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Sui sentieri del dubbio,
Blu di Prussia Editrice, Piacenza 2002.

Sui sentieri del dubbio

Introduzione di Eugenio Rebecchi

Il Po a Ponte Sassi

Battito d’ali ritmato dal vento
su specchio increspato che scorre lento
sopra un ricamo di scie d’argento.

Riflesso d’oro su verde ingiallito
d’un autunno che non pare finito
ma che nel gelo si trova avvizzito.

Brezza su un drappo che sventola greve
sopra un pennone che dondola lieve
e tutt’attorno s’attende la neve.

(passatempo d’inverno)

Aprile a San Fruttuoso

Verde incupito. Candido traforo
inchiostrato dall’onda che palpita
nell’affanno d’un respiro infuriato.
L’umida culla di muschio s’immerge
tra gli ulivi ed i passaggi indiscreti
profumati di bosco e di salmastro.
Sotto la fredda pietraia sciacquata
colleziona ricordi variegati
sventolati dalla voglia di sole.

‘l borg del fum*

Mesopotamia metropolitana.
Prima granaio fuori dalle mura
costellato di granate di fuoco
sulle ondeggianti bionde chiome al vento.
Poi denso e nero fumo d’opificio
su poche e grigie case in corso Graglia,
unico svago quella tua spiaggia
sotto il serio sorriso di Superga.
Ora mi rammenti immersa nel verde
Babilonia dai pensili giardini.

* Il borgo del fumo,
il quartiere torinese Vanchiglietta, prima granaio di Torino, poi località industriale annerita dal fumo e dalla nebbia. Ora zona residenziale immersa nel verde. Una vera penisola alla confluenza del Po e della Dora.

Esplorando la tua infanzia

Quattro passi tra quelle vecchie strade
che profumano ancora di passato.
Strade sbrindellate d’antiche case
con i portali odoranti di chiostro
anneriti dalla nebbia del tempo.
Inutilmente tentiamo i gradini
di scale ormai vietate al nostro occhio,
resta solamente il tuo racconto
sussurrato con la voce d’allora
nel dolce riflesso del tuo sguardo.

5 Giugno alla Novalesa

Il vento galoppando sui sentieri
come antichi Franchi a briglia sciolta
scuote gli alberi e sferza le menti
mentre da un concerto di secoli
l’urlo d’una Regina inesistente *
si fa monito ad orecchio profano.
Pantocratico un Cristo assiso in trono
nella porpora velata d’azzurro
con distacco accoglie l’occhio mondano
estasiato dai colori del tempo.

* Mitica morte di Berta,
presunta sposa di Carlo Magno, nel tentativo di violare la clausura dell’Abbazia. (dal “Chronicon Novalicense” dell’XI sec.)

Quasi dei *

Il cielo si sta osservando allo specchio.
Noi abbassando gli occhi c’immergiamo
nell’oceano pulsante di vita
che ci riflette la luce del mondo.
Dentro l’alone d’inchiostro che attornia
le inquiete costellazioni terrene
gli anonimi sorrisi e le lacrime.
Quasi dei sull’Olimpo ci sentiamo
come rugiada che asperge le notti
gementi di sospirosi tormenti.

* La notte del 23 aprile ’94 dal piazzale del Castello di Rivoli.

Serata d'agosto a Porta Nuova

Mancava il filo di fumo a quel treno
che spariva con rumor di ferraglia
nella serata di luna giocosa
ed era assente il fazzoletto bianco
che potesse sventolare un saluto
nell’ignea stasi ferragostana
ma mentre la tenebra ingurgitava
col finestrino la mano in addio
io già la rivedevo agitarsi
nella solarità d’un nuovo giorno.

Memory's Bar *

Nella serale tavolozza estiva
ciarliero quel profumo vacanziero
che insinuante s’inoltra nei carrugi
inseguito dal ritmico russare
delle onde risucchiate dal mare.
Poco lontano fuori dal clamore
versi diversi sopra un pentagramma
dipingono una scena surreale
che d’incanto diventa talismano
contro il banale scorrere del tempo.

