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Prefazione a
Mutevoli trasparenze

Prosegue il cammino culturale messo in atto dalla Commissione Pari Opportunità per dare la giusta evidenza alla creatività propria del pensiero femminile e di ciò che esso è capace di produrre soprattutto nell'arte. Ne è testimonianza tangibile la mostra dello scorso anno, (S)cripturae, nella quale sono emerse originalità, inventiva, preziosismi non comuni. Erano intimismi profondi e complessi, suggestioni e genialità del mondo femminile.

Oggi, per l'occasione della Festa della Donna, sono invece le luci e i colori del vetro, in diversa simbiosi, che traspaiono da un materiale povero eppure sofisticato, difficile da trattare. Un significativo recupero di ciò che una volta era conosciuto come "antico mestiere" riproposto oggi in una rivisitazione di assoluta valenza creativa.

Nell'occasione gli artisti che si affacciano a questa ribalta sono undici, di varia nazionalità, un numero relativamente piccolo rispetto all'anno scorso. Con una eccezione: sono presenti questa volta anche quattro uomini, un'interpretazione personale, se si vuole, del concetto di parità. Undici artisti, un numero contenuto dicevamo, ma nell'arte come nella vita è la qualità che conta.

Il luogo espositivo è tra i più prestigiosi della nostra città, il Piano Nobile dello Stabilimento Pedrocchi, vetrina importante per una mostra che si offre alla città e ai molti visitatori dello storico Caffè, e che presenta un tema inusuale e raffinato. Le opere qui esposte sono espressione del vetro in una originalissima gamma di letture diverse, interpretazioni suggestive offerte da un materiale che non sempre permette preziosismi o astrazioni di altissimo livello. Ma qui il vetro assume significati e virtuosismi interpretativi di notevole effetto. Ed allora ecco Isabella Bertocco che usa il vetro come se lavorasse con acquerelli, per velature, per sovrapposizioni leggere, unendovi l'oro, l'argento e il platino.

Nelle sculture di Franco Bianchetti il colore si rarefà giocando comunque un ruolo decisivo, la ricerca diventa più dettagliata, più minuziosa, contraddistinta da un marcato intimismo. Con Riccardo e Raffaele Darra, padre e figlio, la tradizione continua. Lavorano nello stesso laboratorio insieme, creando opere diverse per tecnica: vetro-mosaico l'uno, vetro-fusione l'altro.

Presentando Do Kónig Vassilakis, Igor Mitoraj dice: "Sembra che abbia raccolto le lacrime d'oro che Afrodite lasciò cadere sul fondo del mare". Le sue sculture rievocano emozioni antiche per la sensualità delle forme tondeggianti, morbide, femminili. Federica Marangoni usa il vetro dal 1970, spesso unendolo ad altri materiali. I suoi "cuori" emblematicamente passionali sono il segno di un amore che va oltre le tensio­ni umane.

Flo Perkins, esperta del vetro soffiato, deve la propria maturazione artistica a Lino Tagliapietra che considera il suo maestro. A Chihuly e Statom deve invece ciò che lei chiama "energia creatrice", espressa componendo insieme frutti ricoperti di spine e fiori coloratissimi.

Daniela Schónbdchler, la cui specialità è la lavorazione a freddo, tratta lastre di vetro massicce come blocchi di pietra che, dopo essere state singolarmente dipinte, vengono assemblate per fusione.

Specialista nel design del vetro Krystyna Schwarzer Litwornia progetta installazioni di alto livello, ma anche lavori che con antiche tecniche artigianali rifinisce ad uno ad uno, come era in uso fare secoli fa. Sono d'oro zecchino, cristallo e alessandrite i corsetti di Margherita Serra: danno il senso della levità, della morbidezza, in netto contrasto con altre sue opere più forti e di grandi dimensioni.

Thon ritorna alla forma primordiale dell'uovo proiettandolo però nel divenire. Il risultato è accattivante, a volte misterioso, certamente d'effetto. "Le donne e il vetro? Un binomio di successo" dice Marina Barovier, e noi lo condividiamo. Anche perché nelle fornaci di oggi il lavoro viene prevalentemente eseguito in équipe e le donne sono sempre di più in prima linea a fianco dei maestri vetrai. In taluni casi, in questa attività così particolare, esse si sanno ben distinguere, sanno emergere, sanno farsi valere. Ma non basta. Paradossalmente, ma non poi tanto, hanno anche imparato ad usare la forza fisica.

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