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Nel segno del labirinto: incisioni e disegni contemporanei

Ex Pescheria di Este, dal 14 al 26 febbraio 1998.

Il luogo è molto suggestivo e la manifestazione è stata allestita con cura ed una diligenza che cerca la perfezione. Nulla è improvvisato; in catalogo è presentata da uno scritto introduttivo di Enrico De Zordo nel quale, in sintesi, ci dice che il centro del labirinto e il centro delta vita stessa, mentre nella sua premessa Marco Fragonara tende a mettere in evidenza la molteplicità e nello stesso tempo l'essenzialità del significato che l'immagine del labirinto oggi può avere. Ci piace tuttavia pensare che non sempre il labirinto è stato opera dell'uomo: questo ancora dice Marco Fragonara e noi vogliamo credere che il labirinto sia un luogo di felicità e di gioia dal quale si esce senza fuggire.

La rassegna vede la presenza di trentotto artisti non solo italiani, alcuni dei quali danno la loro personate interpretazione grafica del labirinto, mentre altri prendono spunto da questo motivo per altre divagazioni.

Passiamo così dal naturalismo di Teodoro Cotugno e Francesco Conte, alle sintesi espressionistiche di Lucy Jachamowitz, Mara Rauzi, Edoardo Salvi, Luciana Nespeca, Mirando Haz; alle interpretazioni surreali di Benito Trolese, di Claudio Olivotto, di Luca Daum; ai geroglifici simbolici di Paola Cortellazzo e Angela Colombo e alla scrittura di Renzo Margonari, di Lucio Passerini e Luce Delhove; all'iperrealismo di Serena Conti, di Narumi Harashina e al simbolismo di Verena Winkler.

Carattere comune di tutte le opere in mostra e la loro accurata selezione per cui nonostante le differenze tematiche e formali abbiamo una grande armonia e coerenza di percorso visivo.

Ancora una volta, il gusto raffinato e l'intelligenza di Turi Fedele hanno condotto ad una manifestazione molto significativa e di alto livello. La mostra testimonia ancora una volta l'efficacia dell'arte grafica come mezzo di comunicazione nel mondo di oggi, che può raggiungere espressioni non solo dal significato profondo, ma anche capaci di possedere una stimolante vivacità e in certi casi persino divertente.

Tra le opere della rassegna che ci sono piaciute ricordiamo: "Dall'albero" di Ivo Mosele, un soffice albero della vita sulla sommità di un tronco e al centro di un regolarissimo labirinto; "Cammino o percorso" di Alessandra Ragionieri una spirale, un'impronta digitale, su vecchia carta ottocentesca; il "Labirinto" di Bruno Missieri, un'acquatinta magistrate dove tutto è silenzio. E "Deserto e preghiera" di Luca Daum, un'acquaforte dove il paesaggio si fonde nel gioco. Interessante "Il terremoto nel labirinto" di Chiara Toni, nel quale il labirinto si sfalda per lasciare il posto ad un motivo casuale e senza uscita. E ancora Lucio Passerini con il suo "Locus perditus", una xilografia basata tutta sui toni bianchi e neri come la trama di un tessuto perduto. Vladimiro Elvieri con "Fiori labirintici" un graffito su carta, ci fascia perplessi di fronte allo stupore dell'animale-personaggio che scruta i fiori a forma di imbuto, e ancora Leandro Piazza, Callisto Gritti, Cristian Mondini, Ilaria Ciardi e Thea Blaas. Tutte le opere esposte andrebbero citate, ma lo spazio è tiranno.

La mostra rappresenta una sintesi molto eloquente delle correnti oggi in atto ed è in grado per la scelta delle opere e la raffinatezza della loro esposizione di suscitare un giudizio positivo anche in chi e più restio ad inoltrarsi in un percorso così nuovo e difficile.

(in: Padova e il suo territorio, nr. 73, 1998)

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