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Prefazione a
“Monete Imperatoriali e Imperiali di Roma”
Parte II Da Caracalla (198-217 d.C.) a Licinio II (217-324 d. C.)
di Pietro Nigro

dati del libro

Isabella Michela Affinito

Il collezionismo è un’arte senza tempo, soprattutto per coloro che hanno la fortuna di possederne il metodo, la costanza, la pazienza, semplicemente la passione. Si presume che chi comincia a collezionare – fossero medaglie o oggetti d’antiquariato, piuttosto che maschere, libri, porcellane, francobolli, cartoline, bambole, bastoni da passeggio, farfalle, gioielli, ventagli, quadri o qualsiasi altra cosa di cui esiste la molteplicità proveniente soprattutto dal passato – mostra innanzitutto un desiderio di custodire prima e tramandare poi, la stessa raccolta sistematica da lui allestita sicuramente nell’arco di molti anni, tempo in cui è maturata l’esperienza del collezionista insieme alle tante sue doti suindicate. Soprattutto l’arte del collezionare incrementa l’autostima, in quanto l’ideatore della raccolta si compiace ogniqualvolta vede aggiungersi un nuovo esemplare all’insieme.

Ma il requisito indispensabile per tale impegno è l’ordine, la precisione che in un certo senso abbraccia perimetrando il tutto, tipo il recinto attorno a un gregge, a una mandria di cavalli, perché nulla vada perduto di ciò che si accumula per tema.

In principio ci fu il baratto fra gli esseri umani ancora ignari dei principi basilari dell’economia e si accontentavano di scambiarsi i beni di prima necessità per la sussistenza, in un mondo ancora tutto da capire e scoprire. Quando aumentarono gli impegni degli uomini che si dedicarono all’agricoltura, alla pesca, alla caccia, alla lavorazione dei tessuti, dei manufatti, di conseguenza subentrò il commercio per terra e per mare con la nascita della moneta, valore che poteva circolare liberamente e produrre ricchezza per i popoli, i paesi e gli imperi.

Già al tempo dei Greci girava la moneta, così fra i Fenici e gli Ebrei, e anche al tempo di Gesù nel suo territorio, la Palestina, sotto il dominio dell’imperatore di Roma, era diffusa la moneta con l’effigie di chi stava in carica in quel momento con l’attributo di Cesare, tanto che la faccenda del tributo da pagare ai dominatori romani è entrata in una celebre pagina dell’Evangelivm, quando alcuni farisei ed erodiani misero alla prova il Maestro con la domanda-trabocchetto sulla legalità delle tasse da versare. E la risposta, da parte del Messia, fu di osservare bene di chi fosse l’immagine posta sul denaro, da cui la celebre Sua frase: “ Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. ” (Dal Vangelo di Marco, nel Capitolo de La Manifestazione pubblica - Il tributo a Cesare).

Appunto, l’effigie riprodotta sulle monete non è stata sempre la stessa ma era un modo per divulgare, con la stessa velocità con cui viaggiava di mano in mano, il nome e il volto di chi stava al contempo governando a Roma, ad esempio, in mancanza dei mezzi di comunicazione e del fatto che in pochi imparavano a leggere e a scrivere. «[…] I tipi raffigurati sulla moneta mirano principalmente a esaltare la figura dell’imperatore, le sue imprese, le vittorie, i trionfi o gli avvenimenti di carattere civile o religioso più salienti del regno. Sono ricordati sulle monete la costruzione o il restauro dei monumenti, la distribuzione dei viveri ai cittadini, la remissione di tasse, la nascita dell’erede al trono o le sue nozze. La moneta offre pertanto un’illustrazione fedele dei fasti civili e militari dell’impero in relazione anche a quell’intento propagandistico che già si è visto nel periodo repubblicano. » (Dal 15° volume Grande Enciclopedia GEDEA De Agostini di Novara, Anno 1998, pag.112).

La bellezza di tali strumenti antichi, che produssero il benessere e la gloria della prima città dell’Impero romano, Roma Caput mundi (principio del mondo), sono stati parte della collezione, cosiddetta numismatica, già ceduta a sua nipote Alessandra Vindigni, che il professore Pietro Nigro ha creato aggiungendovi la sovrabbondante storia biografica di chi venne immortalato su di essi. La solerzia grafica-sonante supportata dalla sezione letteraria che il professor Nigro ha voluto redigere, è quasi un ripercorrere l’autorevole cammino che fu degli imperatori romani, stavolta si tratta del II volume, da Caracalla a Licinio II, stiamo parlando già di quasi due secoli dopo la nascita di Cristo, considerando che l’impero romano d’Occidente terminò con la caduta della capitale a causa dell’invasione dei Barbari, con Odoacre, nel 476 d.C. senza più l’elezione imperiale e la destituzione dell’ultimo regnante che era Romolo Augustolo.

Non si sa se il fattore passionale del collezionista Nigro abbia influito maggiormente per quanto concerne la rappresentazione oggettiva delle monete, quindi sulla loro minuziosa raccolta, o sulla ricerca storiografica ad esse relativa; il risultato è oltremodo straordinario per non dire monumentale, stando ai fatti trascritti con la medesima certosina attività elaborativa che ha dato vita a una vera e propria vetrina, finestra spalancata sul mondo antico italico che torna a splendere di luce carezzante il leggero bassorilievo che s’intravede su ciascun dischetto metallico, riprodotto nelle due facce.

Il passato di Roma in questo modo non ci sembrerà più lontanissimo, ma ha acquistato (riacquistato) un aulico suono, il rumore del mitico denaro metallico sul tavolo dell’attività economica ai suoi arbori, riverberante gli umori del destino avverso o favorevole di chi su di esso è rimasto inciso per sempre!

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