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Guercino e la pittura emiliana del '600.
Capolavori dai Musei Romani

Al Palazzo Zabarella di Padova

Di Giovan Francesco Barbieri, comunemente conosciuto come il Guercino, si è aperta nel Palazzo Zabarella l’interessante anteprima che avrà seguito a Roma nella primavera del 2001. La mostra non è soltanto incentrata sul grande maestro del seicento, ma comprende anche opere di Annibale e Ludovico Carracci, Guido Reni, Domenico Zampieri, Guido Cagnacci ed altri.

A monte di quest’ ampia rassegna vi è stato un grande impegno di restauro che ha portato alla luce quelle che prima erano attribuzioni a divenire quasi certezze. Ci riferiamo in particolare al ritratto della giovane Beatrice Cenci, considerato fino ad oggi una copia di incerta paternità, che viene ora attribuito sicuramente a Guido Reni. Così come il San Girolamo e l’Allegoria della Pittura e della Scultura sono stati riconosciuti come del Guercino.

La scuola emiliana è senza dubbio una delle più importanti dell’epoca e segna la fine del manierismo per un ritorno alla natura attraverso una rivisitazione della grande scuola dei maestri del Cinquecento. Nasce in questo periodo l’Accademia dei Desiderosi prima e subito dopo quella degli Incamminati, nelle quali gli artisti si esprimono sin dalla loro formazione attraverso decorazioni ad affresco di carattere simbologico. Negli stessi anni il panorama di interessi culturali fa sì che principalmente a Bologna, ma in quasi tutta l’Emilia, si radichi questa scuola che offre un ventaglio di ampio respiro. Il giovane Guercino nato a Cento nei 1591, resta però ancorato alla sua terra, dove matura esperienza di autodidatta sulle opere del vecchio Ludovico Carracci, cugino dell’altro Carracci, Annibale, alla cui scuola romana erano invece approdati gran parte degli altri artisti emiliani.

Il fatto che tutte queste opere disperse nei vari musei e collezioni siano state raccolte in un’unica mostra, gratifica lo sforzo dei curatori e mette in risalto la grande possibilità di far conoscere ad un vasto pubblico la pittura emiliana del Seicento. Quindi una notevole operazione culturale.

La rassegna padovana è imperniata sul Guercino. Saul contro David è l’emblema della mostra stessa e il volto implacabile del fiero re ben identifica questo pittore dai colori e dalla pennellata morbidi e dalla luce marcata che dà vigore ai personaggi evidenziandoli su uno sfondo più scuro di colonne e cielo. Come non dire del San Girolamo in atto di sigillare una lettera, dalla candida barba fluente e dal corpo vigoroso sul quale è drappeggiato un ampio mantello rosso dalle pieghe pastose. Nell’Allegoria della Pittura e della Scultura, accomunate come sorelle, la luce crea ombre e guizzi tra le crespe degli abiti. Il vecchio San Luca con il volto incorniciato da una folta barba e con addosso un fluente mantello scarlatto ci guarda assorto.

Il Ritratto d’uomo giovane di Annibale Carracci è un esempio di pulitissima tecnica pittorica. Il viso dall’incarnato roseo, con poca barba, dalle labbre carnose e dallo sguardo sereno e caratterizzato dalla bianca gorgiera che lo fa risaltare e ne riflette la luce, illuminandolo.

Il suggestivo dipinto di Guido Cagnacci rappresenta Maddalena svenuta, con il capo riverso all’indietro in uno scorcio ardito e singolare mentre regge un teschio ed una catena. La chioma fulva arricciata e lunga, s’intravvede alle sue spalle, lasciando completamente scoperti i piccoli seni. Il corpo di colore pallido quasi latteo si mostra in tutta la sua sensualità, riparato appena da una coltre logora dai verdi toni.

Molte sono le opere di cui vorremmo parlare, ma abbiamo scelto alcune di quelle che per noi sono le più significative, collocate in un allestimento di grande gusto che dà particolare risalto ai numerosi dipinti esposti.

Concludiamo, non a caso, con un capolavoro. Splendido, il viso quasi stupito, dolcissimo e sgomento, avvolto da una nivea luce irreale che si diffonde attorno è il Ritratto di Beatrice Cenci. Quest’opera è certamente di Guido Reni, grazie alle indagini riflettografiche e radiografiche eseguite di recente in occasione dei restauri dei quali abbiamo già parlato. Beatrice è protagonista di una fosca storia di ribellione nei confronti del padre che di lei aveva approfittato. Lo ucciderà e per quest’atto liberatorio verrà condannata e giustiziata. Bella, giovane e sfortunata. Ci resta negli occhi e nel cuore lo sguardo stupito, quasi presago di un tragico destino.

(da: Padova e il suo territorio, nr. 88, 2000)

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