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La favola dello spettacolo:
e l'appartamento diventa teatro

Giada Primavera

Immagina un salotto: sì, proprio quello di casa tua, con le poltrone, la tv, il tavolino e sopra le gelatine ai mirtilli. E se appunto lì accadesse la magia di una favola? "La favola dello spettacolo", così si chiama l'idea di Liliana Ugolini, una d'avanguardia, che i peli sulla lingua li ha dimenticati dal parrucchiere diciamo dalla nascita. Poetessa, scrittrice, madre della Poesia Multimediale che dal '99 organizza Il Teatro d'appartamento come ben scrisse, il 20 marzo di quell'anno, su "La Nazione", Francesco Tei. Allora si trattò di un best-written di Liliana, Marionette e Miti, che organizzò con un gruppo di professionisti, Il teatro da noi: la sua casa divenne un'art-home, un luogo performativo in cui le venti repliche segnarono il successo di un'idea-contro. Contro i luoghi canonici e la non-libertà. A vantaggio della scrittura che è ritmo d'esplosioni e silenzio, che è moto di cuore. E la Liliana, insieme a Gianni Broi, performer, poeta, scrittore, culturoso uomo di teatro, Giovanna Ugolini, pittrice e donna d'arte e colori e Giada Primavera, giornalista postromantica, ha creato "la scrittura in azione" cioè ha dato al testo una vita parlata e in movimento, senza pensare ai virtuosismi teatrali, a cercare il diaframma perché la voce trombi e rimbombi e così nasce la favola. E con questi graditi "ospiti" ha creato Il teatro e no da noi. Una favola "casalinga", a casa della Lilly, appunto, che parla di bambole, costumiste senza tempo, che fa parlare il teatro e le attrici, che dà anime e musiche persino ai violini, che si conclude con un urlo di libertà perché il teatro è vita e la vita è teatro e bisogna uscire dalle maschere. Per quanto il compito, spesso, sia arduo.

"Non vogliamo fare teatro, noi – commenta la Ugolini – tutto nasce dalla performance: una favola agita per una festa di primavera nel rispetto dell'amatorialità della casa. Con tutto quello che segue: dal campanello messo a tacere al rinfresco, ai fogli dove scrivere a caldo le proprie impressioni per poi animare interventi e discussioni".

Una preparazione lunga e divertita, pensata e performata che dura mesi e che è divenuta strumento per giocare con se stessi, ritrovarsi attorno ad un thè e capire il cuore della favola, discutere su un collegamento, litigare su un'interpretazione mentre la scrittura guarda e s'infiamma d'orgoglio.

Non vogliamo accennare ai colpi di scena, alla magia di quanto sarà non recitato ma espresso senza la bacchetta di un regista irrisolto e la vanità di un cumulo attoriale che ha voglia di rivalsa dal grigiore di un quotidiano senza nome. È più di un esperimento questo "teatro d'appartamento": è visione e realtà, dibattito e, alle volte, voglia di non esserci. È aprire le porte di casa senza ipocrisia.

Il debutto, venerdì 7 e domenica 9 aprile, su invito per un totale di venti posti a serata.

in: Giullari, aprile 2006

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