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Leo
Borghi.
Padova e il Pedevenda medievale.
Itinerario tra pittura e storia
Museo di arte contemporanea "Dino Formaggio"
Teolo 23 aprile-28 maggio 2006
Quello che Leo Borghi ci propone in questa esposizione al Museo d'arte
contemporanea "Dino Formaggio" è un nuovo percorso pittorico.
A uno sguardo superficiale si riconosce immediatamente la sua mano. Leo
Borghi non si copia. Nessuno potrebbe pensare di interpretare, con la stessa
delicatezza di colore e di segno, la storia di Padova e dintorni. E dunque
questa mostra ci racconta quanto la ricerca del particolare, quanto la presenza
di immagini familiari, come le misure del commercio incise nel Volto della Corda
e i frammenti di mosaici, e il sole con il carro, siano la molla che spinge
l'artista a cercare ancora nuovi spunti. Questa volta non si crogiola nel
contesto della città che tanto ama e gli appartiene, ma esce dalle mura e si
avventura nei paesi dei Colli Euganei. Nel Pedevenda, come si chiamava questa
zona nel medioevo.
Qui Leo Borghi ritrova i suoi "amici": gli olivi grigi e le piccole vigne
appena verdi. Ma anche ci consegna un incontro a tre: Lombardo della Seta,
Francesco Petrarca e Francesco il Vecchio da Carrara. Frammenti di chiacchiere
alt ombra di un albero e dove in lontananza domina la casa del Poeta. Colori
lisciati. studiati e resi come affreschi strappati. E gli affreschi dipinti ci
sono per davvero, quelli della Chiesa Parrocchiale di Teolo o della Chiesa della
Trinità ad Arquà. o il rosone della Chiesa di Baone. Di Teolo ci regala un
dipinto con una teoria di Vicari, che ressero le sorti del piccolo comune, e
diedero il nome al Palazzetto che si trova al centro del paese ancora oggi.
Personaggi come in una storia, una favola colorata per grandi. Come "Speronella"
dove l'abbraccio dei due amanti, come dice la leggenda, è rappresentato con
nuovi toni leggeri. Ma ci restano ancora, e sempre. i frammenti del Museo di
Este, dove la giocoliera " Toreuma " è dipinta con i capelli al vento e
sorprendentemente avvolta in un manto turchese. Colore inusitato per Borghi.
È un cultore della storia medievale e questo volerci
consegnare una città, i suoi dintorni. la nostra provincia e
non solo, avvolti in una luce diversa, ci consola perché è un nodo sereno
di vedere le cose. Leo Borghi si scopre, così, sempre un poco fuori dal tempo; è
come se camminasse su una nuvola a metà tra terra e cielo.
Chi pensa di conoscerlo davvero resta poi sorpreso, perché, come in questa
mostra, per esempio, lo spicchio di sole nella Padova Carrarese sembra un totem,
e il cavallo di Ezzelino, che conquista Padova, sembra non voler entrare in
città. Favola per grandi.
(da: Padova e il suo territorio, nr. 121,
2006)
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