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Prefazione a
Dietro la facciata
Tre storie di sesso a Padova

Elio Franzin

Tre racconti sulla città di Padova, sulla città di pietra e sui suoi abitanti, portatori di pesanti e oscuri segreti. La città con le sue bellezze, lastricata di cubetti di porfido e di ciottoli di fiume, ricca di antichi giardini, attraversata da numerosi corsi d’acqua, è lo sfondo appena accennato al quale è diretto un profondo attaccamento, non del tutto esplicitato dell’autrice. Ma la città di pietra ospita degli abitanti carichi di pesanti segreti nascosti da ipocrisie levigate e impenetrabili che solo la tenacia di un investigatore può svelare.

I personaggi più importanti dei tre racconti sono sempre delle donne schiacciate dalla menzogna che nasconde la realtà. “Il caso Carlevaris”, il primo dei tre racconti, è il migliore. Il modo di guardare del vecchio giornalista che indaga su un assassinio si confonde con quello dell’autrice e permane anche negli altri due racconti. Nei primi due racconti la realtà viene faticosamente e dolorosamente compresa oltre tutte le apparenze, oltre la menzogna ben costruita e impenetrabile. Nel primo la moglie, condannata per l’assassinio del marito, è stata in realtà la vittima di un uomo violento che nascondeva rapporti incestuosi con la sorella ma che ne preparava altri con le figlie. L’assassinio con il veleno è stato l’unico modo per uscire da una situazione tremenda. E il vecchio giornalista fraternizza con la madre che ha difeso le sue figlie, vittime predestinate. L’assassina è la meno colpevole di tutti.

Nel secondo racconto la protagonista deve fare i conti con la corrente politica, che all’interno della contestazione studentesca e giovanile, ha introdotto le azioni armate. Anche all’interno della contestazione si stabiliscono rapporti ambigui fra chi conosce il segreto delle azioni armate e chi invece viene usato come copertura. I protagonisti delle azioni armate appartengono alla borghesia provinciale di cui mantengono nei loro caratteri tutta la durezza e la prepotenza. La ragazza che ne è stata una ingenua amica si libera di loro cacciandoli lontani come se fossero una lippa, un pindolo, noto gioco infantile. Dall’infanzia si esce soltanto con le sofferenze necessarie da sopportare per scoprire la verità.

Anche nel terzo racconto la protagonista si scontra con un deputato di un partito di governo che è un omosessuale e la respinge. È un racconto irrisolto come quasi certamente è un amore irrisolto il rapporto fra la protagonista femminile e il sacerdote. La protagonista è una donna immatura, la spinta indagatrice e conoscitiva, così forte nei primi due racconti non si è trasformata, non riesce a trasformarsi, nella capacità di affrontare tutti i rischi e le difficoltà di un rapporto amoroso. La volontà di conoscere che è alla base dei primi due racconti rimane astratta, programmatica. È l’amore realizzato che solo può far conoscere la verità. La fuga dall’amore del sacerdote che si rifugia in Africa forse per lealtà verso i suoi impegni o forse per semplice immaturità affettiva non è un modello proponibile.

I personaggi tragici dei primi due racconti non sono riusciti ad amare. È la loro incapacità di amare che provoca tutte le degenerazioni, anche politiche. La città di pietra è diventata il palcoscenico delle loro menzogne e delle loro prepotenze. Fino a quando?

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