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Divise in cinque sezioni, le poesie che compongono l'ultima raccolta poetica di Francesca Luzzio raccontano il tempo della sua vita, oscurata, ormai, da miti e figure della civiltà moderna, che rendono incomprensibili ed inutili quelli del passato, e solo di rado epifanicamente gioiosa e pacificata; così che la memoria delle cose, passate e recenti, si muove tra leggerezza ed angoscia, in una sorta di ininterrotto canto e controcanto che rivela una ricchezza del sentire mai traboccante, grazie ad uno stile severo, controllato, e abilmente filtrato attraverso la lettura degli autori classici come dei moderni. Nonostante la maggior pane dei testi tragga spunto dalla biografia dell'autrice, in essi può leggersi un'esemplarità che spesso sconfina nell'aforisma, al quale è affidato quel tono di disinganno che sembra costituire il sentimento ed il senso dominante della vita umana. Ed è per questo che gli affetti personali costituiscono. sì, un riparo di tenerezza, ma non riescono a risolvere questa lucida ed amara consapevolezza, specie se la parola chiede di non dimenticare nulla e si fa verso.

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