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Bruno Lucchi
Dialogo con l'invisibile

San Giorgio in Bosco (Padova)

L'aver esposto le sue sculture in uno spazio così diverso dalla solita galleria, un mobilificio di prestigio com'è lo Show Room di Valsugana Mobili, ha messo lo spettatore in condizione di rendersi conto di quanto sia importante vedere collocata in casa, nel posto giusto, una scultura. Bruno Lucchi ha mostrato le sue opere ai molti amici e al numeroso pubblico accorso alla sua vernice. Ed è stato piacevole scoprire che una sfera di terracotta poggiata con noncuranza tra un divano ed un tavolino firmati sta bene così come la stele con il cavallo di bronzo. L'inserimento dell'opera d'arte all'interno dello spazio-casa è stata una scelta di notevole successo. E' la dimensione che oggi viviamo, e non è più, come in passato un caso, ma il desiderio e la volontà di vedere ciò che sarà l'effetto definitivo.

Una splendida monografia curata da Maurizio Vanni per la collana I Titani di Cambi Editore, era a disposizione degli ospiti alla mostra. Un libro completo e di notevole interesse da conservare in un posto di riguardo nella propria biblioteca.

Bruno Lucchi e il suo dialogo con l'invisibile: ovvero il suo desiderio di rendere attraverso il colloquio, la contrapposizione tra le superfici lisce e quelle aspre delle opere è l'espressione autentica della sua arte. Forse le sue strutture vengono da un sogno, i volti così lontani, le espressioni inflessibili, sono un severo avvertimento. Lucchi, così discreto, sa far diventare le sue androgine figure osservatori silenziosi di un evento che potrà accadere.

Ma a questo punto vale la pena di parlare un po' della storia di quest'artista trentino che dal seminario passa all'istituto d'arte per non tradire la sua vena artistica, che si avvicina alla fotografia e che per poco non entra nel mondo della scenografia. L'incontro con Candido Fior, maestro della ceramica moderna bassanese, segnerà una svolta importante nella sua vita poiché sarà un modo diverso di esprimersi artisticamente. Questo periodo è stato di grande importanza perché gli ha permesso, con l'uso del materiale semirefrattario, di affinare la tecnica del modellato. La conoscenza del critico Marcello Venturoli e la successiva amicizia, lo spinge verso la scultura tridimensionale di grande dimensione, senza tuttavia trascurare la piccola. Nasce così, dopo i menhir e i paesaggi d'argilla, un nuovo soggetto a lui caro, quello dell'androgino. Molte le personali e le rassegne alle quali ha partecipato in Italia e all'estero: una sua opera è anche alla Galleria d'Arte Moderna di Pechino.

Lucchi usa la terracotta patinata, la porcellana, il bronzo per rappresentare le sue figure sempre prigioniere di una veste lunga ma che sembra elastica. Corpi fasciati da veli goffrati che lasciano trasparire le forme. Volti, dicevo, che guardano lontano, più sopra, oltre, oppure chinati verso il basso, quasi a celare un sentimento, con timidezza. Il bronzo è il materiale che nelle mani di Lucchi diventa vellutato, che va toccato, accarezzato per sentirne quasi il calore. Ma si può anche sentire il dialogo tra le figure di "Simbiosi" o di "Fusione", si può restare sorpresi guardando il capo reclinato di "Sogno" o "Cerebralità" o "Illusione", e di fronte ad "Equilibrio universale" in terracotta patinata, si avverte l'inserimento solido nello spazio. Sono opere inconfondibili, nessun'altro potrà ripetere i suoi cavalli dalle folte criniere e dalle zampe imprigionate negli alti piedestalli, o i suoi centauri, o i menhir, o gli androgini, o le fanciulle dalle lunghe gambe snelle.

Alla domanda: qual è la sua definizione di scultura, Lucchi risponde che la scultura è comunicazione, meditazione e terapia. lo aggiungerei: emozione.

(in: Padova e il suo territorio, nr. 107, 2004)

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