* I lunedì culturali al Memory’s Bar di Pietra Ligure.

Il buco nero *

Nitida azione sfocato il soggetto
che ad un tempo partecipa ed osserva
la sequenza d’un film dove l’attore
si dissolve senza solitudine
nel riflesso d’infinito universo.
Su quel verde tappeto della vita
immenso il buco nero del pensiero
che più non pensa o forse non ricorda
in quale modo il dado è stato tratto
e chi sia stato il vero giocatore.

* 1° marzo 2000

Meteora

Come l’aurora che insegue il tramonto
ogni mattino cerco il giorno dopo.
Da quando sono nato lo rincorro
caparbiamente giorno dopo giorno
e quando credo d’acchiapparlo al volo
mi scivola di mano e corre via
confuso tra le pieghe del futuro
nascosto dietro un muro che non crolla.
Ogni giorno rincorro il giorno dopo
ed ogni giorno sto morendo un poco.

Gioco di luna

La Luna gatta sul cielo imbrunito
passa la notte credendomi un topo
e se la imploro s’appende al cielo
come una lanterna che capricciosa
gioca a mosca cieca tra le nuvole
e svanisce se cerco d’afferrarla
e ricompare quando non ci tento
per poi sparire ancora al mio sguardo.
Come una donna gioca con l’amore
così con me lei scherza nella notte.

Scherzi di luna *

Buio più buio, ma non come allora
quando i cani latrarono alla luna
che rapinava la luce del sole
e la gelida folata di vento
scompigliava i capelli dei passanti.
Mai più vedrò quella notte di giorno
che in un istante sconvolse le ore
rimescolando il cammino del tempo
e non potrò tornare sui miei passi,
ma nessuno mi ruberà il ricordo.

* Eclissi dell’11 agosto 1999 ricordando quella del febbraio 1961.

Polvere di stelle

Viaggiatori dell’arcana immensità
nella deriva della conoscenza.
Figli d’un lontano orgasmo stellare
cerchiamo nella placenta del cosmo
l’atto di nascita dei nostri perché.
Polvere di stelle parte del tutto
simili e diversi attratti e respinti
respinti e attratti dentro ogni battito
d’un infinito che non comprendiamo
ma che forse è lo specchio che ci manca.

L’orizzonte

Nel pugno chiuso delle nostre mani
un oceano di lune sommerse
dalle continue maree del tempo.
Nello sciabordio dubbio e certezza
filtrano il flusso del nostro domani
mentre ancora l’orizzonte ci tenta.
Lungo le strade della lunga marcia
ci metteremo di nuovo in cammino
incuranti delle enormi fatiche
perché l’orizzonte cammina con noi.

La ricordanza

Ermetica come fiume carsico
che improvviso scompare e poi riemerge,
quasi sangue fluente nelle vene
d’una Terra in continua mutazione,
la ricordanza percorre la storia.
Come Nemesi che mai l’abbandona
s’insinua dentro ogni nuovo giorno:
questo nostro presente inesistente
che con sguardo profumato d’antico
sempre rincorre l’orizzonte che va.

Percorso

Nell’ora del tramonto io scorgo
il ritorno d’antiche primavere
che cavalcano le onde del tempo.
Da larva inconsistente degli albori
lungo il cammino del mio pensiero!
Clandestino anche tra le pareti
appassionanti veglie di parole
su pagine di libri proibiti
e incontri che lasciano l’impronta
mi hanno man mano preso per mano
mutando la crisalide in farfalla.

Sulla cima di Gaia *

Saltellanti sulle onde del tempo
percorriamo quella strada di Gaia
circoscritta tra il non essere ancora
e quella meta del non esserci più
che ci fa camminatori coscienti.
Come rimembranti rami nodosi
dissodiamo la rugiadosa selva
seminando desideri ancestrali
che risvegliano passioni assopite
rese aduste dall’arsura degli anni.

