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Sintesi di Storia della Musica. Dalle origini a Domenico Scarlatti v. I

Il professore di lingua straniera, inglese, residente in provincia di Siracusa, Pietro Nigro, fra le svariate e numerose sue pubblicazioni ad un certo punto si è sentito in grado e in dovere di spiegare la parabola, nell’ambito storico, della musica. Non sapevo, e forse anche molti non lo sanno ancora, che lui da giovanissimo adolescente ha imparato da autodidatta a suonare il pianoforte e a comporre anche brani tra il classico e la musica pop. Un animo dunque predisposto al ritmo, all’armonia, alla bellezza del motivo musicale che, di qualsiasi genere sia, rappresenta una corsia preferenziale per comunicare direttamente col trascendente. «L’unione tra le parole e il canto deve essere talmente stretta che la poesia deve sembrare essere scritta sulla musica, non meno che la musica sulla poesia.» (Frase del compositore tedesco del Settecento, Christoph Willibald von Gluck, tratta dal Dizionario delle idee, dei pensieri e delle opinioni, di Mario Lettieri, De Agostini Novara, Anno 2002, alle pagg.405-406).

Una frase alquanto pertinente l’universo artistico di Pietro Nigro, che negli anni ha divulgato opere letterarie di poesia, un meraviglioso saggio sul poeta francese del Novecento Paul Valéry (Tindari Edizioni 2009) e codesto saggio sulla storia della musica a cominciare dalle primissime sperimentazioni di ritmo, ottenuto con mezzi rudimentali quali pietre e legni percossi dall’uomo primordiale, pigmei africani, popoli selvaggi completamente ignari di qualsiasi nozione di musicalità.

Questa particolare trattazione è adatta a chiunque: a chi è del settore e a chi non sa nulla della nascita ed evoluzione nel corso dei secoli dell’arte della musica, grazie ai numerosissimi compositori e suonatori certamente influenzati dagli eventi e dalle mode delle epoche in cui sono vissuti. Infatti, quello che ha saputo creare, per esempio, Antonio Vivaldi nella sua Venezia barocca non poteva certo essere ideato anteriormente da un compositore del Quattrocento, perché anche soprattutto la melodia musicale si è sviluppata contestualmente a tutti gli altri stili artistici: architettura, pittura, letteratura, scultura, moda; si sono dati la spinta unanime per dare gli stessi risultati ma in espressioni differenti. Pensiamo al caso del Rinascimento quando la letteratura italiana, e non solo, era tutta rivolta «(…) nella celebrazione della potenza creatrice dell’uomo, nell’esaltazione della terra e delle sue gioie e nel culto della bellezza e della sapienza umane. Il concetto della virtù dell’uomo che vince ogni ostacolo e si rende signore della fortuna domina per quasi tutto il periodo umanistico, generando l’ottimistica e fiduciosa illusione che la creatura umana sia capace di realizzare con le sue forze il proprio dominio sullo intero campo naturale. Per evidenziare tale trasformazione morale e culturale, celebrante il trionfo delle inesauribili e sublimi capacità dell’uomo sulla deprimente precettistica medievale, si assume il mito di Ercole a simbolo dell’umano potere.» (Dal volume secondo Quesiti di Letteratura Italiana, Casa Editrice “Le Muse” Roma, Anno 1974, a pag.18).

A questo punto mentre si legge nel trattato di compositori e musicisti rinascimentali quali Giovanni Pierluigi da Palestrina, Iacopo Peri, Claudio Monteverdi, etc., inevitabilmente avviene la suscitazione, il risveglio interiore di fare un parallelismo con gli artefici di altri settori sempre di quel meraviglioso periodo storico, come Michelangelo, Leonardo, Bramante, Raffaello, Benvenuto Cellini, mentre in letteratura dominavano Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Niccolo’ Machiavelli, Francesco Guicciardini, Giordano Bruno, Erasmo da Rotterdam in Olanda, William Shakespeare in Inghilterra, etc., e capiremo ancora di più l’evoluzione del loro pensiero all’unisono per la creazione di capolavori eterogenei giunti sino a noi. Questo discorso, stando al saggio musicale, è valido per ciascuna epoca storica: mentre da una parte c’erano, ad esempio, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini che si occupavano di ampliare il concetto di architettura secondo lo stile barocco, dall’altra parte in letteratura c’erano Giambattista Marino, Giovanni Milton in Inghilterra e in musica l’autore ci ricorda Girolamo Frescobaldi, Giambattista Lulli, spiegandoci che «(…) Peculiare di Lulli è lo spettacolo, la coreografia, che assumono un’importanza capitale. » (pag.35).

In altre parole le trasformazioni avvenute in campo musicale, di cui Pietro Nigro ci parla in questa sua dissertazione, traggono le loro radici dal tronco principale dell’Arte in generale e gli eventi trasformativi che sono avvenuti in musica, sono accaduti anche in letteratura e via dicendo. Quando Nigro parla di Domenico Scarlatti, compositore per clavicembalo (strumento antesignano del pianoforte) allarga il perimetro includendo Tomaso Albinoni, Antonio Vivaldi, Georg Philip Telemann, Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Handel, verso il periodo del rococò in Europa, e la musica al tempo dell’Illuminismo subì anch’essa un cambiamento ragguardevole, giacché tutto ruotava e ruota attorno ad un unico pensiero operante tutt’ora e in assidua metamorfosi, che in tempi attuali è visibilmente più velocizzata per la subentrata tecnologia.

Recensione
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