Servizi
Contatti

Eventi


Presentazione a
SchiramŔle

Elio Fox

Il mondo di Lilia, atto secondo

Si potrebbe dire che non si sono ancora decantati del tutto gli echi positivi dell'uscita del primo volume, En zerca de aquiloni, che giÓ Lilia Slomp si ripresenta con un secondo lavoro di stessa mole ed altrettanto impegno-godimento per il lettore. Questo SchiramŔle, che Ŕ titolo dai significati non occasionali.

Ma Lilia Slomp che nei suoi "aquiloni" aveva abilmente mescolate le esperienze precoci della sua poesia ("Le man del n˛no") con quelle pi¨ mature e soavemente sofferte ("Quando"), qui ricompÓtta la sua ottica sublimando l'introspezione e proponendo la meditazione.

Va detto subito che Lilia Ŕ una poetessa che ha seminato molto, e che ha portato nella poesia dialettale trentina in particolare, ma ľ data la vastitÓ e la molteplicitÓ dei consensi ottenuti źextra moenia╗ ľ anche in quella dell'Italia dialettale pi¨ in generale, una ventata di novitÓ espressiva che ha lasciato un segno profondo in questi ultimi anni. Tanto profondo che si Ŕ determinato uno "stile Lilia" quasi sempre inconfondibile nell'etereitÓ e dolcezza del fraseggio poetico, e perciostesso, per sua natura, foriero di imitazioni non sempre felici (e anche non sempre facili).

Forse non si pone a sufficienza l'attenzione su quella che pu˛ essere definita una "linea di demarcazione", prima della quale lo "stile Lilia" era solo di Lilia Slomp, e dopo la quale in larga parte della. produzione, soprattutto femminile, si avvertono le leggiadrie ed i ricami che appartengono all'anima ed alla creativitÓ di Lilia Slomp.

La sua Ŕ una poesia dalla forte personalitÓ e suggestione, ma non basterebbe solo questo a spiegare il fenomeno della consistente imitazione che Lilia ha suggerito in questi anni.

La sua Ŕ una poesia che ha creato l'incantesimo dell'astrazione, che ha suggerito la realtÓ dell'irreale, che ha fatto parlare e vento, e stelle, e fiori, e boschi, e rugiada come attori, ed al tempo stesso, spettatori della "recita liliana".

Certo, si possono imitare i fraseggi, le locuzioni, il verso singolo; non si pu˛ imitare il substrato morale e lo spessore che in Lilia hanno queste espressioni, in certi momenti vuote se applicate da altri in condizioni e situazioni diverse.

In questo senso, ľ e dico queste cose per spiegare la complessitÓ della poesia di Lilia, e la sofferta partecipazione che essa ha presupposto e presuppone nella sua creatrice ľ, i suoi aquiloni, le sue schiramŔle, le sue mýgole, i suoi ens˛gni 'ngartiadi, il suo "c˛r malÓ de malinconia", i suoi "fiori ennamoradi", i "˛ci 'mbriaghi de stÚle", i ricami delle rondini, il suo farsi conchiglia (atteggiamento materno e sensuale al tempo stesso); il suo vagolare "sui cornisoni", il suo essere cristallo dove "se spegerÓ de nof i fiordalisi" sono, questi ed altri, accordi che solo Lilia riesce a suonare nella totale genuinitÓ dell'assunto.

In questo senso Lilia ha fatto scuola, ha seminato per se e per gli altri e questo, forse ľ ma ci sono anche altre motivazioni che vedremo ľ ha fatto in modo che questa poetessa si sentisse spinta a spostare l'asse della sua lirica in aree meno percorribili.

Infatti, l'aspetto nuovo della poesia di Lilia, che negli "aquiloni" Ŕ solo accennato con alcune liriche di suggestiva bellezza ("Quando", "En zerca de aquiloni", "De scondˇn", "Somenze d'amor", "Core le ombrie", "Zerco..." ecc.) Ŕ rappresentato dalla necessitÓ di "capire" oltre le parole le "immagini" interiori che la poetessa intende raffigurare. E' una poesia, questa, che si muove su diversi piani e che richiede attenzione. E' talvolta necessario uno scavo per individuare i vari sedimenti, quasi un togliere i veli alla storia, ad uno ad uno, nella speranza che appaia, sotto l'ultimo strato, la vera essenza di questa poesia.

