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A Padova la ceramica si fa donna

Roberta Balmas
da: Bta - Bollettino Telematico dell'Arte
24 maggio 2007

Il linguaggio della materia: incontro con la ceramica contemporanea. A Palazzo Zuckermann dal 21 aprile al 13 maggio 2007 espongono Daniela Chinellato, Maria Teresa Frizzarin, Ingrid Mair Zischg, Fiorenza Pancino, Bianca Piva, Vania Sartori, Emanuela Sturaro.

A Padova la ceramica si fa donna. Artiste donne che fanno della materia una personalissima ricerca, usando un linguaggio diverso, volto a dare nuovo respiro a quella che, erroneamente, viene ancora chiamata arte minore, ma che minore non lo è proprio, la ceramica. Come e quando si potranno sfatare gli antichi stereotipi e concetti obsoleti che considerano ancora la ceramica minore rispetto alle altri arti (altra categoria, considerata minore, l'arte orafa); come si può ancora pensare di dividere, nel terzo millennio, l'arte in classi e sottoclassi, come se l'arte con la A maiuscola fosse solo e sempre quella pura, libera che scaturisce da chissà quale geniale mente solo perché è avulsa da esigenze funzionali ? Per fortuna a Padova una mostra ha tentato ed è riuscita egregiamente a dare vigore, credibilità e visibilità alla ceramica contemporanea. Una mostra voluta tutta al femminile proprio perché il tema delle "quote rosa" si ripercuote anche nell'arte e la Commissione Pari Opportunità del Comune di Padova ha voluto Gabriella Villani, critica d'arte, curatrice della mostra e di molte altre, già presidente della CPO e attuale componente della stessa con la nomina specifica, nella sottocommissione cultura, alla realizzazione di questa mostra davvero particolare ed unica, capace di dare una visione del panorama ceramico contemporaneo, al femminile.

La scelta delle artiste, tutte di origine veneta, abbraccia diversi modi di concepire e di usare la ceramica; ognuna di loro con le singole opere ci mostra come e cosa abbia caratterizzato il percorso che l'ha condotta a sperimentare forme, colori e materiale diversi. Protagonista principe per tutte è l'argilla, il fondamento, il minimo comune denominatore, da cui partire. L'argilla considerata la madre-terra, una terra che darà i suoi frutti, con specificità e soluzioni diverse ma dove, in tutte le artiste presenti alla mostra, permane l'essere femminile, l'essere donna-artista. Alcune partendo da oggetti quotidiani e d'uso comune le riscopre dando quel "tocco" femmineo che da un rivestimento, da un impasto misto, da sabbia, da metallo, da copertura, riesce a trovare soluzioni originali, godibili e capaci di attirare lo sguardo e induce l'osservatore a interrogarsi sul linguaggio della materia.

Una griglia ondulata, posizionata in orizzontale, in verticale, ornata di rose di vari colori di Maria Teresa Frizzarin, acquista valore di "casa" dove la rete metallica fa da piacevole texture, dando così una nuova identità, un nuovo senso al quadro, all'appeso, al decorativo, stravolgendo il suo rapporto classico. Qui c'è un rapporto relazionale diverso tra l'originaria funzione dell'oggetto quadro: tutto è più aereo, leggero e trasparente.

Alcuni oggetti hanno subito una profonda modificazione nella sostanza, oltre che nella superficie e ci portano a pensare a scene di vita, di relazione come lo sono le opere o meglio le sculture architettoniche di Vania Sartori. L'artista, infatti, non si limita a prelevare dalla realtà quotidiana i suoi manufatti, ma li trasforma per mezzo di una manipolazione disciplinata e paziente, che da un lato conserva il simulacro degli oggetti, ma dall'altro ne altera l'aspetto. Mentre le opere di Fiorenza Pancino ci fanno andare indietro nel tempo, all'infanzia dove tutto era bello e svolazzante come le sue farfalle, ma, soprattutto, buono, zuccherino quindi torte a vari strati colorati sormontate da ciliegine. Il suo è certamente un rapporto ludico e spiritoso con la materia.

La grande installazione di Daniela Chinellato, appositamente realizzata per questa occasione, ci porta a guardare verso l'alto: le grandi torri si ergono possenti ma non imponenti e il nostro sguardo sale, va al di là; ciminiere dal cui camino esce fumo colorato, che ci conduce al senso del caminetto, della casa, del focolare antico raccoglitore di persone, o anche piramidi che si abbracciano seppur separate tra loro.

L'artista Ingrid Mair Zischg con le sue strutture in acciaio dove, uno dentro l'altro, sono inseriti tanti baccelli di forme e colori diversi posti su sfondi grigi, e l'uso che fa dell'oro e argento, ci porta invece in un clima diverso, un po' surreale e magico, dato anche dalle sue strutture verticali.

Ma le due artiste Bianca Piva e Emanuela Sturaro danno senz'altro, più delle altre, l'idea dell'evoluzione della ceramica, forgiando strutture e sperimentando materiali, accostando l'antico al moderno, tecniche vecchie e nuove a confronto, non in contrapposizione, ma in un'integrazione, in un completamento e in una ricerca profonda dove sapienti abilità manuali sono state capaci di trasformare e ri-impostare il classico piatto, tipico di Emanuela Sturaro; mentre la particolare tecnica usata da Bianca Piva, lastra con paperclay, c'è un uso delicato e profondo. La sua abilità consiste proprio nell'usare la lastra come se fosse un foglio di carta bianca da manipolare e trasformare realizzando fantasiose sculture che ricordano aria, acqua, terra e luce.

La mostra e il catalogo rientrano nel progetto Ventiperventi, ideato da Gabriella Villani, che la Commissione Pari Opportunità ha già, negli anni passati, promosso per altre mostre al femminile.

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