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Noi indoeuropei

Nella lingua semitica, Asia sta per “sorgere del sole” dal fenicio ASU e da qui il percorso lemmatico Asiaco, Asiatico o Asiano, Asianesimo o Asianismo.

Europa, vista dal mondo asiatico, sta per “imbrunire” verosimilmente connesso con la radice del latino OPACUS opaco, e, per i Greci, EREPOS è il vestibolo dell’Ade, ovvero l’inizio dell’oscurità.

Espressione questa ereditata dall’Asia, quale parte dove tramonta il sole, in aggiunta al fatto che il continente era allora visto come un’immensa macchia boschiva.

Secondo la mitologia, l’eponimo è Europa, una principessa rapita da Giove e trascinata in queste terre, il cui onomastico starebbe per “dal grande occhio-dalla grande vista” composto con il greco OPSIS occhio-vista, col prefisso EU bene, buono (per inciso, appare anche la variante in EV come in Evangelo.

In percorso lemmatico con Europa si ha Euro “vento da sud-est” dal latino EURUS già greco EUROS sinonimo di Scirocco; l’omonimo Euro è l’ipocoristico di Euromoneta “moneta europea”, adottata nel nuovo millennio, per cui non è corretto il plurale euri, bensì Euro(monete). Poi, la serie con Europeo, Europeismo, Europeista, Europeistico, Europeità, Europeizzare con Europeizzazione, il termine chimico Euròpio (simbolo Eu) attraverso il francese EUROPIUM, il prefisso EURO per composizioni da Euroasiatico a Eurovisione con Eurovisivo, passando da Eurocrate (ellittico di “burocrate europeo”) con Eurocratese (il suo linguaggio) e Eurocrazia (burocrazia europea), Europanto (col gr PANTO tutto), lingua artificiale con termini attinti qua e là tra le europee.

Eurasia vale il supercontinente Europa e Asia, cui Eurasiano o Eurasio e Eurasiatico in complanare con il succitato Euroasiatico.

Fra cento milioni di anni, secondo gli scienziati, sorgerà un nuovo continente, che potrà essere chiamato Amàsia (America-Asia)

Nel 4400 aC ebbe inizio la grande emigrazione della popolazione di cultura Kurgan. Tale cultura aveva il suo centro storico in una vasta area intorno al Volga.

L’emigrazione si protrasse sino a oltre il 2500 verso la Britannia, la Penisola Iberica, la Russia, L’Anatolia, l’Iran, l’India… Pare che il grosso dell’emigrazione si sarebbe avviata dall’Anatolia e questo avrebbe dato respiro a una scuola che vorrebbe questa regione la terra madre del seme indoeuropeo.

Gli antichi testi indiani raccontano di quest’epopea e, verosimilmente, da allora che gli Indiani si suddivisero in Caste (antichi e nuovi padroni), ponendo forse il germe alle future intolleranze etniche.

La nuova cultura soffocò l’antica devozione europea della Dea Madre, madre di tutti.

Le tombe d’età megalitica, ritrovate nell’Herefordshine in Inghilterra, sono simili ai Dolmen pugliesi, ma esistono Menhir sparsi ovunque nel Vecchio Continente.

L’epoca in cui sarebbero sorti i megalitici Manajdra e Stonehenge rispettivamente nelle attuali isole di Malta e del Regno Unito.

Perché l’invasione fu così facile nel continente europeo?

La teoria più accreditata vuole che le popolazioni indigene ignorassero le pratiche delle aggressioni, della violenza, della guerra.

Il mito biblico di Caino e Abele, il primo assassinio, potrebbe essere connesso alla diffusione dalla nuova cultura Kurgan nel mondo, di là della lingua.

I popoli indoeuropei sarebbero i discendenti biblici di Japhet, il terzo figlio di Noè.

La prova delle radici comuni importate dalla cultura Kurgan, è definita Indoeuropea, coniata dallo studioso Thomas Young nel 1813.

