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La soglia

Esposizione d’arte internazionale
“opere su carta” - 3-23 dicembre 2005
La Medusa Centro di Cultura, Este.

“Dal centro del labirinto alla soglia.” Inizia così la sua presentazione in catalogo Marco Fragonara, in un intelligente percorso di ricerca che partendo dal “labirinto”, passando per il “nulla” e il “vuoto”, ci ha portati al tema della “soglia”. Posso dire che io c’ero, allora per il “labirinto” e oggi per “la soglia”. Sono passati quasi dieci anni nei quali purtroppo mi sono perduta molte manifestazioni organizzate con la solita raffinatezza da Turi Fedele, che sono felice di aver ritrovato, e al quale mi lega un affetto comune: Camillo Semenzato.

Per il labirinto erano presenti trentotto artisti, per la soglia cinquantacinque. Il panorama si è allargato e la possibilità di avere a disposizione un’ampia gamma di immagini ci fa pensare che l’idea della soglia tutto sommato non sia poi così lontana dal labirinto, dal quale si usciva senza fuggire, scrivevo allora. Ed in effetti la soglia è quel varco oltrepassato il quale si entra in un’altra realtà, dimensione, tempo e spazio. Trattiene in sé un concetto di frontiera, in qualche modo il senso di trasmigrazione tra mondi in possibile comunicazione.

Se “il labirinto” dava degli input precisi, ma dai quali si poteva fuggire, con la soglia ciò non è possibile. E’ un andare avanti e indietro, un passaggio obbligato per un luogo preciso, un oltre fissato anche nella memoria. E’ un tema bellissimo e affascinante sul quale vorrei poter parlare a lungo, ma non è il mio compito ora. E’ un altro; e dire della mostra è un piacevole dovere nei confronti di chi l’ha messa a punto con tanto impegno. Quindi “la soglia” come rappresentazione d’arte, e qui gli artisti si sono liberati come affascinati dal soggetto-tema. Opere su carta, incisioni, tecniche miste, matita, carboncino, acquerello, acquatinta e altro. Poco più di una decina gli artisti ritrovati, che magistralmente hanno quasi tutti cambiato registro.

Otto i temi consegnati loro: La soglia e il tempo, la soglia dell’attesa, la soglia e il frammento, la soglia come limite definitivo, logorare la soglia, la soglia della percezione, l’ironia della soglia, la soglia e l’altro. Sarà impossibile parlare di tutti, ma di ogni sezione esamineremo alcune opere.

Ancora una volta Verena Winkler usa il simbolismo, ora come mezzo per raccontare in che modo il tempo possa essere un viaggio attraverso la soglia. Kirstin Grothe avvolge con un’ipotesi di nebbia la città industrializzata.

Mi piace ricordare di Teodoro Cotugno la sua acquaforte così precisa e naturalistica che ci conduce oltre. In cammino verso la collina. Mentre Bruno Gorlato non si smentisce con la bella acquaforte del “Viaggio”che porta inevitabilmente ad un approccio sicuro. Maria Fabiola Ungredda apre emblematicamente una cerniera-lampo sulla bocca perché ne esca libera la parola fin qui in attesa.

Inevitabile per Marina Ziggiotti scegliere il frammento, che è la sua peculiarità indiscussa, e che magistralmente ci propone con “Il teatrino delle ombre”.

Flavia Belò offre un’acquaforte di livello il cui tema (…limite definitivo) è raccontato con la suggestione del volo, forse dell’anima. Fulvio Tomasi regala un mondo fantastico dove ci si può incontrare, ma anche no.

In Diana Lomeihing la fusione delle due culture, quella occidentale e quella orientale, assume significati allegorici.

L’idea della percezione delle cose recepita attraverso i sensi è quanto Maria Chiara Toni, con la sua “Isola” che non ammette dubbi, consegna.

Andrei Lukaszewski è divertente con il disegno dell’albero curioso, così come Albino Palma la cui “soglia benigna” è qui piena di satira. Certo: il tema era “l’ironia”.

Pietro Diana, in un disegno a china perfetto, considera “la soglia” un passaggio tra l’Io e gli altri. Il tutto sotto controllo. In analogia concettuale Maria Causa vede “la soglia” attraverso la feritoia del Burqa.

Vi è in questa pregevole mostra un coerente itinerario visivo il cui giudizio non può che essere positivo. La difficoltà di comprensione per i non addetti è superata dalla ricercatezza dei lavori, in un percorso complesso ma non del tutto nuovo.

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