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Il canto di una voce solitaria

Mario Stefani

Balzac afferma ne: Le piccole miserie della vita coniugale che "la pazienza, che secondo Buffon sarebbe addirittura tutto il genio, ... se non tutto ne rappresenta almeno la metà".

Cosí è il poeta Maurizio Zanon. Egli, con infinita pazienza, cuce e cuce trame di parole, di silenzi. Registra, come ago sismico sensibilissimo, le sue emozioni, le sedimenta, ne dà resoconto stilla pagina bianca.

Ne escono piccoli volumetti aurei che, giorno dopo giorno, si allineano allegramente sullo scaffale dei libri che contano, che hanno un senso e che dànno un senso alla vita. Sí, perché il poeta non dà risposte chiare, né le potrebbe dare; non è una Sibilla, né è un profeta, in un tempo periglioso e inquieto, ma ci conduce, ci porta con mano, verso Eldoradi appena intravisti, paradisi artificiali legati al sogno, alla scommessa, alla speranza, senza la quale non c'è vita. Zanon si affida alle parole, e non potrebbe essere altrimenti, alle sue parole. e il suo messaggio si fa via via piú cupo, e prende coscienza del dolore del mondo, universale, cosmico, leopardiano, e lotta contro la violenza, contro il soppruso, contro la cecità dei nostri giorni indifferenti:

Lungo la notte che s'allontana
al caro prezzo del sangue la vita
s'abbandona tra il pianto versato.

Il canto di un'alba nuova
è motivo di riflessione per l'anima
che vede uomini disorientati

con nelle mani la violenta solitudine
di un greve e frustrante disagio.

[La poesia è quella che dà il titolo alla raccolta: Al caro prezzo del sangue la vita, Castel Maggiore (Bo), Book Editore, 1996, p. 11.]

La summa dei suoi libretti rappresenta una strada in salita, che è stata fatta, conquistata con fatica, con evidente dolore, ma anche con infinito rigore. Il suo canto è una voce solitaria, inascoltata, perché il tempo della distrazione è troppo forte e incide negativamente su tutto.

Ampia è la scala del suo pentagramma, e passa dal dolore alla gioia, alla tristezza, all'amore, al senso ludico, al piacere:

Adoro il reggiseno a balconcíno
ove s'affacciano i tuoi seni a provocarmi
tanto desiderosi di farsi baciare dalla bocca mia
maliziosamente cosí come con felicità pagana
nelle belle giornate ci si affaccia al davanzale
per farsi sfiorare dal bacio tiepido del sole.

["Adoro il reggiseno a balconcino" in: Erosversi, Venezia, Editoria Universitaria, 1993, p. 23.]

È un poeta dell'interiorità, del silenzio, della riflessione, della ricerca "ubi consistam":

Silenzioso sole all'orizzonte
stende sul mare il suo manto di luce,
viva ad ogni alba
è la lucentezza conduttrice del giorno,
un senso morbido e dispiegato del nostro vivere
in questo magico recinto d'umane cose,
pathos riconciliante dal sapore antico che libero
dà inizio a quel canto eterno che è la vita.

["In questo magico recinto d'umane cose", testo poetico contenuto nei Quaderni di Poesia Il Calamaio, Castel Maggiore (Bo), Book Editore, 1995, p. 101.]

I suoi versi vanno dalla composizione breve, all'Haiku, fino al verso disteso e quasi solenne, anche se Zanon riesce meglio nelle folgorazioni, nelle brevi illuminazioni, nelle "condensazioni", nelle intense implosioni, nei baluginii che dicono tutto, tutto suggerendo...:

Nel sonno ero addormentato tranquillo:
poi un sussulto, uno squillo,
m'avvicinai all'uscio a piedi scalzi: occhi di gazza
in quel sorriso avea alla consegna la bruna ragazza.

["Telegramma", poesia inedita, scritta da Maurizio Zanon nell'agosto del 1996.]

Oppure:

La morte non piace
perché ci è fedele.

[Epigramma contenuto nella raccolta: Verrà l'estate, Venezia, Tipografia Folin, 1980, p. 14.]

