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Dino Formaggio
Il grande vecchio della filosofia estetica

Dal 1989 vive ad Illasi nel veronese, in una casa del '700 restaurata e nella quale hanno trovato posto molte sculture in legno di ulivo e in ferro. E' una casa molto bella, che si sviluppa in altezza, con scale, pianerottoli e abbaini. Alcune stanze conservano ancora caminetti alti alle pareti, in altre il pavimento è di vecchi mattoni ed ai soffitti con travi a vista, sono appesi lampadari in ferro battuto. Alle spalle della casa, un giardino disseminato oltre che di piccole viole appena fiorite, anche di sculture.Una casa conguistata in mezzo ad abitazioni contigue e ristrutturata con le sue mani. Il lavoro al tornio di quand'era ragazzo, operaio a 14 anni in una delle pin grandi fabbriche di locomotori che ci fosse in Italia, gli ha dato questa manualità che ancora oggi gli consente di lavorare, restaurare le sue statue, scrivere con la vecchia silenziosa macchina da scrivere Remington, della quale e orgoglioso. Ci accoglie qui, Dino Formaggio, mentre sta ripulendo una sua scultura in ferro.

Alto, con lo sguardo fiero, ma con la parola dolce e i modi di un grande signore. Così comincia la nostra chiacchierata, che doveva essere breve ed invece è inaspettatamente durata più di tre ore. Ed eccoci a spasso accanto al grande Don Chisciotte, costruito negli anni '85-86, at Gallo appena restaurato con la cresta e i bargigli dipinti di rosso vivo, al Minotauro eretto che come tutti i mostri gli ha chiesto un monumento e lui glielo ha fatto. Così come il Totem, eseguito con le ruote imperfette delle pompe idrauliche, o il Toro seduto, bellissimo, una silhouette costruita con un ferro sottile, oppure la Donna che prende il volo, o il Pavone dalle penne fatte con le molle degli orologi che l'orologiaio di piazza Capitaniato gli conservava quand'egli era Preside al Magistero della nostra città. Ecco il Buon pastore di Picasso costruito in omaggio al grande pittore. E ancora il Minotauro, che assemblato con le molle, al vento s'inchina e benedice la casa. E Lo Scriba del Louvre, portiere di dimora, o L'uomo viandante tra i mondi di Giandante X, pittore-poeta, espressionista-costruttivista di grande spessore, che pochi conoscono e che il professore intende rivalutare poiché a torto è stato dimenticato... io viandante tra i poveri e le stelle...scriveva.

Formaggio: le sue opere sono più vive che mai, costellate di immagini e memorie che tornano a galla, perché non c'é presente o futuro che le respingano sul fondo. Nell'esecuzione delle sue sculture trasferisce stati d'animo che rappresentano certamente un modo di vivere colmo di cultura e sensibilità. Dino Formaggio è indubbiamente un "borghese". La sua arte-cultura e la rivelazione di orizzonti che si possono aprire all'uomo qualunque. Anche negli scritti crea, inventa, non per amore di mode, ma per seguire il suo ordine interrore. L'arte-cultura è soprattutto un atto di fede, un fatto poetico, lirico, emotivo, che scaturisce dal bisogno di trasmettere i pensieri, le idee, le concezioni e di tradurre alle volte, le sue sensazioni in immagini. Persona limpida. Dimostra la saggezza di un antico filosofo, con parole misurate e un garbo raramente riscontrabile in colleghi meno famosi di lui. Appartato, si "confessa" confidenzialmente, più per ricordare il tempo passato che per commentare il momento attuale. Non si è mai curato di critici e mercanti, pur conoscendo l'enorme importanza di loro, a cominciare dall'insinuante tam tam della pubblicità come primo mezzo per una sempre più crescente valorizzazione commerciale.

Professionalmente è un raro esempio di talento non "toccato" dal denaro. E' un generoso, indifferente all'altrui apprezzamento seppur esaltante e alle argomentazioni spesso venali. Il suo, in fondo, è un comportamento lesivo, che nonostante ciò trova in sé la convinzione di chi ha fiducia nelle proprie capacità. Non ha mai sollecitato alcuno ad occuparsi di lui, ha preferito piuttosto scegliere la strada impegnativa del lavoro a contatto con i suoi alunni.

