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"La vedova scalza" di Niffoi finalista al Premio Campiello

Un'affollata Aula Magna Galileo Galilei all'Università di Padova, il 10 giugno 2006 ha ospitato la quarantaquattresima selezione del Premio Campiello. La giuria di letterati, presieduta da Giorgio Albertazzi che si è abbandonato a una recita fuori programma, ma attesa da tutti, del 26° canto dell'Inferno dantesco, ha scelto, tra discussioni e dibattiti, la cinquina che a settembre proclamerà il vincitore dell'ambito premio. I giurati, dopo tre votazioni, banno dato la loro preferenza a Le uova del drago di Pietrangelo Buttafuoco.

Con solo due voti di scarto La vedova scalza di Salvatore Niffoi si è piazzata al secondo posto. Seguono Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti, Ti tascio il meglio di me di Giancarlo Marinelli e Di viole e liquirizia di Nico Orengo. Ma i nove voti dati al libro del nostro Niffoi e per il quale parole di elogio ha speso anche Gian Luigi Beccaria che ha considerato il libro di notevole livello, sono un grande riconoscimento.

Anche gli altri giurati tra i quali Folco Quilici, notoriamente legato alla Sardegna e in particolare alla Gallura, Paola Bianchi De Vecchi, Maria Latella, Elena Loewenthal, Philippe Daverio, Lorenzo Mondo, Antonio Puri Purini e Umberto Vattani, concordemente hanno rilevato in ognuno dei finalisti, leggerezza e distaccata malinconia, puntuale ricostruzione storica e "un ritorno a casa" dovuto a un espressionismo linguistico pervaso da frasi dialettali. E' stato molto apprezzato dai giurati la commistione tra dialetto e italiano che danno a questi libri un senso di familiarità, un modo diverso di comunicare.

Ancora una volta qualcuno della Sardegna attraversa il mare e sbarca in Continente portandole prestigio. Ma chi è dunque, Salvatore Niffoi. Vive e lavora a Orani in provincia di Nuoro, in una Casalaboratorio dove progetta e realizza le sue creazioni in ceramica, per le quali utilizza l'antica tecnica Raku.

Nel 2005 sempre per Adelphi ha pubblicato La leggenda di Redenta Tiria che racconta di Abacrasta, paese di pastori, dove la povertà e la violenza costringono prima o poi gli abitanti a compiere un gesto tremendo. Solo l'arrivo di Redenta Tiria cambierà le sorti di questo paese in un modo... che lasciamo al lettore di scoprire, cosi come gli lasciamo la curiosità di sapere perché il titolo La vedova scalza, libro finalista al Campiello.

E' ambientato nella Barbagia arcaica, a cavallo tra le due guerre. Niffoi racconta con una lingua antica, ma alto stesso tempo poetica, intercalata da frasi che a volte risultano di difficile comprensione, di un amore che vive oltre la morte e di come si possa, pur amando smisuratamente, non perdonare. Una feroce vendetta è il filo conduttore di questa storia narrata come una canzone le cui note sono un battito che da lento, progressivamente, diyenta ossessivo.

Storia, questa, che appassiona per la sua straordinaria bellezza. Inizia con: "Me lo portarono a casa un mattino di luglio...".

"Il Messaggero Sardo", agosto 2006

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