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Lucia Vaglio
Flavia Vaglio. Il coraggio del morire

Scuderie di Palazzo Moroni - 27 novembre - 9 gennaio 2005

Voleva continuare ad essere la voce della figlia Flavia che voce non aveva più. Attraverso i ritratti di lei e del suo mondo la voce rimane. In questo senso la mostra di Lucia Vaglio ha ottenuto appieno lo scopo per il quale è nata. E stata un'esposizione commovente quella che si è tenuta nei mesi scorsi, coraggiosa anche per l'apporto poetico che affianca ogni dipinto. Solo una madre caparbia e determinata, ma con un amore sconfinato che va oltre la morte, può riuscire in modo così alto ad accomunare pittura e poesia costruendo un itinerario intimo tanto profondo quanto importante.

Avevo già scritto per Lucia Vaglio. La mostra era un'altra: Ritratti del 2001. Altra atmosfera, altri sentimenti accompagnarono quell'evento, ora sganciarsi dal dramma che accompagna questa è davvero difficile. Il dolore qui è così presente da diventare quasi palpabile. Ne sono ultenore supporto le poesie i cui versi sono pietre lanciate senza pietà contro un destino spietato. E tutto in questi dipinti, nonostante i colori per lo più accesi, parla di una vita troppo breve anche felice ma poi precipitata all'improvviso.

Nell'esposizione attuale le cose del passato e le nuove si fondono arricchendosi di allusioni più vicine nel tempo e dense di pregnanti significati. I contesti, carichi di simbologie legate al passaggio del confine tra la vita e la morte, sono in queste opere fortemente presenti.

Le immagini di Lucia Vaglio proposte nelle due forme della pittura e della poesia ci accompagnano in un mondo che sa di magia e forse anche di favola. Sono cariche di colori forti in cui predominano i bianchi e i rossi, poli in genere opposti dell'umano esistere. E tra questi la gamma dei blu, dei verdi e dei gialli sprofonda a volte nei grigi e certamente, non per caso, nel nero. La vita si frantuma. Si spezza l'immagine riflessa nello specchio. Il ritratto di Flavia è quello del corpo "...fratturato | nello specchio della vita. | Frantumi, | ai miei piedi | da non calpestare". Nella traccia lasciata dall'amore prendono vita e forma il disegno e la scrittura. Il sentimento così assoluto avvolge con le sue braccia la certezza della verità. Trasparenza cristallina indispensabile per la sua creatura.

La rassegnazione ora ha solo un nome: Flavia.

(da: Padova e il suo territorio, nr. 113, 2005)

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