La linearitÓ didascalica di certe sue poesie in questo secondo volume Ŕ ridotta.

Abbondano invece le metafore, le immagini traslate di fatti e sentimenti che la poetessa lascia leggere solo in traslucido, a mezza strade fra il desiderio di essere compresa e la voglia di mantenere l'incognita dello spirito. Molti poeti hanno giocato, ed ancora giocano, la carta del mimetismo per pudore, o per tema di apparire indifesi alla mercŔ del lettore. Potrebbe sembrare una fuga da se stessi e dagli altri, ma in realtÓ con questa sua nuova poesia Lilia Slomp raffigura al tempo stesso la sua forza d'animo e la sua fragilitÓ, e dunque Ŕ una poesia che non crea illusioni.

Crea invece nuove immagini, rafforzate da drammi anche recenti che hanno percorso e sconvolto la sua vita, spingendola, in maniera talvolta esasperata, verso approdi sui quali il dialogo con l'Assoluto Ŕ lacerante.

Esempio acclarante e bello della rinnovata tensione interpretativa messa in essere da Lilia, Ŕ scrutabile nella poesia El gi˛m dove i sogni della poetessa sono avviluppati in un gomitolo

che r¨dola strach
'ntra rovi e mar˛chi.
Co' le lagrime ai ˛ci
zerco quel cao
per poder laorar
la me maia d'arzŔnt
e de n˛f ricamar
l'ilusiˇn de 'n momÚnt
rudolÓ 'ntÚ la n˛t
come 'n gi˛m engartiÓ
che niss¨n bina su...

C'Ŕ voglia di identitÓ, ma anche di identificazione nei confronti di un mondo che la lascia sola.

Ed ecco allora che le sue urla poetiche, il suo bisogno di eccelso, la sua vocazione al sublime si identificano quasi in un percorso di dolore, antico retaggio ľ forse ľ di culture, dove la sofferenza era il pedaggio d'obbligo per la fragile serenitÓ di 'un momento. Una specie di taglione percorre la sua poesia, nella quale Lilia si immagina o si vede preda e cacciatrice, sacrificata e sacrificale, come in certe saghe delle quali si avverte al tempo stesso il profumo e l'orrido.

In questo profilo un ampio spettro di lettura offre una lirica dal titolo significativo, Mi, come bedˇla, dove la betulla, albero della solitudine e della malinconia, Ŕ qui emblema di impotenza:

Drita come 'l sgˇl
de 'n gabiano ˛rbo
en zerca de sol,
e svÚrgola per en momÚnt
quando v˛i balÓr
entÚi brazzi del vŔnt.

Mi, come bedˇla
da la sc˛rza lizÚra
che tuti i p˛l spelÓr,
senza gozze de rasa
endˇ sconder le lagrime
d'amor e le ferýde...

Nonostante questa fragilitÓ, nonostante questo sentirsi in balia di tutti (si noti quel sc˛rza lizÚra / che tuti i p˛l spelar); nonostante non riesca o non voglia nascondere il suo pianto, lei rimane ancora sul campo, disponibile come

ů..
arbol de la cucagna
per chi zerca el tesoro
de salvanŔi d'arzŔnt,
qualche volta de ˛ro
quando che '1 sol
l'empresˇna la luna
e le stÚle bosiÓdre
en zerca de fortuna.

Versi finali di lancinante denuncia, che ricorre, con diversa immagine, anche in altre poesie.

Vero Ŕ che la parte bruciante della poesia di Lilia Ŕ stemperata dalla sua femminilitÓ. Basti considerare, a questo proposito, una lirica bellissima come Migole, che Ŕ una specie di diario intimo, ma al contempo, traccia linee di consuntivo di una vita della quale, alla fine, poco rimane di ci˛ che si era intravvisto e che si pensa di aver fatto:

O' smigolÓ el me pan
sui scˇrtoi scond¨di
de la me zovent¨.
Sicur son nÓ avanti
senza paura de strie
e vis'ciÓde de vŔnt.
O' lassÓ rizzi de oro
empontÓdi a le ombrýe
e pugnÓti de ziel
a carezzar le fadýghe.
La plaga dei 'ns˛gni
la ride de ortýghe.
OselÚti famÓdi
Ó becolÓ i me dý...
E 'l vŔnt l'Ŕ 'n zugatol
entrÓ i dedi slargadi.

