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Marcella Piras Zara
Tramariglio 1941-1945

Non è stato solo un incontro tra sardi l'occasione della presentazione del libro di Marcella Piras Zafa: Tramariglio 1941-1945. E' stata una piacevole chiacchierata che si è tenuta nella Sala Ottagona del Caffè Pedrocchi nell'ottobre scorso, alla presenza del vice direttore del "Il Gazzettino" Edoardo Pittalis, dello scrittore Alberto Schön e di Caterina Virdis Limentani in rappresentanza dell'autrice. Coinvolta in prima persona, perché parente della stessa, nominata spesso nel libro, Caterina Virdis ne ha tracciato un ritratto chiaro ed esaustivo. Ma cosa vuol dire esattamente Tramariglio: dal catalano Tramarill vuoi dire "tra due mari". E qui sorse in quegli anni una colonia penale, un po' diversa da quelle che i film ci hanno abituato a vedere. Qui il direttore non era un carceriere nel senso vero, ma una figura bonaria che trattava i carcerati come se fossero figli suoi con l'intenzione, forse, di redimerli.

Perché questa presentazione a Padova, perché proprio nella nostra città vive una numerosa colonia di sardi, circa settecento, che nella regione arrivano a cinquemila. In più, se vogliamo, Padova è gemellata con Cagliari, ed anche questo, in fondo, era un buon motivo. Il Circolo Culturale Sardo Eleonora d'Arborea nasce qui nel 1982. Quest'anno concluderà il ventennale della sua fondazione con un grande convegno su Salvatore Salta, insigne giurista, autore del libro Il giorno del giudizio, la cui prima edizione fu della casa editrice padovana Cedam. Il legame con la nostra città è dovuto al fatto che Sarta è stato docente di procedura civile nel nostro Ateneo prima della guerra. Ciò che va sottolineato è l'impegno dell'attuale presidente Serafina Mascia che in questi anni ha saputo dare una giusta ricompensa alla realtà dell'emigrazione, ai suoi valori, eliminando le difficoltà nell'incontro di due culture.

Ma torniamo al libro Tramariglio. E' la traccia di un'epoca che oggi si potrebbe definire già antica, in quanto ripropone i ricordi di una signora in età ormai avanzata. Ma i ricordi sono vivi, freschi, anche se non recenti. Il racconto è diventato pubblico sulla spinta della richiesta di un nipote desideroso di conoscere la storia legata alla sua famiglia d'origine. E così dalla "cassapanca della nonna", come ricorda Alberto Schön, sono usciti ricordi nitidi e precisi e perfino, potremmo dire, il sonoro di allora: il vento di maestrale, le onde alte sugli scogli, le gocce che cadono ognuna con una nota differente a riproporre una sinfonia antica. Fa capolino tra le righe un po' di buona autoironia, tipica di questa scrittrice. Come quando dice che il direttore della colonia, per rimarcare la velocità del suo cavallo, lo aveva chiamato Telegrafo; oggi forse l'avrebbe chiamato Fax.

A Tramariglio tutti si conoscono, perché è una piccola realtà. Gli stessi carcerati che stanno in divisa solo nelle grandi occasioni, negli altri giorni circolano in paese come qualsiasi persona del luogo. Attualmente si direbbe in libertà vigilata, ma nel caso qui descritto nemmeno poi tanto. La guerra è passata nell'isola, ma senza lasciare le tracce devastanti come in altre regioni d'Italia, pur facendo sentire i suoi effetti anche nella piccola comunità tramarigliese.

Ora Tramariglio e il suo contesto non sono più così. Per questo è importante la memoria. Soprattutto quando è limpida, quando è ancora in grado di ripescare nel tempo. Perché "solo gli occhi dell'anima vedono i luoghi del passato".

(in: Padova e il suo territorio, nr. 107, 2004)

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