude ogni atto
della rappresentazione.
In ogni caso, la
pregiudiziale di pensiero ("spazio e forme di pensiero") attraversa anche tutta
la prima parte, nella successione delle sue sezioni, dando all'intero libro il
suggestivo titolo di Inedita per vestigia che, attraverso le "orme", cioè le
tracce lasciate sul terreno e che riaffiorano "nelle vene del tempo", introduce
con il Preambolo alle infinite forme della poesia e al loro intreccio in un
corpo stratificato e multiforme che è quello che si materializza sul
palcoscenico di questo geniale teatrino.
La materia della poesia di Francesca Simonetti resta comunque di una immediata
e assoluta implicazione esistenziale ("Ladri della vita / io e la poesia").
Nella situazione normale e corrente della vita quotidiana, alla minaccia del
confuso stato di coscienza e ai residui della pellicola retorica che avvolge i
rapporti umani, l'autrice oppone improvvisi quadri e tagli del reale che,
nella loro pertinenza contingente, non rinunciano però mai al riferimento
superiore ed universale della ricerca della bellezza ("eterno giorno di ricerca
oltre il mare / o l'etere sempiterno seppure / evanescente perché celato").
Il flusso della
vita così, nello spettro della personale esperienza, si impone attraverso la
vocazione letteraria producendo nella poesia quell'originale effetto ondulatorio
("poesia che pulsi immortalando". ) tra i poli opposti del lessico della
cronaca e dell'andamento musicale della lirica, nel "cammino / che tutti porterà al confine / dell'infinito col finito". Una fluidità fantasmagorica di
coscienza oltre che di immaginazione visiva la caratterizza ("come / un miracolo
del caso sorge / una nuova alba"), in un continuo alternato che dilata le
immagini in cale e pause di ritmo, per poi rimetterle in movimento al passo
veloce della sua musica ("Dilemma eterno che ci assilla / inconsapevoli
viandanti": la poesia o la vita? Non volendo rinunciare né all'una né all'altra
e, anzi, arricchendosi a vicenda l'una con l'altra).
La chiave di volta
di questa intensa poesia esistenziale sono certe oscillazioni debordanti, a
segnare le quali intervengono iterazioni e divaricazioni, assonanze ed accordi.
Sono le intenzioni a cui corrisponde lo sforzo appunto esistenzialmente
ripagato del conoscere se stessi fin dove si possa e si riesca, al di là di
tutto e nonostante tutto, perché è l'unica cosa che alla fine conta nella vita
("ricalcherò / le impronte del viandante saggio / per raggiungerti, tempo, e
costringerti / almeno per un attimo / a fermarti"). Tale percorso di
autoconoscenza si traduce in una lingua intarsiata, specchio di quella
condizione psicologica che continuamente si divarica nel groviglio del pensiero,
che è il groviglio stesso dell'esistenza ("limite dei mortali nell'eterno
cammino, estenuante", ci avvisa l'autrice nell'annotazione agli Incontri stellari). E, nel groviglio dell'esistenza, si agitano tutti i motivi e tutte le
occasioni: l'amore, la morte, il tempo, la sofferenza, la gioia, il mondo.
| |
 |
autore |
|