* Nel 1979 lo scienziato e scrittore inglese Jim Lovelock suggerì l’ipotesi che la Terra fosse un unico organismo biologico che lui chiamò Gaia, lo stesso nome che i greci davano alla “Madre Terra”.

Il viaggio

In questa mia lunga camminata
sull’esitante sentiero del dubbio
invano tentai di scalare il cielo
per sollevare il velo alla verità.
Ora che il tempo mi dà meno tempo
non mi resta che il colore del nulla
in questo mio solitario viaggio
all’ultimo traguardo inesplorato
dove le utopie si dissolvono
nella luce dell’eterno ritorno.

La sirena *

Nove cori per un oratorio

* La “Sirena” era l’emblema che Edoardo II d’Inghilterra portava sulle sue insegne.

Fosche nubi, foriere di tempesta, si addensano sui cieli del regno d’Inghilterra. Edoardo II, incoronato re nel 1307, perde una dopo l’altra tutte le occasioni che la storia gli offre. Dopo la nascita del figlio trascura anche la regina preferendole i suoi favoriti. A corte dilaga la corruzione. L’equilibrio esistente tra Monarchia e Parlamento si rompe a scapito del re ed i nobili ne approfittano per emanare le “Quaranta ordinanze” che di fatto tolgono al sovrano il potere effettivo. Il favorito del re, Piers De Gaveston, già esiliato da Edoardo I, che lui ha invece richiamato e fatto Duca di Cornovaglia, viene prima bandito dai nobili e poi mandato a morte. Nemmeno la reazione dei ceti mercantili che ottengono l’abolizione delle “Ordinanze”, riesce a modificare la situazione. La grave disfatta subita a Berwick che costringe Edoardo II a riconoscere Robert Bruce re di Scozia, indebolisce ulteriormente la sua posizione, ma il re che sta ormai percorrendo una china tutta in discesa, non fa che aumentare il numero dei suoi nemici concedendo ai Despenser, suoi nuovi favoriti, la effettiva autorità su tutto il Regno. La regina Isabella, figlia di Filippo il Bello, che il re ha sposato nel 1308, viene sempre di più ignorata dal sovrano tutto preso ormai dai suoi nuovi amici. Isabella si sente frustrata e disonorata da un tale trattamento. Nel frattempo Edoardo II decide di ritirarsi, con tutta la Corte, nel Castello di Berkeley dove Isabella, in un ultimo tentativo di riconciliazione, si reca ad incontrarlo.

Il sole ormai s’è nascosto alla vista.
Lo sguardo impietrito sopra gli spalti
non l’alba prepara, ma notte oscura
che nell’ombra avvolge l’ora silente
e come un’eclissi spegne la luna.
Non pace promette né felicità,
solo il presagio di tempi tremendi
infuocati come un’arma d’assedio,
feroci come esercito nemico
che d’odio armi le sue tragedie.

La notte s’è fatta ancora più nera
e sugli spalti s’aggirano spettri
incuranti della cieca “Sirena”
che più non scorge le mura e i bastioni,
ma solamente presagi tremendi.
Le catapulte s’attrezzano d’odio,
scalpitanti già sono i cavalli.
Soffiano i venti ai vascelli nemici
pronti a salpare dai porti di Francia
mentre la morte già affila la falce.

È differente il volto della vita
dal canto suadente delle sirene.
La realtà fabbrica desideri,
costruisce brutture e le paure
che ci rendono schiavi di noi stessi.
La sirena canta ciò che tu canti,
ma nella vita diverse le note.
Solo alla fine tutto si congiunge.
Soltanto in morte guardando allo specchio
certamente vedrai lo stesso volto.

I cieli del regno d’Inghilterra si fanno sempre più minacciosi di tempesta. Isabella, visto l’inutile tentativo di riconciliazione, nel 1325 ripara in Francia presso il fratello Carlo IV.
Con il suo consenso e con l’aiuto del suo amante Mortimer di Wigmore, uno dei baroni esiliati da Edoardo II, organizza un forte esercito che l’anno successivo sbarca sulla costa di Suffolk, sobilla gli inglesi alla ribellione e in breve tempo ha la meglio e si sbarazza dei Despenser.
Il sovrano viene incolpato di fronte al Parlamento ed è costretto ad abdicare in favore del figlio che diventa re col nome di Edoardo III.
Contemporaneamente Edoardo II viene imprigionato nel Castello di Berkeley dove la moglie e il figlio si recano a visitarlo.

