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Nader Khaleghpour
Gli occhi del cuore e dei sensi

Alle Ex Scuderie di Palazzo Moroni di Padova

Nato in Iran, nella Persia dello Scià, la Persia dei colori, la Persia dei tappeti più belli del mondo dalla quale ha sentito di doversene andare. Esule, nomade alla ricerca di se stesso, Nader Khaleghpour ha trovato la sua patria definitiva e la sua dimension artistica qui da noi. Gliene siamo grati, perché la sua arte è una sintesi e al contempo un ponte tra il lontano e favoloso oriente e l’industrializzato occidente. A Padova ha trovato la sua dimora fisica ed intellettuale. Non ha lasciato i ricordi nella sua terra vicino al Mar Caspio, li ha portati con sé come consolazione dell’autoesilio fino dal 1973. La sua formazione avviene frequentando l’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto la guida di Carmelo Zotti. È rientrato nel suo paese insegnando per qualche tempo alla facoltà di Belle Arti dell’Università di Teheran, sperando di sentirsi realizzato appieno e di trovare un contesto adatto alla sua personalità di artista. La nuova realtà politica, peraltro da lui auspicata, lo costringerà invece a lasciare l’Iran definitivamente.

Ed eccoci a parlare di quest’ultima antologica nelle Ex Scuderie di Palazzo Moroni, che ben si adatta alle opere suggestive di questo inusuale artista. Opere varie, che spaziano dalle incisioni precise, agli oli dai caldi colori e alle chine marroni. Cavalli dalle criniere come lunghi capelli che si perdono nel cielo, dove anche nel cuore della luna cresce l’albero della vita. Cavalli che volano nell’aria, o che pacificamente brucano nel prato. Ma non solo i cavalli volano, anche le figure femminili fluttuano nel cielo con ondulate movenze oppure, come ballerine, danzano sulle punte o nuotano nel cielo come nel mare. Tecnica, quella dell’incisione, che l’artista via via perfeziona, colorandola fino ad arrivare ad una elegante miniatura ch’è sintesi di due culture, quella lontana dell’oriente e quella occidentale nella quale oggi egli è.

E ancora i cavalli e gli uomini, strani come ai primordi della vita, questa volta nelle chine su carta, dai toni caldi e drammatici. Ma ne Le vie del mare una lunga serie di lavori ad olio dall’impasto color del cielo con velature grigie o solo un poco rosa, i personaggi hanno i volti appena accennati, oppure voltano le spalle a chi guarda, come in un viaggio segreto verso l’ignoto.

Gli occhi a mandorla dei suoi personaggi, umani e non, per certi versi suggestivi, hanno uno sguardo dolente, quasi drammatico. Emblematici forse del disagio interiore che ancora accompagna l’artista.

I ritratti: maternità dipinte dentro l’acqua trasparente, donne dal ventre gonfio di vita nuova, donne dal volto senza volto. Colori freddi verdeazzurri, e poi soffici carnicini.

Diverse le ragioni che danno corpo all’arte di Nader Khaleghpour e che sono solo apparentemente contradditorie. Oriente e Occidente si fondono in lui in modo non violento, nonostante siano espressione di culture ed esperienze tanto lontane e diverse. Una ricerca in fondo che ci porta a considerare anche le contraddizioni, sia pur estreme dell’oggi, non in antitesi ma in simbiosi.

(da: Padova e il suo territorio, nr. 93, 2001)

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