C'Ŕ un senso di profonda solitudine, solitudine che non Ŕ data soltanto dalla mancanza di compagnia ľ questa, a volte, Ŕ solitudine fittizia ľ ma dal cercare e non trovare; dal vedersi dentro il bisogno di contatto e non sentire nessuno intorno sulla stessa źlunghezza d'onda╗. Ecco che, quindi, allora, il Pollicino che Ŕ in Lilia, ma che forse Ŕ in molti di noi, esce allo scoperto e lascia cadere le sue briciole sui sentieri dell'anima, certamente reconditi, ma al tempo stesso in procinto di prorompere sotto gli stimoli provocati dal desiderio di farsi scoprire, o, perchÚ no? dalla necessitÓ di scoprire se stessi. E allora .. son nÓ avanti / senza paure de strie, perchÚ per ciascuno di noi giunge il momento di individuare in se stessi la propria natura, la propria essenza, a volte pi¨ come curiositÓ che come traguardo: ma nelle anime sensibili morse dalla fame di poesia, (non per nulla Lilia dice: O' lassÓ rizzi de oro / empontadi a le ombrýe, / e pugnati de ziÚl / a carezzar le fadýghe), questa esigenza pu˛ rasentare l'assillo esistenziale. Il dramma pu˛ configurarsi quando il poeta in etÓ giovanile rimane solo ad affrontare le impervie angosce dell'etÓ dei sogni facili e delle realtÓ difficili, del falso binomio giovent¨-felicitÓ quando nella plaga dei 'ns˛gni persino le ortiche si mettono a ridere. Segno di un fallimento, o coscienza che gioie e dolori, trionfi e sconfitte, sono le due facce di quella stessa medaglia che Ŕ la vita?

Ripropone il soggetto, la poetessa, con un'altra poesia di fine lirismo e di sofferta descrizione, Buti, dove la contrapposizione fra le due facce dell'essere e del vivere, della letizia e del dolore Ŕ totale:

O' 'ntortolÓ al me c˛r
el fil spinÓ dei sgˇli
e de le schiramŔle
mat¨rle dei pensiÚri.

Persino voli e capriole ľ anche quelle fatte con la fantasia ľ, gesti propri della giovinezza, sono stati per la poetessa un filo spinato che ha avviluppato, doloroso convolvolo, un cuore generoso, e lo ha trasformato in un giardino interiore nel quale sono nate gemme da

...
encantar le stÚle
che bala spiazzar˛le
'ntÚi ˛ci de la n˛t.

E l'incantesimo Ŕ totale proprio laddove queste stelle ľ gemme vengono raccolte per essere offerte a chi le vuole, anche se la loro mietitura Ŕ stata dolorosa:

Le svŔndo sui cantˇni
de le me albe grise
a mazzi 'ntÚl zestŔl
senza slongar la man
sgrifada dai sponzˇni...

Si soffermi l'attenzione non sull'atto dello źsvendere╗, ma sul źluogo╗ di questo mercato: i cantˇni / de le me albe grise che condensano tutto il sapore della poesia, che termina con la eco dei

Passi che se slontÓna,

del mancato acquirente, se Ŕ vero che anche dopo quest'offerta, la poetessa non intravvede nient'altro che

b¨ti de fil de fŔr
spinÓ sul me doman.

E c'Ŕ un'altra preoccupante źsvendita╗ nella poesia Piazza granda, a significare l'affannosa ricerca di contatto umano e quindi un'altra chiave di lettura della solitudine intellettuale della poetessa. La źpiazza granda╗ Ŕ quella del suo cuore, luogo di riposo per tutti, ma anche luogo dove palpabilmente incrudisce l'assalto del tempo che si Ŕ portato con se, con le primavere, anche

le risade dei b˛ci
e le Ave Marie
ů
ensŔma ai ricami
de l'ultima rˇndola.

Ma nonostante la lacerazione dei ricordi, la źpiazza granda╗ Ŕ ancora

mercÓ per tuti.
SvŔndo sorisi,
mazzÚti de ilusiˇn
soto le arcade
de la nostalgia...

Che dire poi di una poesia come Mi e ti, dalla duplice chiave di lettura, forse ingannevole...

