|
| |
Bruno Gorlato.
Torlonga
Galleria Civica di Piazza Cavour
Ho già scritto di Bruno Gorlato e ne ho dato,
coinvolta in parte dall'emozione, giudizi piuttosto positivi. Era il novembre
del 1998 e l'antologica si teneva al Centro Piovese d'Arte e Cultura di Piove di
Sacco. Ed ora un'altra, questa ordinata in Galleria Civica. Opere che vanno
dagli anni cinquantacinque-sessanta ad oggi. Affascinata dai colori e dalle
scenografie fantastiche, non mi ero resa conto del tutto che Gorlato è anche
altro. Gorlato delle biciclette per intenderci, o di Festa per plenilunio nel
'43, o quello delle acqueforti –
acquetinte del 1971 e delle belle quattro porte di Cittadella del 2001, o delle
tempere grasse del 1995. Ma è anche quello del ritratto de La nonna Antonia,
del Tramonto per una sepoltura del '59, o de La
porta del Paradiso del '78, o ancora di Tra Scilla
e Cariddi del '79. Titoli che denotano tra l'altro
una particolare sensibilità lirica. Oggi ritengo che quest'antologica dia
pienamente la visione del suo percorso artistico, del processo di maturazione
che lo ha portato ai castelli colorati, alle scale senza fine, ai giocattoli,
che ci hanno sì incantato, ma che gli hanno anche, come dire, preso la mano. Ora
è subentrato il "mestiere" del pittore e dell'architetto che ben conosce la
prospettiva e che mette in ciò che dipinge più testa che cuore. Scendere in
Galleria e trovarsi di fronte a questa panoramica di opere, pur così diverse le
prime dalle ultime, mi ha dato la sensazione che la sua storia di artista non si
sia poi così arricchita nel tempo. Una storia che si è modificata ma ha perduto
la genuinità, la preziosità e la sincerità dei lavori precedenti a quello che
potrei chiamare il "periodo blu", perché i blu sono prevalenti e le architetture
e i solidi sempre quelli. Mi rifaccio a certi disegni come ad esempio I muri
che ascoltano del 1985, uno studio tutto giocato sui toni dei marroni e
rossi nel quale spiccano quattro alberi bianchi, come a catturare lo sguardo.
Oppure a certi dipinti, come Gita sui colli del
1991, dove alcune biciclette, due grigie ed una nera, stanno in attesa. O invece
la Bici che danza, di colore viola e lacca di Garanza del 1993. E come
non citare Notturno per musico del '95, dove
un'accesa luce gialla esce da una quinta colorata di viola leggero. Concluderei
sulla grande tela Borgo con sole rosso del '62 che
svela, tra un intrico di ruote e brandelli di legni, un disco solare prossimo al
tramonto. Un modo di voltarsi indietro per ritrovare quel Gorlato "antico"che mi
piace di più.
(in: Padova e il suo territorio,
nr. 95, 2002)
| |
 |
autore |
|