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Lingue Indoeuropee

Italiche (Latino, Romanze), Germaniche (Inglese…) Slave, Greco, Celtiche, Baltiche (Lituano, Lettone…), Armeno, Albanese, Iraniche, Indiane (oltre 150 lingue indigene), e poi Anatoliche e Tocario estinti.

L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo e da una statistica pare che oriundi italiani ce ne siano circa ottanta milioni sparsi nel pianeta, più di quanti vivono in madrepatria

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Radicale indoeuropeo d’origine BHER svoltosi in BHAR-BE(A)R-PHER-FER “Portare”

Porto - Portiamo

Sanscrito BHARAMI-BHARAMAS

Inglese antico BEAR-BEAR

Tedesco gotico BIRU-BERAMUS

Greco dorico PHERO-PHEROMES

Latino FERO-FERIMUS (in latino e poi in italiano PH leggasi F)

Italiano FERO per derivati quali Ferace, Fercolo, Feretro, Fortuito… e per composizioni quali Frigorifero, Calorifero...

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Ancora una sequenza con il verbo “Andare” comprovante il connubio indoeuropeo

Andiamo - Andato

Sanscrito IMAS - ITÀ

Greco IMEN - ITOS

Latino IMUS - ITUS

Italiano … - ITO e derivati quali Iter, Itinerario, In itinere…

Tornando al patrimonio indoeuropeo, immaginiamo l’italiano come il ramo di una solida pianta: il tronco, con i suoi cerchi concentrici, germogliato da una manciata di semi, s’è consolidato nei millenni, producendo innumerevoli ramificazioni, con i frutti e le foglie.

È il simbolismo delle invasioni Kurgan (i semi) dal 4400 aC, donde è venuta a consolidarsi, in magna indoeuropeità (il tronco); essa, infatti, s’è diramata in molteplici aree in maniera concentrica, le semantiche (la ramificazione) con i propri lessici ufficiali (i frutti) e i dialetti (le foglie), questi immancabili per la sopravvivenza etica ed estetica dei primi.

C’è di più: com’è possibile innestare in una prima pianta le caratteristiche di una seconda, mediante porzione di ramo o di gemma (innesto), è stato parimenti possibile assimilare all’italiano una quantità di marze linguistiche appartenenti ad altre aree semantiche.

C’è da precisare, stando alle ultime ricerche, che l’embrione, dal quale si sarebbero conformate le diverse lingue di matrice indoeuropea, sarebbe stata una lingua comune tra gli uomini di 14mila anni fa.

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Ausonio

Ausònio è da AUSONES, l’antico nome delle tribù italiche che occupavano la regione tra il Volturno ed il Garignano, ricca di fonti, indicata con Ausonia del tema mediterraneo AUSA fonte.

Il toponomastico finì per identificare, almeno poeticamente, tutta la penisola, così come il toponomastico Enotria (attuali Basilicata e Calabria) ricca di vigneti.

Qualcuno vi aggiunge che il nome Italia è tratto dall’antica Vitelia, ovvero Terra dei vitelli, localizzata nella Calabria d’oggi, sulle cui sponde pare se ne rifornissero i naviganti, navi d’Ulisse comprese; togliendo la prima lettera V al nome (aferesi), salterebbe fuori Itelia eppoi Itàlia.

In realtà, per Italici dovrebbe essere intesa tutta la popolazione indoeuropea che dall’attuale Calabria (allora BRUTTIUM dal popolo che v’era insediato, i Bruzi) occupava la penisola sino in Umbria, ovvero Lucani, Sanniti, Sabini, Osci ed Umbri, pertinente però allo spazio temporale che va dall’Età del ferro alla Roma imperiale; chiamare quindi oggi Italici gli italiani, considerandolo una simpatica variante culturale, è del tutto fuori storia; a loro memoria, oltre a Lucano, l’onomastica conta un Sabino attraverso il latino SABINUS della Sabinia.

Il toponimo Calabria era riferito alla regione dell’odierna penisola salentina in età romana; successivamente traslato nell’attuale regione già in epoca carolingia.

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