Mi e ti, strachi
a restelÓr el prÓ
enzaldý dei ricordi,

a 'nmuciar senza zernýr
el fÚn e i fiordalisi.

E di questa indiscriminata fienagione psicologica

... empienýr zŔrli
sempre p¨ grandi

che ne sbrega le spale.

E si annuncia il vero dramma del percorrere la vita assieme senza comunicare:

AvÚn desmentegÓ
el sgˇl de le farfale
e i girotondi de l'af
sora le margherite.

Nonostante questi assunti che scendono come sciabolate sulla nostra anima di lettori, bisogna dire che, al di lÓ delle apparenze, la poesia di Lilia Slomp non Ŕ ne a senso unico, ne solo triste. Certo, sarebbe azzardato parlare di poesie ottimistiche, dato e il contenuto e la formula espressiva; tuttavia una pi¨ attenta disamina fa intravvedere anche nel comparto pi¨ mesto della sua poesia, l'affiato della speranza. Infatti, se c'Ŕ una cosa che manca nelle liriche di Lilia, questa Ŕ la disperazione. C'Ŕ dolore, c'Ŕ sofferenza, c'Ŕ delusione ľ si legga, per cortesia, c'Ŕ źanche╗ dolore, sofferenza, delusione, non źsolo╗ ľ ma non c'Ŕ disperazione. C'Ŕ sempre, nella sua poesia esistenziale, perchÚ di questa stiamo parlando, anche in quella portata agli estremi, uno spiraglio, un pertugio, una porticina che źcomunica╗ con l'area della speranza e che ci fa dire che domani Ŕ un altro giorno.

Neppure in una delle sue liriche forse fra le pi¨ belle, certo fra le pi¨ suggestive e sofferte, BalÓda disperÓda, esce la drammaticitÓ del titolo e che si configura nei versi d'avvio:

SarÓ le erbe alte
de le r˛ste
che canterÓ al vŔnt
le me balÓde,
e i grili i 'nventerÓ
le serenÓde
per ninar el me nar
sul fiÓ de l'onda.

Tutto sembra concludersi nei quattro versi successivi, apparentemente irreversibili nella loro lapidarietÓ:

No poder˛ basÓr
el n˛vo dý
e sarÓ fret el lŔt
senza cossýni.

Torna il sublime afflato di "Quando", laddove, in connessione con i versi precedenti, Ŕ scritto che

SlagrimerÓ i fiori
entÚi giardini.

Qui non ci sono źbalade de luna╗, o źschiramŔle de sol╗, ma comunque

... ogni n˛t
mi ghe sar˛ su l'onda
a spegiÓrme
entÚi ˛ci de le stÚle
a sbalanzÓrme
en braz a le canŔle.

E la simbosi di "Quando" ľ c'Ŕ tutta la filosofia di Lilia in quei dodici versi, ed Ŕ quindi evidente che vi si possano pescare immagini su immagini sempre parallele e al contempo sempre nuove ľ; e la simbiosi di "Quando", dicevo, Ŕ anche in un'altra poesia sulla fase terminale dell'esistere, Quando nar˛ via. Discreta in vita, la poetessa desidererebbe esserlo anche nel momento fatidico, ma con il consueto pudore che ha fin qui caratterizzato la sua esistenza:

Quando nar˛ via,
nar˛ en ponta de pŔi.
No lasser˛ le peste
su la me scortar˛la.
Me girer˛ a ogni pass
per comodar na viola,
na primola stremýda
'ntrÓ l'erba spatuzzÓda.
Sar˛ grombiÓl de vŔnt
lizÚr de primavera
coi busi 'n le scarsŔle
per corer p¨ lizÚra.

Altro esempio tipico di poesia che indugia alla malinconia, ma che si risolve nella speranza, Ŕ quella intitolata Slinze lizÚre, che non escono da un qualsiasi źfogolar avŔrt╗, ma dal focolare dei ricordi, e il camino dal quale passano, Ŕ quello della nostalgia. Queste faville, dopo aver creato immagini di pace sui vecchi muri della cucina, escono

... brazzÓde
ai rizzi dei vŔnt
che '1 scˇrla pian, pian,
el vŔcio grombiÓl
spontezÓ da le stÚle...

E qui l'incantesimo Ŕ totale, come totale Ŕ l'astrazione:

Me 'ndormenzo 'ncantÓ
tacÓ a l'ilusiˇn
de la slinza pu' bŔla
che core lizÚra
en zerca de ingi˛stro
per ricamar la me sera.

