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Albino Palma

Laureato in lettere nel nostro Ateneo dopo aver frequentato ginnasio e liceo a Venezia sua città natale, Albino Palma però si considera ormai padovano. E’ stato per lungo tempo insegnante, ma, racconta, che fin da piccolo aveva una grande passione per il disegno. La tavola di cucina, un lungo marmo, perché erano una famiglia numerosa, era il suo posto preferito per disegnare. La mamma diceva che era bello quello che stava facendo, ma poi bisognava cancellare tutto perché si doveva apparecchiare.

Il disegno gli servirà anche con gli alunni per meglio identificare i personaggi di cui parlava con loro. Dal 1963 si dedica in modo particolare all’incisione. Tracciare un curriculum della sua vita artistica è assai difficile, perché lungo è l’elenco delle mostre e delle esposizioni alle quali ha partecipato in Italia e all’estero. Le sue opere sono riprodotte in molti cataloghi e pubblicazioni.

Ci piace però ricordare che Albino Palma è anche scrittore, pubblica Il mestrin racconti veneti dove descrive di malinconie e di angosce del vivere degli emarginati. Oppure quando oltre a illustrare la vita di Benvenuto Cellini ne commenta le tavole con lunghe didascalie, criticando l’autoincensamento dell’artista che lo costringe a quelle che, Palma, chiama esagerazioni in varie occasioni. Ma è anche poeta ed ha pubblicato “Membrane di calce” con l’editore Rebellato e l’opera grafica “Il Ciclope innamorato e altre storie”con editori di Venezia.

E’ un poeta spiritoso, arguto a volte sarcastico che non si lascia sfuggire l’occasione per dedicare qualcosa di pepato a chicchessia per esempio agli avvocati.

Albino Palma, simpatico artista nel confidare con spirito allegro la nascita dei suoi lavori. Quando racconta di come si lavora con il bulino, a punta, a pettine, con bulini rigati, o sottili come capelli, quando nasconde il proprio nome inciso nella scarpa di un suo personaggio fantastico che è poi parente di qualcuno di noi. Racconta del suo lavoro, la cui partenza è la linea e non la macchia. Il disegno lo costringe a essere più esigente con la ricerca del particolare. Lavora con lenti proprio per essere sicuro che nulla gli sia sfuggito.

Nei suoi lavori c’è sempre una punta ironica, la sua è una deformazione che insegue l’impulso umorale. Segue temi definiti per esempio sui generali, altro tema è il ciclope che s’innamora, ma il suo è un amore impossibile, oppure la rinonceronteide intesa come quantità a cui non sempre corrisponde la qualità. O il ciclo sugli avvocati, come dicevamo più sopra, o quello sui minotauri e i centauri. O ancora Don Chisciotte che ha un glorioso scontro con una pantegana. E come non citare l’incisione sulla Gaetana, la sua famosa bicicletta, con un piccolo Tono vicino.

Sente in modo particolare quella che lui chiama la bestialità dell’uomo e l’umanità delle bestie, quindi umanizza gli uni e bestializza gli altri, in un gioco di equilibri. La provvisorietà della vita lo ha sempre turbato e quindi l’uomo è piccolo secondo lui e non dovrebbe assumere atteggiamenti di prepotenza. Bisogna essere umili. Perciò, Palma, vede tutto sotto una splendida luce ironica.

Solo di recente ha ripreso a dipingere ad olio, per problemi anche alla vista, e i suoi quadri sono una festa. Colori brillanti, azzurri accesi, gialli squillanti, blu forti, ma gli argomenti si rifanno sempre ai mostri che egli in qualche modo umanizza ironizzandoli. E’ stato premiato quest’anno a Nanto con l’Ulivo d’Oro per il suo lavoro di incisore e poeta.

La vita lo ha provato negli affetti più cari, ma la passione per il suo meraviglioso lavoro gli ha dato la forza per andare avanti. Siamo grati ad Albino Palma per la lezione di coraggio che ci ha consegnato, e noi siamo lieti di festeggiarlo stasera.

Padova 21 dicembre 2006

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