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Ines Fedrizzi
i labirinti della memoria

Alla Galleria Civica di piazza Cavour di Padova

Preceduta da un vigile motociclista che le apriva la strada verso la città, Ines Fedrizzi è arrivata a Padova, proveniente da Trento, nel primo pomeriggio di mercoledl 8 marzo Festa delta Donna.

Ed una festa è stata per questa artista dal giovane cuore. La Galleria Civica di Piazza Cavour offriva un notevole colpo d’occhio ai molti intervenuti per questa inaugurazione. Una gialla mimosa era collocata all’ingresso, simbolo della giornata che si andava festeggiando. Cinerarie bianche e blu dalle carnose foglie ricordavano ai visitatori che all’interno simili colori si sarebbero ritrovati sulle tele sgargianti di Ines Fedrizzi. E poi gardenie rosa e verdi ficus erano muti testimoni del percorso espositivo I labirinti della memoria curata per l’Assessorato alla Cultura da Enrico Gusella e Gian Franco Martinoni, con l’adesione della Consulta Femminile del Comune di Padova e la Fondazione Marisa Bellisario, è stata inaugurata dal Sindaco Giustina Mistrello Destro.

Di Ines Fedrizzi e della mostra hanno parlato l’Assessore alla Cultura Giuliano Pisani e Gabriella Belli, direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto, la quale ha raccontato episodi e vicende legati alla vita dell’artista. Più nel dettaglio, invece, Enrico Gusella ha parlato degli aspetti più profondi legati al concetto di labirinto.

Su un impianto astratto s’innesta il colore, in cui sono prevalenti i blu ed i rossi in una raffinata gamma di sfumature, i gialli mai violenti e i verdi brillanti. Colori incredibili d’una vivacità unica. Il linguaggio strutturale è, come direbbe Jorges Luis Borges, un alfabeto di simboli, in questo caso rosoni che a volte s’intersecano tra loro o con immaginari percorsi, linee e segni che s’intrecciano per sciogliersi e ricomporsi in forme labirintiche, come i sentieri d’una corteccia cerebrale mnemonica.

Negli anni scorsi la Fondazione Marisa Bellisario ha consegnato ad Ines Fedrizzi un riconoscimento per i suoi meriti artistici, che in occasione di questa mostra sono accorsi numerosi per renderle omaggio.

La sua storia di artista ha radici relativamente lontane. Comincia a dipingere negli anni immediatamente precedenti il 1960, quando a Trento apre la sua prima galleria d’Arte. I contatti importanti con il mondo artistico li ha nel momento in cui conosce Angelico Dallabrida, Fortunato Depero e Luigi Bonazza. Inizia sperimentando il figurativo, abbandonandolo tuttavia molto presto per abbracciare l’informale che sentira in modo appassionato. La pittura americana di ricerca dell’action painting è il suo riferimento in quegli anni e nei successivi. Gli scambi culturali veneziani e milanesi la fanno conoscere anche in ambito internazionale. L’amicizia con Lucio Fontana e Roberto Crippa, che conosce a Milano frequentando l’ambiente di Brera, dà l’avvio ad un periodo particolarmente felice della sua attività. Pur rimanendo fedele alla scelta astratta, comincia a sperimentare nuove tecniche, dando inizio anche ad un notevole lavoro di ricerca su forma e colore. Resta fortemente affascinata dal frottage, che l’accompagnerà lungo tutta la sua carriera di artista. Lo modifica, arricchendolo con interventi segnici originali, che diventano espressione riconoscibile della sua pittura.

Mandala, cerchio magico, luogo mistico della mente: saranno così chiamate dalla critica le opere di quel periodo, che ricordano in qualche modo il mondo orientale. L’amicizia con personaggi intellettuali giapponesi l’arricchiscono spiritualmente favorendone la già notevole creatività. La fantasia sbrigliata la spinge anche alla sperimentazione di disegni per tessuti d’autore. Nel frattempo si dedica con continuità alla sua attività di gallerista, che la costringe a diradare la partecipazione alle mostre. E di quegli anni il sostegno e la promozione che lei offre a pittori locali con i quali stabilisce amichevoli rapporti, aiutandoli anche nelle loro scelte artistiche.

Nel frattempo la sua pittura subisce una svolta fondamentale per ciò che riguarda il colore, che diventerà più brillante e violento, un cromatismo frammentato da icone, simboli e grandi tracce che da sole sembrano sostenere l’intera tela. Le opere si dilateranno, amplificandosi senza tuttavia modificare il ritmo continuo e originale.

E siamo all’oggi, in questa mostra dove sono presenti circa cinquanta lavori, la maggior parte dei quali di grande formato. Ne osserviamo alcuni con attenzione. Spine dorsali, colonne verdi, rosse o blu, nelle quali si possono intravvedere piccoli volti, misteriosi personaggi, alieni dagli occhi dolci, farfalle nottume. Oppure una visione al caleidoscopio. Si gira, ed ecco un’altra immagine appare, la fantasia prende il volo e si perde nei labirinti della memoria.

(da: Padova e il suo territorio, nr. 85, 2000)

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