E la parola diviene "verbo", una verità partecipata e commossa, alla Hölderlin:

Sempre si diffonde nel cielo
la luce del sole ai nostri occhi
pare leggero donarsi
risveglio primordiale all'alba del canto.

["Sempre si diffonde nel cielo" in: Le possibilità del cuore, Ibidem, 1989, p. 63.]

E ancora:

Forse pure domani
nel mezzo del gorgo
ritroveremo quel fragile e lento
nostro andare di sempre.

["Speranze" in: Verrà l'estate, op. cit., p. 35.]

La sua è una lunga confessione, un lungo viaggio attorno al suo io, un fiume, anzi un torrente che in piena scorre rapido alla sua foce:

E gli azzurri d'un cielo che lenti se ne vanno
segnano lo stanco ritorno a casa dal lavoro
nel rosso tramonto all'imbrunire.

Questi sono gli spazi del relax
prima di cena e di rivedere le stelle
la tua voce spalanca le porte alla sera.

["Nel rosso tramonto all'imbrunire" in: Ultimi colpi d'ala, Castel Maggiore (Bo), Book Editore, 1995, p. 25.]

Davvero molto intensa è questa composizione, struggente ne è il finale. La musicalità è parte intrinseca di se stesso, del suo animo e si trasmette felicemente alla sua stessa poesia:

Silenzi in notturni d'agosto
rivivono al debole vento.

Suoni di grilli riecheggiano
a timbri di sonni profondi

mentre nell'alta luna
cima di monte ecco esaurirsi.

["Silenzi in notturni d'agosto" in: Le possibilità del cuore, op. cit., p. 45.]

E poi:

Quel primo albero dal saggio silenzio
mi guarda con occhi vissuti
e nel mite venticello che lo accarezza
chinando un poco il frondeggiante capo
accenna a un sorriso
prima di aprirmi le porte del bosco.

["Quel primo albero dal saggio silenzio" in: Ultimi colpi d'ala, op. cit., p. 10.]

Poesia come armonia, come estrema consapevolezza di una condizione limite, di una scommessa che si rinnova continuamente:

Mi conforta il cielo
stellato anche stasera
allevia l'incertezza del giorno
e aiuta a proseguire
per la vecchia strada di sempre.

[La poesia è quella che dà il titolo alla silloge: Mi conforta il cielo, Venezia,Tipografia Folin, 1985, p. 11.]

È il verso melodioso che si nutre di un'estasi profonda e che germina assoluta musica "sua sponte", dando al suono fattezze armoniche profonde:

Uno spiraglio di luce
s'infiltra dalla finestra che s'affaccia
sul quieto canale tra le bianche tende
il raggio del sole d'agosto.

Nella stanza piena di libri impolverati
riordini le vecchie cose rimaste
frammenti di uno sbiadito passato
remote memorie che aprono alla mente il ricordo.

["Pomeriggio d'estate a Venezia" in: Pensando e musicando, Venezia,Tipografia Rialto, 1994, p. 21; piccola raccolta di disegni, pensieri e versi, ideati e scritti in collaborazione con G. Cudin.]

... dagli echi musicali dolcissimi e suadenti:

Per potermi dare sotto questo cielo e te amare,
tacito all'imbrunire ho sfidato le zanzare.

[Si tratta di due brevi versi inediti, intitolati: "Uzzolo", dell'agosto 1996.]

Poesia che vive di suggestioni, di giochi di specchi, di calembour, di amore per la vita:

Tracciati di stelle
a sera, nelle ore piú belle,
cantano all'unisono:
squarciano cuori, anime sono!

[Altro testo poetico inedito che ha per titolo: "Tracciati di stelle", pure questo scritto nell'agosto del 1996.]

Infatti Zanon è un innamorato della vita, è un fiore sbucato da chissà dove, è un girasole che corre dietro al suo sole, alla sua poesia, non egoisticamente o solipsisticamente e narcisisticamente appagato, egli è nel gesto concreto d'amore:

Eppure sai
non sono stato mai
cosí felice:
poter restare qui
con te proprio stasera!
Incontro insperato:
gioia di vivere
s'è riproposta in mele|

["Eppure sai" in: Nagyon boldog vagyok, mert szeretlek!, Venezia, Tipografia Folin, 1988, p. 9. Trattasi dell'edizione italiana della raccolta, tradotta poi in Ungheria, a cura di un gruppo di studenti dell'Università di Budapest, nell'estate dello stesso 1988.]

