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Prefazione a
Trame sottili tra segno e memoria

Il fantasioso viaggio nell'arte di Gianna Scoino è punteggiato di esperienze legate al suo mondo ideale ricostruito nella realtà in modi sempre nuovi e diversi. Dalle prime opere esposte, cito per tutte quelle alla Quadriennale di Roma del 1975, e fino agli anni novanta ed oltre, è un percorso legato alla pittura-scultura: tavolette ricoperte di granelli di sabbia e polveri metalliche, o segni raccontati su un supporto di kimono, oppure comunicazioni scritte su materiale tessile e imprigionate in trasparenti scatole sigillate, quasi un diario segreto lasciato ad un confidente muto. Queste sue esperienze le avevo già apprezzate a Padova nella collettiva (S)cripturae del 2001.

Il mezzo da lei scelto per questa personale, "Trame sottili tra segno e memoria", è la scrittura-immagine, ma anche il supporto corporeo: messaggio discreto di un'arte che non sempre è di comprensione immediata. E tuttavia il suo contenuto indiretto suggerisce una precisa indicazione di ricerca artistica per quanto attiene alla scrittura visuale contemporanea, offrendo notevole risalto e spessore al mezzo espressivo. Di Gianna Scoino è qui ancora evidente una traccia di cripticità. Ma non per questo la "lettura" delle sue ultime opere è meno stimolante. C'è un elemento nuovo che ora diventa primario: è il busto di lei, calco in gesso e garza, o collage di garze su base fotografica, sul quale "cuce" un dialogo costruito su tracce mnemoniche, pensieri ancestrali, fatto anche di silenzi e di riverberi. Che diventano frammenti di scrittura, segni-simbolo recuperati da una memoria antica e forse sommersa. Di forte impatto "Il silenzio", opera in quattro parti, dove le palme delle mani sembrano invitare alla riflessione e al silenzio. Altrettanto, e forse di più, in "Memorie di guerra" opera nella quale il corpo sembra difendersi da un invisibile attacco che tuttavia produce un dolore palese nei filamenti rossi che colano. E così "Sposa di guerra" ascetica, quasi sacrificale, avvolta in un abito di spuma leggera scritto.

Nell'opera "Io come uno sciamano", ma anche in altre, c'è evidente il desiderio forte di identificarsi, di rapportarsi con il soprannaturale che, appunto, è prerogativa dello sciamano. Un modo per mediare fra terra e cielo, attraverso segni di comunicazione interiore e mistica, principio di un colloquio intimo, quasi rituale, che si ritrova anche in "Angelo sciamano".

Il dialogo, come in un diario intimo, si tramuta in scrittura o meglio in grafia, fatta di simboli -"La bombetta dello sciamano"-segni frammentati e successivamente ricostruiti con sapiente lavoro di collage, a traslare ciò che la materia da sola non può. Ed ecco che appare una materia nuova, assai diversa rispetto a quello che prima era, pur avendone gli stessi elementi. Così nasce la sua arte. Che è anche, come lei stessa dice, il tessuto del suo lavoro.

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