Proviene da un contesto familiare economicamente modesto, che non rinnega. I genitori erano salariati e la madre una intelligentissima mondariso del novarese che ricamava in modo superbo. Ma nella sua famiglia c'era chi pittore, chi poeta e lui ha trascorso parte dell'infanzia con i nonni materni, gente dall'animo nobile, dai quali era fortemente attratto. Questa quasi certamente la molla che gli ha permesso di emergere e dedicarsi agli studi classici e iscriversi all'Università. L'incontro con Antonio Banfi, suo docente, è determinante perché to spinge a riflettere in modo filosofico, inducendolo nel contempo a ricerche di estetica. Scrivere su Corrente assieme a Birolli, Sassu,Valenti, Lanaro, Casarotti, Tomea e altri lo ha reso famoso.

Si laurea nel 1938 con una tesi dal titolo: "Fenomenologia dell'arte, rapporto tra arte e tecnica nelle estetiche europee contemporanee". Successivamente vince un concorso statale per la cattedra in Storia e Filosofia, continuando nel contempo a lavorare e a studiare. Dino Formaggio è stato docente di "Teoria della Visione" at Politecnico di Milano, e critico d'arte, autore di pubblicazioni di filosofia dell'Arte. Del tempo della sua docenza a Milano racconta di chi, pur cattolico, ma ancora con un' ombra di crocianesimo addosso, lo "rampollava" per aver egli sostenuto il parallelismo tra l'estetica e le scienze, e affermato che l'estetica non avrebbe più dovuto essere dei letterati, ma diventare semmai degli scienziati. Così come è retorico sillabare "bello", "sublime", "grazioso"..., potrebbe anche essere soltanto un modo di dire, un valore. Il significato autentico di bello è quello greco "nel suo spaziare dal Bene al Vero, il Bello greco che per secoli dovrà rimanere come la più alta incarnazione dell'idea di Bellezza". Nel mio vecchio vocabolario di greco, dice, ancora oggi trovo in una sola parola uno sviluppo di pensiero che può andare avanti e avanti. Una parola greca ti apre la mente verso un pezzo di storia dell'umanità.

Prima e subito dopo la seconda guerra mondiale, Formaggio acquisisce diverse esperienze letterarie e collabora a periodici e riviste specifiche. Pubblica numerosi saggi su Goya, Van Gogh, (i suoi pezzi forti) Tintoretto, Michelangelo, Piero delta Francesca, Raffaello, Botticelli. Scrive altri saggi sulle Basiliche di Assisi, il Barocco in Italia e la Miniatura. Dal 1966 al 1978 è Preside alla Facoltà di Magistero a Padova, ricoprendo anche la carica di Prorettore all'Università nell'anno accademico 1971/72.

Negli anni successivi dà alle stampe numerosi studi di estetica. Nel 1973 pubblica L'Arte come idea e come esperienza, un vasto compendio del suo pensiero più volte rielaborato la cui ultima edizione è del 1990. Nel 1985 fonda la rivista "Fenomenologia e scienze dell'uomo", partecipando nel contempo a dibattiti e conferenze. Lasciato l'insegnamento, Formaggio ha una assidua frequentazione con gli amici artisti nei loro atelier, ne valorizza le opere, presentandole in cataloghi e mostre.

A lui è intitolato il Museo d'Arte Contemporanea di Teolo che contiene circa un centinaio d'opere di artisti contemporanei italiani e stranieri suoi amici. Ospita tra l'altro lavori di alcuni di loro, in particolare di quelli che facevano parte del movimento artistico Corrente. A questi se ne sono aggiunti altri, giovani e non solo, di varie tendenze, con diversi percorsi culturali. Non possiamo trascurare le donazioni "Tito Gasparini" e "Mauro Ancona". La prima comprende opere di pittura e scultura, tutte dell'artista emiliano, grande amico di Formaggio che gli dedicò una retrospettiva a Villa Cavalli nel 1990. Di prestigiose firme è ricca anche la donazione "Mauro Ancona". Tra le più importanti: Medardo Rosso, Angelo Dall'Oca Bianca, Beppe Ciardi e Achille Beltrame, quest'ultimo noto disegnatore della Domenica del Corriere. Il progetto si è potuto realizzare grazie alla sensibilità, profonda e costante, che Dino Formaggio ha per l'arte, anche negli aspetti operativi e manuali cresciuti e sviluppatisi nei cantieri-studio.

A Milano nel '90, con la figlia di Gianferrari, Raffaele De Grada e la Possaglia, ha allestito la mostra del '900 alla Permanente. Ottiene consensi e riconoscimenti. Tra quelli di maggiore spicco, e a lui più caro, il Leone d'Oro Internazionale ricevuto a Nimes in Francia nel 1996, assieme allo scopritore del virus dell'Aids. Sua ultima pubblicazione è I filosofi dell'arte del Novecento, edito da Guerini nel '97.

(in: Padova e il suo territorio, nr. 85, 2000)

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