... di un dialogo che vorrebbe essere un ponte fra sé e gli altri:

Fai come meglio credi
ma non gettare sconsideratamente la tua vita
per cose insensate o troppo superficiali
mettila con saggezza a disposizione
di chi ha veramente bisogno
e ti chiede aiuto
vivila con dignità innalzando l'intelletto
e senza angoscia alcuna.

Nemmeno il pensiero della morte
dovrà offuscare il tuo cammino
ma darti luce e farti proseguire
anche quando fuori c'è il buio.

["Fai come meglio credi" in: Ultimi colpi d'ala, op. cit., p. 31.]

L'amore è un lusso che Zanon si permette al di là della noia, perché crede fermamente nella sua potenza magica e carismatica:

Vero
sono un uomo che si annoia
ma amo cosí tanto la vita
da affogarci dentro ogni giorno,
già,
perché la vita è vita
e la speranza mi viene ancora incontro
è tutta lí riflessa
negli occhi di quell'adolescente
che mi guarda fermo sul marciapiede
mentre indifferente aspetta
un autobus che lo porti a scuola.

["Un uomo che si annoia" in: L'uomo narciso, Padova, Panda Edizioni, 1987, p. 62.]

Poesia piú di sentimento che di fantasia, di stati d'animo appena evocati, alla de Pisis, filtrati attraverso fondali marini, acqua marina:

Si stendono le notti
e muore l'imbrunire:
silenziosa luna assorbe
con dita della sua luce
orme d'amanti sulla battigia.

Acqua d'onda schiumosa
ripulisce
esperto accaldato scoglio
da sole battente del giorno
lo rinfresca e lo rigenera ora.

["Si stendono le notti" in: Le possibilità del cuore, op. cit., p. 57.]

... attraverso vetrate coloratissime, fantasmagoriche, allusive di una condizione umana rivissuta come dono supremo della vita:

Felicità sta nel non sapere
ogni passo che verrà di nostra vita
nel possedere la cecità
di fronte ai mali della terra
felicità sta negli occhi neri e cosí vivi
di questo bambino zingaro accanto a me per strada.

["Felicità" in: Ultimi colpi d'ala, op. cit., p. 23.]

... contro il tempo che tutto smemora e cancella:

Il tempo nasconde i ricordi
inesorabilmente cosí
piú della nebbia
cancella le cose
e tutta una vita.

[Questa poesia, presente in: L'uomo narciso ed in: Ultimi colpi d'ala, compare pubblicata per la prima volta in: Mi conforta il cielo, op. cit., p. 46.]

In un esprimersi conciso, il senso del vuoto si pone come oscuro enigma. Questi versi di Maurizio Zanon ci invitano ad una serena e malinconica riflessione, ogni qualvolta ci accingiamo all'attenta rilettura, e colpiscono per l'intensità fortemente ritmica e cadenzata. E non è poco, davvero!

Particolarmente riuscita nella sua produzione è la poesia dal titolo: "E poi che dire?", contenuta in Ultimi colpi d'ala (op. cit.), a pag. 34. Si tratta di versi ricchi di tensioni liriche, di attese, di sospiri, di sottintesi:

E poi che dire
del tuo vestire semplice
dí quel tuo prendermi per la gola in cucina
del nostro volare
in quella piccola gabbia aperta
sempre al sole
ma pronti subito a chiuderla
con doppia mandata
per paura del freddo buio della notte?

A seguito, a pag. 35 della stessa raccolta, la "neve" è elemento incontaminato, manto bianchissimo, dove regna assoluto il silenzio, dove corre il vento ebbro di libertà (solo qui, per Zanon, l'uomo è libero, senza gabbie e costrizioni).

