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Esterina Vecchiato
Il pane

Andare dal panettiere. La gente pensa ad un negozio normale. Entrare invece in uno di quelli gestiti da Esterina Vecchiato, ebbene, ha qualche sorpresa. Già l'abbigliamento delle ragazze che gravitano tra panini, focacce e dolci è particolare. Hanno tutte una cuffietta che nasconde loro i capelli e le rende particolarmente attraenti, i vestiti sono di gusto tirolese, ma interpretati in maniera personale dalla signora Vecchiato. Velocissime, sorridenti e molto gentili nel servire sembrano addestrate, e forse lo sono.

Chi è dunque questa vulcanica e simpaticissima signora che riesce a farti comprare una torta di frutta grande così quando sei entrato nel suo negozio a comprare solo due panini? Possiamo chiamarla confidenzialmente Esterina. A diciannove anni incontra Gianfranco Vecchiato e se ne innamora. È un colpo di fulmine ed il loro amore dura tuttora. Ne parla con grande orgoglio affermando che ancora oggi lo risposerebbe. Hanno due figli, la bella Cristiana e il prrmogenito Luca, che si occupano di pane a tempo pieno.

La creatività, la voglia di fare sempre cose diverse, specializzarsi in modo alternativo nel fare pane ha reso i negozi Vecchiato particolari rispetto agli altri. Non si fa più solo pane, sia pure di tutti i tipi, ma si apre il negozio anche alla pasticceria e alla famosa gianduiata con le nocciole intere dentro che ha un nome romantico e divertente: "scacciapensieri".

I Vecchiato si aggiornano frequentando panificatori internazionali e da questi si fanno insegnare un modo nuovo di preparare questo alimento nel loro negozio. Certo che per una giovane ragazza che aveva solo esperienza di contabile trasformarsi in panettiera provetta non è stato facile. Le due maternità hanno all'inizio condizionato molto la signora Esterina che ha deciso per il bene della famiglia di restare a casa. Ma avere un negozio senza la moglie che aiuta è un problema. E allora bimbi all'asilo e, con l'apertura della Boutique del pane in via dei Livello, Vecchiato si dedica al pane artistico. È una dinastia la loro, che ha radici lontane. Nel 1887 il bisnonno Serafino apre il primo forno a legna in un paese alle porte della nostra città. Quello era l'unico forno e allora il pane a volte si pagava scambiando la merce: tanto di pane, tanto di uova o verdura. Successivamente la direzione del forno passa nelle mani del figlio Ferdinando che si sposta più vicino a Padova. Il nipote Ferruccio rivoluziona il sistema di panificazione, sostituendo il vecchio forno a legna con uno meccanico. Siamo quasi a livello industriale, quindi la lavorazione del pane e più rapida e sicura. E così si arnva a Gianfranco, che come tutti i Vecchiato ha idee nuove ed apre il negozio a Padova. Nel frattempo Fasan, "pittore-panettiere", aveva ceduto il suo. Vecchiato successivamente lo rileva mettendo il proprio nome nell'insegna, rischiando molto, poiché quello era conosciuto come il Forno di Fasan. Racconta Esterina queste cose ed altre che riguardano anche i loro interessi e quelli dei figli con impeto, spontaneità e grande sincerità. A proposito di spontaneità mi piace ricordare che l'ho conosciuta, Esterina, attirata dalle sue crostate di frutta e dal modo sempre sorridente di trattare con i clienti. Diciamoci la verità, in certi negozi la cortesia fa un po' difetto. Qui no.

Mi racconta ancora del suo ottimismo, del suo sollecitare decisioni che possono sembrare rischiose ma che alla fine le hanno dato ragione. Nata in una famiglia di commercianti, ha nel sangue l'azzardo e lo è stato anche l'aver deciso di scegliere quella divisa per tutte le ragazze dei negozi. Un amico che ha un magazzino di stoffe e cose tirolesi sta fallendo e lei gli compra tutto. Fare le divise poi è stata la logica conseguenza.

La signora Vecchiato afferma che il marito pensa di notte quel che c'è da tare di giorno. Ma secondo me, nemmeno lei deve dormire molto. "Pulizia, qualità e cortesia sono le tre cose che non devono mancare mai nei nostri negozi", dice. Anche questo è un modo per fare la storia di una città. E secondo me non è certo storia minore.

(da: Padova e il suo territorio, nr. 99, 2002)

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