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Antologica di Alberto Verza

Un'altra antologica di Alberto Verza, questa volta promossa dalla Fondazione Breda con l'Assessorato alla Cultura e il patrocinio del Comune di Padova nel settembre scorso.

Pur interessante per la qualità delle numerose opere esposte, un'ottantina, non ha tuttavia avuto sulla stampa l'eco che meritava. Evidentemente è mancata nella fase organizzativa la cura nell'informarne i quotidiani. Peccato, perché la mostra di Alberto Verza meritava di più.

Padovano, professore di disegno e storia dell'arte nei licei, dipinge da sempre.

L'incontro con i dipinti di Verza si ha salendo le scale, dove un piccolo quadro che rappresenta uno scorcio di Torreglia dai toni vivaci, ci prepara alla visita. Una serie di paesaggi, gli stessi che ci avevano stupito nella personale di Abano dello scorso anno, ci accompagna nelle altre sale, per poi ritrovarci all'improvviso tra le figure che sono il suo pezzo forte. Siamo convinti che le maternità, gli angeli dalle ali spiegate e i volti sofferenti siano il tratto significativo e dominante della sua pittura.

Nelle diverse sale si alternano i bozzetti delle porte eseguite in bronzo, per le chiese di S. Pietro in Viminario, di Mestrino, di Montegrotto, di Galzignano e di Ronchi di Casalserugo, poiché Verza è anche un abile scultore. Ricordiamo in particolare la bella terracotta della Veronica, il San Bartolomeo sotto il fico, dalle grandi mani, disegnato a mordente, biacca e terra rossa, l'Annunciazione. nella quale il piccolo Angelo con il giglio assomiglia alla Vergine, che inconsuetamente porta sul capo una corona.

Una piccola natura morta con una melograna dai rossi chicchi ed una melacotogna giallo-verde, affianca una Natività a matita, colorata tenuamente. Molto interessanti i sei dipinti, di una serie di 14, che rappresentano episodi della vita di S. Antonio di Padova. Siamo abituati a vedere il Santo raffigurato alto, magro, con il volto pallido, mentre invece qui è rappresentato grassoccio, con il viso bonario e un'espressione dolce. La malattia lo aveva reso così, e Verza ci dà la sensazione di un santo familiare. Nella Predica dal noce S. Antonio è dipinto come se il grande albero lo proteggesse in un nido, abbracciandolo. Stupito è lo sguardo nella tavola del Cibo avvelenato. In tutti i disegni, il castano è steso nelle diverse tonalità.

Ma l'ultima sala è senza dubbio la più completa, dove la figura opulenta della Pomona giocata sul toni rosa. Bosnia dai colori azzurro-viola, Freddo dalle tinte che passano dal verde, al livido, al turchino, senza dimenticare Le tre età che è anche il motivo della bella locandina. ci danno la misura del raggiunto equilibrio pittorico di Alberto Verza, libero da qualsiasi influenza, ma dove la conoscenza del quotidiano è palese.

(in: Padova e il suo territorio, nr. 82, 1999)

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