Si può parlare di un vissuto e pensato con la natura, se perfino le parole donate agli amici hanno gli antichi sapori di bosco. Anche la luna e il sole, come già visto, il vento e il mare sono coinvolti in questa kermesse, dove ha un suo posto anche la morte. Per il poeta Zanon, la morte è "sostare in un binario morto" ["Come treno in un binario morto" in: Ultimi colpi d'ala, op. cit., p. 26.] e si può trovare il piacere di lasciare spazio ad altre vite, ad altre esperienze, sí da essere in una continuità non solo letteraria di un libro.

Ma il messaggio lanciato da Maurizio Zanon, oltre che poetico, è particolarmente umano, sociale; un discorso che si svolge sul filo di una "pietas" fortemente caratterizzata dalla solidarietà e da una speranza, che vivono ugualmente nella città frenetica e violenta, sporcata dal sangue. Il sangue, che può essere prezioso e vitale, in questo caso "sporca" non solo esteriormente. Ci sono solo forse per il poeta la tolleranza e, meglio ancora, la solidarietà che inducono, dunque, al conforto "nel grigio torpore quotidiano.../in mezzo a fronde d'alberi/dal vento scomposte". ["Ultimi colpi d'ala", è la poesia che dà il titolo alla silloge, op. cit., p. 7.]

Il poeta media e decodifica il male del mondo, la sua ansia, e ne fa testimonianza, anche ironizzando o disperando o credendo, insomma vivendo e facendo testimonianza di sé e degli altri:

L'uomo narciso
sí specchia sul lago
riposa la mente
s'immerge nel buio
decompone l'idea
la sete di potere
ragione che non ragiona
genera í mostri della violenza
a noi che il cervello non ha paralizzato
non resta che osservare e acclamare
l'arte ricca dei poveri
che narra le imprese.

["L'uomo narciso", è la poesia che intitola la raccolta, op. cit., p. 9.]

Non ultima, per concludere, come già precedentemente seppur brevemente accennato, è da considerare, nella poetica di Zanon, la tematica del tempo, il cui scorrere e l'apparente erosione si identificano con l'essere, con l'esistere. [Si veda in proposito: Ivano Spano, Quando l'esistere dell'uomo è un esistere col tempo, nota critica sulla tematica del tempo nella poetica di Maurizio Zanon, Padova, C.R., 1996.]

Il disagio del poeta, in rapporto al tempo in cui vive, sta soprattutto nel contrasto di uno sfasamento che è di carattere etico e che cerca sfogo e salvezza nel dialogo poetico:

Come nuvola nel suo breve passaggio
gli anni nostri ecco svanire
invecchiati siamo solo memorie
di un tempo passato appena resistono.

["Come nuvola" in: La stella e la luna, Venezia,Tipografia Folin, 1980, p. 11.]

Il lamento palazzeschiano del poeta, che non è ascoltato o preso sul serio, è recepito e fatto suo da Zanon, quasi questo lamento-commiserazione servisse a mutar condizione all'artista che invece non può che rigirarsi sul letto, come l'ammalata di dantesca memoria, senza trovarvi pace. Vi è però una luce, è quella dell'amicizia, del camminare assieme, metaforicamente s'intende, per questa via, breve o lunga, accidentata o meno, che è la nostra vita. Ma Zanon vuole essere umano prima che poeta e questa è la sua salvezza, la sua redenzione nei confronti dei rapporti con gli altri. Come il vino che per fortuna migliora con gli anni, cosí Maurizio tende a portare in superficie quello che giaceva sepolto sotto la sabbia, in se stesso: la qualità migliore di amare. Il verso cosí assume nuove brillantezze e nuove possibilità espressive e spessori che rimangono come dopo, in noi.

Per tutte vorrei citare, e poi qui mi fermo, fra le poesie di un suo libro, L'uomo narciso, "Morte aVenezia" (op. cit., p. 12), e di questa, la strofa centrale, cosí placida e sapiente, cosí tranquilla da apparire assonnata, ma in realtà è un sasso che, caduto in acqua, crea un turbamento di cerchi concentrici: "Lungo il canale che s'ingrossa/ l'umida casa si bagna/ di novembrina melanconia".

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