Per negarsi alla loro seduzione
già gli antichi padri disertavano
quell’isola che fu delle Sirene.
Solo Odisseo all’albero legato
poté sottrarsi al suadente canto.
Ma Edoardo l’ha impressa sul vessillo
quella Sirena che gli turba il senno
e con la sua voce lo sprofonda
dentro quel sonno simile alla morte
che nega ogni anelito d’amore.

Viene il momento in cui Edoardo si incontra per la prima volta con il suo carceriere e scopre di specchiarsi nel suo alter ego.

Dopo tanta afflizione finalmente
non è più solo il re senza corona:
nelle sembianze del suo guardiano
Edoardo ha ritrovato se stesso.
Uguali gli occhi e gemella la bocca
che ripete ciò che la sua afferma,
stesse quelle orecchie che l’ascoltano.
Edoardo nel suo carceriere
non solo il volto vede, ma l’amico
che lo trarrà dall’infamante morte.

Nel mondo ogni persona ha un suo volto
che solo raramente ha un gemello,
ma il cuore d’ogni uomo è uguale all’altro,
uguale il sangue che vi scorre dentro
e pulsa nelle vene e nel cervello
e lo anima come un burattino
in questo teatrino della Terra.
Senza maschera i volti son diversi,
ma senza quella maschera del corpo
un cuore è uguale ad ogni altro cuore.

La realtà non cessa con la morte.
Quello che di noi rimane prosegue
nella sua instancabile ricerca
anche se il corpo è ormai sepolto
e sulla croce è indicato il nome.
Nelle residue pieghe della mente
s’insinua finalmente il dolce canto
che più non ha bisogno di catene,
ma ora viene udito con fervore.
Canto e realtà li unisce la morte.

Il re e il suo custode si scambiano gli abiti e così il carceriere muore al posto del sovrano.
Edoardo è ormai veramente felice perché nella sua persona tutto si è riunito: la sua realtà terrena e il canto della Sirena.

Mai la mente d’un potente penserà
che la giubba d’un custode nasconda
il cuore di quel re senza corona
che la regina ha mandato a morte
per mano dello stesso carceriere.
D’altronde dall’alto della nobiltà
quando mai un signore guarda un servo?
Così gli anni passeranno, i secoli,
prima che uno studioso incuriosito
scopra sotto quei panni il re deposto.

Gli storici scriveranno, sugli eventi del Regno d’Inghilterra, che il 21 settembre 1327 Edoardo II fu assassinato nel Castello di Berkeley e che, con la solennità dovuta ad un sovrano, sia pur detronizzato, fu sepolto nella meravigliosa tomba reale di Gloucester.
In realtà in quell’ultima dimora fu tumulato il suo carceriere.
Il vero Edoardo II visse ancora a lungo, in incognito, vestendo il saio in uno sperduto monastero inglese dove, alla fine della sua esistenza terrena, fu deposto in un sarcofago senza nome che portava scolpito sulla pietra l’emblema della Sirena.

Celebriamo quel rito misterioso
del dispiegarsi di tutti gli eventi
che percorrono i solchi della Terra
dentro i secoli che sono trascorsi
e nei secoli che poi seguiranno.
Dall’inizio dei tempi la Sirena
è la signora di questi percorsi,
li segue e li insegue senza fermarsi
e con la suadente voce seduce
ed unifica le cose terrene.

... E tra luoghi diversi, familiari e ricordi ben vivi nella memoria, l'autore esplora l'uomo, lo pone di fronte all'immagine speculare di se stesso per rapportarlo ai suoi simili che, al di là della maschera/corpo, nel cuore, sono uguali a lui (...).
E. Rebecchi
autore
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