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Paul Valéry

Docente di inglese nei Licei, Pietro Nigro si è espresso anche soprattutto in francese per il compimento del suo saggio sulla figura intellettuale dello scrittore poeta Paul Valéry (1871-1945). Per l’autore è stato un viaggio nelle regioni interiori dell’uomo che prima è stato poeta, poi abbandonerà la poesia per immergersi nella saggistica e, pur avendo sempre sostenuto che non era un filosofo, affrontò con impegno questa disciplina oltre alla critica, alla pittura, alla linguistica.

Il volume è stato redatto bilingue, nel senso che si procede con la lettura dei vari capitoli, ma ogni tanto oltre all’italiano ci sono brani in francese, frasi, che anche per chi non conosce la lingua fanno lo stesso da guida.

E’ stato un lavoro di ricerca innanzitutto, infatti, Pietro Nigro ha consultato la bibliografia del Centro di Studi Valeriani dell’Università Paul Valéry di Montpellier, luogo dove studiò alla facoltà di Diritto lo stesso Valéry, e l’Istituto Centrale per il catalogo Unico Indice SBN consultabili via Internet. Ricordiamo che nel giugno 1962, Pietro Nigro di appena ventitré anni non ancora compiuti, discusse la tesi finale per la Laurea in Lingue e Letterature Straniere all’università di Catania, presentando un saggio proprio su Paul Valéry e che, nello stesso anno, iniziò la sua carriera di insegnante al Liceo Classico.

La lunga dissertazione inizia con lo spiegare la corrente, sia letteraria che artistica, del Simbolismo sorta ufficialmente nel 1886 con la pubblicazione del relativo Manifesto ad opera di Jean Moréas (1856-1910), poeta francese nato ad Atene, che studiò anche lui Diritto ma a Parigi, dove poi si stabilì del tutto.

Questo per inquadrare le direttive principali entro le quali mosse i primi passi letterari Paul Valéry. Il Simbolismo non aveva radici nelle esperienze oggettive e naturalistiche, bensì in quelle delle idee soggettive dell’artista e/o letterato. Nella storia dell’arte appartennero Vincent Van Gogh, Paul Gauguin, il gruppo dei Nabis, Gustave Moreau, Odilon Redon. Che poi questa corrente facilmente divagava anche nel decadentismo, come nella grafica in bianco e nero dell’inglese Aubrey Beardsley, e in Italia con il pittore, esponente del Divisionismo, Giovanni Segantini.

“Si formarono i differenti rami d’una medesima corrente, ma il cui scopo era unico: fuggire la realtà finita, le leggi mentali. Una certa religiosità, un’inquietudine metafisica, un bisogno di evasione dalla prosaicità del reale invasero la mente di questi uomini nuovi. Per i simbolisti la poesia, e l’arte in genere, è unico strumento di comprensione e di conoscenza, unica interprete della realtà.” (A pag. 6).

In seguito, proprio grazie a questa pietra miliare del simbolismo, nascerà il surrealismo incentrato sul sogno, sulle visioni reali o presunte e via dicendo.

L’autore Nigro ha messo in evidenza, ripetendolo più volte, un episodio fondamentale durante il quale il poeta francese Valéry, adottò un cambio di rotta: la notte fra il 4 e il 5 ottobre 1892 a Genova, luogo dove solitamente trascorreva dei periodi di vacanza giacché c’era la zia, sorella della madre Fanny Grassi, che era italiana, durante un forte temporale decise drasticamente di lasciare la poesia. Una crisi intellettuale dovuta presumibilmente a delusioni sia in campo sentimentale, sia in quello letterario. In pratica voleva sentirsi svincolato per agire su più fronti contemporaneamente. C’era in lui la vocazione per l’indagine che lo portò allo studio per la matematica e alla stesura del saggio sulla figura poliedrica di Leonardo da Vinci. “Ma con Leonardo non vuole solo dare la rappresentazione tangibile del superuomo, ma piuttosto estrinsecare ciò che più lo assilla e cioè il bisogno di toccare lui stesso il vertice delle possibilità umane. Negli istanti di massima lucidità si chiede di che cosa la sua mente sia capace. Egli vuole sperimentare queste sue capacità e vi si immerge con una dedizione meravigliosa. Come Leonardo aveva sezionato trenta cadaveri e aveva scrutato in essi ogni organo, così Valéry seziona l’idea e trova il segreto dell’uomo pensante e del mondo. In ambedue l’autopsia costituisce il metodo fondamentale di investigazione per accertare la posizione, i rapporti, la composizione di ogni cellula o muscolo, parola o idea.” (Alle pagg. 25-26).

Ci sono in alcune opere di Valéty tracce della classicità greca, come nel poema La giovane Parca, (La Jeune Parque), quella figura mitologica che si rifà al gruppo delle Moire greche. Erano tre sorelle, le filatrici che reggevano il filo della vita umana e a loro piacimento potevano tagliarlo, quindi mettere fine all’esistenza di ciascun individuo. Poi, in Frammenti di un Narciso (Fragments du Narcisse) ritrova il personaggio che “[…] ha amato il suo Io, ha cercato di congiungersi con esso, ma lo ha visto svanire in un tremolio d’acqua.” (Alle pag. 40-41).

Inoltre, nell’opera Eupalinos ou l’Architecte si comprende il grande amore di Valéry per le costruzioni antiche del mondo Mediterraneo prima della nascita di Cristo.

“[…] Se osserviamo il Partenone nel quale sembra che gli architetti abbiano voluto trasmettere la sicurezza politica di quel tempo, la gioia della vittoria, la gratitudine agli dei; e il tempio di Nettuno a Paestum nel quale il senso volumetrico delle forme architettoniche, regolato dalla rigorosa legge dei rapporti, determina uno degli effetti più complicati e più severi dell’architettura greca; o i templi di Agrigento dalla severa solennità”. (A pag. 46).

Ci voleva proprio un testo così, capace di svelare il recondito di un ingegno conosciuto solo agli addetti ai lavori, quindi non da tutti. Andava spiegato lo stile e le ragioni di un uomo che visse fino alla Seconda guerra mondiale, avendo avuto modo di vivere i notevoli cambiamenti prima e fra le due guerre mondiali che caratterizzarono il Novecento. La critica moderna deve molto e soprattutto a questa grande mente scrutatrice e appassionata del perfezionismo, a modo suo.
Recensione
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