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Prefazione a
Al caro prezzo del sangue la vita

Mario Stefani

Molto spesso ci si domanda perché si faccia ancora poesia nel nostro tempo cosí lontano da essa, sí da parerne nemico. Forse la risposta c'è, ed è una motivazione probabilmente ideologica. Scrivere per puro narcisismo, per vanità, per ipertrofia dell'io, per pura confessione, forse non basta pià, ci vuole una molla sociale o vuoi etica che non necessariamente deve essere cattolica o cristiana, ma può ben essere anche laica o di altre religioni, per spingere l'artista a combattere per un credo che non si vuole mito irraggiungibile, ma speranza concretizzabile.

Maurizio Zanon appartiene a questa categoria di poeti inquieti di per sé ed inquietanti. Non è detto che non scappi a volte una composizione come gioco, divertissement, piroetta, marameo scanzonato alla società, alla Pierino, ma è solo un intervallo questo, un momentaneo riposo, una sospensione, attesa e pausa insieme per riprendere la lotta contro i mulini a vento. Zanon lo vedo lancia in resta che lotta contro le ingiustizie e le violenze e gli abbruttimenti vergognosi delle guerre in cui l'uomo miope, anzi accecato dall'odio, continua a credere.

Il male si sa, il diavolo insomma non esiste, siamo noi quando ci comportiamo male, e solo nostra ne è la responsabilità, mai di un 'entità esteriore che potrebbe essere comoda scusa o attenuante.

Il verso di Zanon si agita, s'inerpica, saltella, s'innervosisce, urla, sanguina, grida, dispera, quasi giunge al silenzio non tanto della saggezza, ma della disperazione.

Il mondo è qualcosa spesso di ostile, il mondo umano, è ovvio, che è corrotto e corruttore, non la natura che è conforto e porto sicuro nelle angosce.

Palazzeschi, in una sua famosa poesia, "I fiori", concludeva dicendo, quasi in un'invocazione, sospiro-lamento: "O Dio fatemi uscire dal mondo ".

Mafalda di Quino diceva che il mondo fa male alle masse e voleva scendere da esso. Solo la morte ci libera dai nostri limiti e dalla nostra tragica condizione di impasse. Zanon non perde la speranza, vuole lottare e il suo verso è a volte una spada che mena fendenti e ferisce e uccide per amore.

E cosí il libretto prezioso Al caro prezzo del sangue la vita, irrobustito dalla sua voce inconfondibile.

Vuole la verità o la sua ricerca, vuole donare e sperare, per essere gli altri. Per questo persuade, perché mantiene ciò che promette non invano. Le sue mani non sono piene di aria, di parole usate cinicamente, sono l'espressione di un io che cerca la pace in se stesso attraverso quella degli altri, il suo verso diviene armonia e convince come un momento di sole nel triste inverno.

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