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I sogni colorati di Gabriella Villani

Elvio Guagnini

1l problema principale posto dalle raccolte di poesia è l'individuazione della loro omogeneità e unità o – al contrario – occasionalità e frammentarietà. Ciò che può valere sia con riferimento ai temi affrontati sia in relazione al linguaggio utilizzato. In tal senso, quest'opera di Gabriella Villani e più un libro che una semplice raccolta, anche se in esso confluiscono, ora, liriche nate in momenti diversi e, in qualche caso, già edite.

La personalità dell'Autrice, la sua attenzione costante ad alcuni aspetti e forme del rapporto interpersonale, la sua particolare sensibilità alle modalità del linguaggio (anzi alle possibilità espressive) delle arti, rendono naturalmente omogenea l'architettura e la tessitura di questo libro. Un libro di poesie d'amore da non intendersi semplicemente come poesie sollecitate da un'esperienza bensì come un libro articolato su diversi tipi di affetto, sentimento, ammirazione, e sulle sensazioni, sui ricordi, risentimenti, suggestioni, sogni, reazioni, insicurezze, interrogazioni, desideri, auspici, impressioni, inquietudini, con risvolti espressivi anche in invettive, colloqui, tensioni, autodifese che tali affetti possono sollecitare. Dunque, una vasta fenomenologia di moti generati da diversi tipi di rapporto affettivo, che vanno oltre il sentimento amoroso e comprendono anche – per esempio – l'amore per il padre (in Memoria, un ritratto fermo e commosso, che scaturisce da profonda ammirazione umana e da solidarietà per l'uomo e per l'artista-maestro); l'amicizia, la cui considerazione si intreccia a un discorso sui valori (come Scriverò per te, dedicata a un generoso "cavaliere errante" quasi d'altri tempi).

Alla vasta fenomenologia di moti sollecitati dai rapporti sentimentali corrisponde altrettanta ricchezza di registri, di tematiche, di ottiche e di ritmi secondo i quasi si sviluppa il discorso lirico. Innanzitutto, vorrei ricordare una costanza di intersezioni tra immagini letterarie e suggestioni delle arti figurative. E molto forte, sempre, l'attenzione ai giochi cromatici, sicché talvolta la lirica può apparire come la realizzazione in versi di un testo figurativo (come, per esempio, Le porte del paradiso o Cormorani).

Talvolta, si tratta di brevi storie, quasi di ricordi-racconti in versi di sintesi (Per te). In ogni caso, in queste liriche, un molteplice sistema di sensi viene impegnato a sostegno delle loro immagini (si ricordino, per esempio, le suggestioni olfattive di Nell'aria). Talvolta, la raffinatezza del percorso fa intravedere un gusto quasi araldico delle immagini (Cavalieri e castelli). Spesso, la visione si allarga a "sogno": "sogno colorato" (è anche il titolo di una tra le liriche più intense del volume), che nasce da interrogativi esistenziali; Sogno ricorrente (altro titolo di un'altra lirica molto incisiva) di una solitudine che – attraverso i colori – vuol comunicare, scoprire le cose e scoprire se stessa. Così come lo può fare l'arte, che è interpretazione delle "cose | cosi come sono | un modo | per parlare con il ciao" (Umanità). Espressione – talvolta – dell'insicurezza e della paura della vita, la poesia è – per Gabriella Villani – anche un modo per guardarsi dentro, per capire i propri comportamenti, le proprie difficoltà, la necessità di costruire delle autodifese (Cortigiana).

Ecco che – allora – la scrittura può assumere la veste di un esercizio per cogliere giochi di immagini e di riflessi interni ed esterni (Pensiero), esercizio assecondato da un acuto senso del rtmo – molto presente nelle liriche di questo libro – che accompagna talvolta ondate di pensieri e immagini (Mare; Compagna di viaggio). Ritmo che talvolta può essere realizzato anche in una semplice (ma incisiva) successione delle immagini, rincorse dall'Autrice per rappresentare la fascinazione della natura, metafora di una complessa dinamica sentimentale (La notte delle Leonidi). La semplice (perché nitidamente espressa) complessità di questa lirica può adempiere a funzioni molteplici: a fissare, per esempio, articolati giochi di rispondenze di immagini e di immaginazioni di rispondenze, di corrispondenze e di non-rispondenze (Il gioco delle ombre); a pronunciare auspici o a mettere in atto tentativi di fermare ciò che è fuggitivo (il sentimento, il tempo, la comunicazione); e instaurare una comunicazione con il presente colloquiando con il passato (Vederti piccolo); a cogliere l'attimo di sensazioni fuggitive, a fermare il sogno volatile (Attimo), a fissare – attraverso le immagini – una felicità (Notte) che andrebbe difesa, come va difesa la propria identità sentimentale (Steccato).

La rappresentazione del senso di precarietà e di minacciata saldezza e continuità di uno stato di felicità – in versi che sono un colloquio pieno di note di incantagione, inquietudine, desiderio, problematicità – è un modo efficace, per l'Autrice, per fissare contraddizioni e contrasti esistenziali. Un colloquio – si e detto – che può esprimersi anche in invettive tanto più penetranti quanto più trovano uno sbocco più incisivo e analitico nell'ironia (E poi); o quando qualche nota di sensualità viene corretta da qualche accento di ironia e insieme di pietas (Tenera giornata); o quando si verifica una perfetta cornpenetrazione – in un dettato alto – tra realtà e metafora (Giacinti: "Il tuo respiro | arriva | come un soffio | e increspa | il lago torbido | dei miei pensieri").

In conclusione, si può dire che questo di Gabriella Villani è un libro caratterizzato da una forte coerenza del sistema simbolico (Un sogno) oltreché da una coincidenza – coerentemente realizzata – delle immagini, dei colori, delle metafore e del ritmo, con una visione dell'esistenza insieme delicata e drammatica, colta nei suoi paradigmi e nella sua dinamica.

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