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Giuseppe Donolato
Le case dei poeti

Padova, Galleria Samonà della Banca d'Italia
24 gennaio - 22 febbraio 2009

"Se cerchi, | t'accorgerai che i poeti | abitano libri: | a sorrisi larghi | con tristezze bimbe."

Come allora, nel 2002, alla Corte Benedettina di Correzzola, anche ora in questa rassegna, la poesia la fa da padrone. Tutti i lavori parlano un linguaggio poetico, non superficiale, ma assai complesso.

Le opere introduttive che aprono, come una chiave di lettura, all'itinerario della mostra sono tre. Lavori del 2001 e del 2003 e una intermedia che non fa parte delle Case dei poeti. Tutte però introducono al nuovo lavoro attuale. Nelle prime due ci sono i libri e i fiori, mentre ne Il pane dei bimbi, dove il bambino col rosso berretto che morde un panino, è un'opera del 2001; le rocce, sono un elemento importante e comune che troveremo anche in opere posteriori. Le case dei poeti sono i libri. Parte predominante del lavoro di questo pittore-poeta.

Giuseppe Donolato, matematico convinto, ma che si lascia prendere dalla piacevolezza della poesia, che per la verità gli è molto congeniale, e che poi trasforma in pittura.

Nel 2000 attraversa la cosiddetta crisi esistenziale, classica dell'età di mezzo. ....Cosa resta di me è il titolo del primo quadro. Restano i libri, che ama, e la piccola bellezza dei fiori che è poi il fascino della natura. Per esempio nel quadro Lacuna, dove per lacuna s'intende la ferita dell'anima e allo stesso tempo è la speranza che s'intravede al di là di sassi, rocce, e prende coscienza e consapevolezza. I libri non sono sempre buttati lì a caso, ma costantemente in bilico a testimoniare che non tutto è rose e fiori, come vorremmo. La solitudine degli aquiloni, che svettano gialli in mezzo alle stelle in un cielo azzurro, mentre sotto le case sono in bilico, è come ne "l'Albatros di Baudelaire'". Quando uno comincia a volare alto c'è la solitudine e qui le case sono solitarie, mentre in altri quadri, le case dei poeti fanno festa. Tutta la mostra è una sorta di allegoria e lo testimoniano i titoli stessi. Il fiore della conoscenza è un libro che è diventato una casa, ma è anche un cuneo che apre la roccia e il fiore che nasce è quello della soprannaturalità: si vede il cielo luminoso e sereno e il quadro testimonia sia la fatica, che la comunicazione.

La strada dell'io, complicatissima, e come tutte le strade dell'inconscio, porta verso il monumento al libro e quindi alla conoscenza. E una strada concentrica. I colori predominanti sono i rosa, gli azzurri, i gialli, ma soprattutto i

verdi, verdi acidi che vagamente si appoggiano al blu. Le opere intermedie sono studi, affinamenti e per certi versi approfondimenti. Il grande cerchio allude a letture di psicologia. Le case-libri sono la coscienza e la natura è l'acqua, è l'inconscio. La campanula, rosa-azzurra è il fiore effimero della vita, i grandi libri proteggono dalla caduta dei sassi, i libri sono i grandi valori della cultura che sorregge tutta l'impalcatura della mostra.

Il nido dell'aquila ricorda un po' "l'Albatros"; tutto è visto dall'alto, come da un nido d'aquila, appunto, perché la coscienza s'innalza. Ad accompagnare questo borgo, così in bilico sulla roccia, ci sono gli aquiloni che gli fanno compagnia sul salto di gialle colline Nel borgo dei poeti i toni sono più rossi e gialli. Più verdi. Una primavera che Donolato cerca dentro di sé. Le anime dei libri sono più fiabe, dalle case escono le figure, sono le muse dello scrittore e del pittore. Una fusione tra case e libri. "Un grande calderone", come dice l'artista. Ne L'ombelico del mondo l'acqua di un azzurro-freddo, con una grande macchia gialla, è matrice dell'inconscio, della propria essenza contornata dai libri-case... L'orizzonte di Sofia è la musa che esce dalle case-libri a vedere il mondo. E la saggezza che s'innalza a osservare 1'inosservabile, è la luce che chiama.

Ne Le anime dei libri due fanciulle fantastiche, come due danzatrici vestite di rosa, sospese nel vuoto, escono da una casa-libro e ai loro piedi altri libri e fiori. In Orizzonti i libri si appoggiano l'uno all'altro come in un "domino" e s'incuneano tra le pietre per evitarne il crollo. In un cielo dal difficile colore azzurro-grigio, una stella che bisogna saper trovare, si specchia nel lago con una chiazza chiara: è Notturno.

L'arte, come ricerca di sé. Un viatico spirituale. Nelle ultime opere è particolarmente sereno e lo testimoniano i verdi di diverse tonalità.

Questi sono i valori, di Giuseppe Donolato, la sua dichiarazione d'intenti. E una mostra speciale, equilibrata e armoniosa, giocata in due anni. I libri diventano le case dei poeti, tutto si fa più onirico, diventa per certi versi più festoso, la crisi è superata anche se ne conserva in sé la memoria.

in: Padova e il suo territorio, n. 137/2009

Giuseppe Donolato
Piove di Sacco, 27 marzo 2009

...non è un ringraziamento per la tua bella, precisa, ampia recensione pubblicata su "Padova e il suo territorio", anche per i tuoi libri e le tue poesie e, non ultima, per la lezione di vita che sai regalare. Al mondo ci sono poche cose degne di senso: un grazie anche alla tua intelligenza e alla tua amicizia continua! ...


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