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Bruno Barbini
Modernità della tradizione
5 settembre-5 ottobre 2008
Padova, Scuderie di Palazzo Moroni
Nato a
Venezia, città nella quale ha studiato frequentando anche il Corso di Nudo
all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Luciano Gaspari e Luigi Tito,
dopo aver completato gli studi al liceo Artistico. Ha appreso da Gaspari la
capacità nel disegno dal vero e successivamente si è dato alla ricerca personale
della luce. Giovanissimo, ancora studente, espone per la prima volta in una
collettiva alla Bevilacqua La Masa e fino al 1964 continuerà il suo percorso
espositivo presso la stessa galleria.
La mostra
di Palazzo Moroni ci propone quello che è stato il suo percorso artistico. Ma è
necessario ricordare che è stato un artista schivo, molto riservato e non
disposto a compromessi. Ha continuato nel suo cammino lontano da quelle che
erano le tendenze dei movimenti internazionali.
E’ stato a
lungo in Germania, in Olanda, dove ha trovato una notevole rivalutazione delle
sue opere che, tra l’altro, erano l’unico aiuto finanziario. Negli anni
settanta, Barbini rientra a Padova con la famiglia e qui lavora a lungo, fino
alla sua morte avvenuta nel 2005.
Nel bel
catalogo, dal titolo Modernità della tradizione, ci sono quasi tutte le
opere esposte alle Scuderie di Palazzo Moroni e stralci di critiche scritte da
importanti personaggi dell’arte.
Da Felice
Carena che consiglia, ad un giovane Barbini, di continuare a lavorare “con fede
e con amore e rispetto della realtà…”, a Virgilio Guidi che ha voluto mettere in
“evidenza la singolarità dell’opera dell’artista che tranquillamente si può
considerare di un realismo arcadico”, a Toni Toniato che ne parla con molta
conoscenza e preparazione, per citarne solo alcuni.
Ecco allora
i paesaggi lagunari nei quali la dolcezza dei colori tenui e rarefatti danno
alle opere un aspetto quasi di fiaba. Sono lavori, alcuni, datati intorno agli
anni ’80: un tenero paesaggio lagunare dove nell’acqua si riflette una casa con
un lungo camino e in fondo una chiesa con un bianco campanile, ma ci sono nuvole
rosa che accompagnano il dipinto. Oppure il “paesaggio col ponte” dove una
raffica di vento scompiglia un albero fino quasi a piegarlo. E c’è una serie,
sempre di “paesaggi lagunari”, dipinti su cartone, di una eleganza notevole.
Sono piccole opere trattate con colori tenui, ma dove il cielo, a volte
tormentato da nuvole accartocciate, si fa intravedere di un bianco lattescente o
verde quasi fosse adirato; presago di una tempesta imminente. Come non parlare
delle barche dalle grandi vele bianche, delle figure appena accennate, degli
alberi maestosi soli o addossati alle capanne nel paesaggio.
Dipinge le
nature morte, morbide e setose, con una predilezione per i colori brillanti,
alcuni blu e rosa e rossi, e forme rotondeggianti.
I ritratti
di donne e ragazze, le figure femminili con occhi stupiti come la “Bimba in
rosso”, o la “Zingara” o la “Ragazza in blu” o “Ritratto di M.”, rappresentano
un aspetto completamente diverso della sua pittura. La luce, di cui parlavamo
all’inizio, è qui sorprendentemente espressa con lampi di bianco tra i capelli.
Poi ci sono
i nudi. Gli studi appena abbozzati, la ricerca dei particolari nelle figure, i
nudi con nature morte, le maternità, gli esercizi per completare un disegno
carico di sentimento.
Lavori,
quelli di Bruno Barbini, di una tradizione moderna.
Padova e il suo territorio, 135/2008
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