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Mario Fiorentino
La memoria storica dell'oncologia padovana

È motto riservato, e la prima impressione che se ne ricava è di leggero distacco, impassibile, studia la persona che ha dinnanzi parlandole contemporaneamente. Riesce comunque ad infondere in chi ha di fronte tranquillità e sicurezza, perché è sempre importante essere rassicurati, qualunque sia la storia personate.

Mario Fiorentino. Perché la memoria storica dell'oncologia padovana? Perché lui ha iniziato quando ancora non si parlava di oncologia, nel senso che l'attribuzione del termine medico oncologo, poteva sembrare negli anni Sessanta troppo nuovo e forse inadeguato. Dopo la laurea conseguita nel 1952 nella nostra Università con il massimo punteggio, inizia la sua carriera medica prima come assistente Anatomo Patologo e poi come Internista presso la Divisione di Radioterapia dell'Ospedale di Padova. Successivamente il professor Bruno Bonomini lo prende con sé nella Divisione di Radioterapia dei tumori di cui era primario.

Nel 1963 viene istituita a Padova, per merito del professor Mario Raso, la Scuola di Specializzazione in Oncologia ed è proprio qui che Fiorentino, nel 1966, ottiene il diploma di Oncologo. È fautore della strategia, non sempre ben accetta, dell'attivita clinica multidisciplinare, fondamentale per chi opera in branche diverse, ma collegate tra di loro. Queste riunioni altargate permettono l'acquisizione di una maggiore cultura per ciò che si sente e si vede praticare da altri specialisti, ma anche per il forte stimolo che ne deriva, a migliorare le terapie da impiegare. I gruppi multidisciplinari sono quindi in grado di trattare una più ampia varietà di neoplasie ma anche un numero statisticamente maggiore. Il professor Fiorentino ha svolto anche una significativa attività didattica tenendo corsi nell'ambito dell'Università degli studi delta nostra città, partecipando nel contempo a simposi e congressi spesso da lui organizzati.

Nel 1977 diventa Primario delta Divisione di Oncologia Medica dove rimarrà sino all'ottobre del 1997, una lunga carriera costellata di grandi soddisfazioni, di importanti riconoscimenti come il premio Papa Giovanni XXIII, la Borsa Fullbright Hays, il Rhone Poulenc Pharma e il più recente Cilag per la qualità della vita in oncologia. Ma ciò che per lui ha contato di più è la riconoscenza che ha avuto dai pazienti che ha curato e dai loro familiari. Era ed è rimasto una persona di grande umanità. Uomo dal carattere forte, deciso, appassionato del suo "mestiere", ha lasciato anche nel personale che per tanti anni lo ha seguito, nostalgia e un ricordo indelebile. Scrupoloso nel lavoro, nel rapporto con gli altri e soprattutto con i malati, per i quali non aveva orario e nemmeno preferenze, se non per i più deboli e disagiati. Qualcuno racconta che alla richiesta di una particolare attenzione per un personaggio di riguardo, egli abbia risposto più o meno così: mi chiedete per uno, e cosa faccio con tutti gli altri? Questa semplice frase è sintomatica del personaggio, della sua grande fermezza e del coraggio nell'affrontare situazioni difficili o critiche con chiunque e a qualsiasi costo. Tutt'altro che "barone" in sostanza, cioè non l'irraggiungibile o l'inavvicinabile, al contrario ha sempre dato spazio e attenzione a tutti, senza mai andare sopra le righe, un esempio per gli altri, colleghi e non. Ciononostante, anche se non spesso, aveva i suoi "momenti no". Se ne accorgevano i suoi collaboratori quando invece che con il nome proprio li chiamava con il cognome alzando appena il tono della voce. Si dice pure che non scendesse mai al bar, per non togliere tempo prezioso ai malati. Che sia vero o falso questo aneddoto "metropolitano" non lo sappiamo con certezza; sta di fatto che al bar in effetti lo hanno visto ben poco.

Ora è in pensione, ma non se ne dispiace più di tanto, perché ha da fare lo stesso. Per esempio trattenersi con la moglie Giovanna, solare e comunicativa, ed ancora con i figli ed i nipotini, magari riattando i vecchi mobili di casa o ascoltando musica classica di cui è un appassionato esperto. Continua ad aggiornarsi, scrive in riviste specialistiche, pubblica libri principalmente sulla diagnosi e cura delle malattie neoplastiche e sul loro impatto psicologico. Ha fatto parte, sin dalla fondazione, del Comitato Etico del Centro Oncologico Regionale, del quale è ora socio onorario. Di lui ci manca la grande esperienza e la notevole saggezza. Il suo ultimo libro, una riedizione di quello del 1999 sulla "diagnostica clinica in oncologia medica", è una assoluta novità bibliografica e, ciò che più conta, rappresenta l'eredita di Mario Fiorentino per il mondo medico.

(da: Padova e il suo territorio, nr. 98, 2002)

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