Ci vorrebbero delle pagine per penetrare compiutamente in questo messaggio fra l'onirico e la cosciente fantasia, dove źla slinza pu' bŔla╗ si contrappone femminineamente al protagonista non casualmente maschio di questa ricerca, assieme, di una serata di leggiadria.

Ma la tensione verso la speranza approda qui ľ ed Ŕ l'altro aspetto nuovo della poesia di Lilia, che Ŕ sempre stata una źpoesia laica╗ ľ alle rive della Fede, non certo come ultima spiaggia, ma come scelta. In Son strach Lilia ripete:

Son strach de rampegÓr
per ertar˛le strÚte,
son strach de rudolÓr
en mŔz a tanti spini

ma la fatica non la spaventa e aggiunge:

G˛ v˛ia de arivar
enzima a la me strada
endˇ se avŔrze el ziÚl.

Ma va ancora pi¨ in lÓ nella spasmodica ricerca di vita, in questo desiderio di Assoluto, come dianzi l'avevo definito:

Ai pŔi de la To Cros,
buter˛ via le strazze
che fa smarzýr le piaghe,
me lasser˛ lavar nel mar
de le To lagrime...

E cosý medicata, con rinnovata fiducia, torna nel vortice della quotidianitÓ vestita

... de s'ci¨ma
per tornar a ninÓr
el barcˇn de la vita.

Ed Ŕ in Speranza che la poetessa raggiunge il massimo dei valori su questo versante. E non importa se la speranza, per Lilia, Ŕ un mantello consumato sulle spalle di un viandante, ma questo viandante, pur stanco, non abdica al suo ruolo di ricerca della libertÓ. Anzi, Ŕ proprio la vita che si rinnova, eterna e indomabile in quella

Conchilia bianca carezzÓda
da man˛te de p˛pi
che core descˇlzi su la riva
sbat¨da da 'n mar gelos
de 'ns˛gni che canta

e che continua il suo cammino verso la maturitÓ, lasciando

PÚstole sempre p¨ fonde
che le sŔguita a nar...

Naturalmente chi presenta un libro ha l'obbligo di sottolineare quelli che sono i momenti salienti di una narrazione o le punte di diamante di un mannello di poesie. Compito arduo con questo libro di Lilia, dove i diamanti, non solo le punte, sono molti, e non Ŕ quindi possibile parlare di tutti.

Ci si accontenti della traccia. anche se un discorso sulla nuova poesia di Lilia Slomp Ŕ appena iniziato.

░ ░ ░

Di solito, in un libro di poesie singole, ogni lirica esaurisce in se stessa la spinta propositiva e ideale che contiene, ed Ŕ quindi spesso difficile individuare in questo tipo di libri quell'unico filo conduttore, che Ŕ proprio dei poemi o delle sillogi. In questo libro di Lilia invece, si ravvisa una sostanziale proposta unitaria sui pi¨ vasti problemi dell'esistere, del vivere e della fragilitÓ, umana e psicologica, che Ŕ propria del nostro tempo. Ma in questo libro si estrapola soprattutto un'esigenza di amore ľ per gli altri, per se stessa, verso l'infinito ľ, la voglia di essere capita per ci˛ che Ŕ e per come Ŕ non tanto in rapporto all'io sociale, ma come individuo, con il suo fardello di emozioni, di contraddizioni, di paure, di smarrimenti, ma anche di gioie e di sicurezze e quindi con la volontÓ di affermazione, di autonomia e di indipendenza che escono a tutto tondo da molte delle liriche pi¨ sofferte.

Un libro che va letto attentamente, perchÚ offre aspetti della poesia dialettale che non sono consueti nel panorama della produzione contemporanea.

Come non consuete sono le bellissime illustrazioni create da Paola de Manincor, la brava pittrice di Lavis che ha saputo cogliere l'essenza di alcune liriche con la sensibilitÓ della grande artista. Solo chi Ŕ vicino, o dentro alla poesia ľ Paola Ŕ moglie '' del poeta Italo Varner ľ pu˛ identificarsi nella stessa creando "poesia da guardare", altrettanto valida di quella da leggere.

Trento, novembre 1990

autore
Literary ę 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza