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La divagazione esemplare

Lo scrivere è, a tratti, simile ad una strada che si percorre, andando all’avventura, ma senza gli imprevisti di chi non vuole avere una direzione prestabilita, piuttosto accettando la meraviglia di scoprire a poco a poco il proprio disegno artistico, coltivato segretamente da sempre. Le parole di Noemi Paolini Giachery sono il frutto di uno sforzo nella direzione giusta, quella dell’autenticità. Non c’è felice prova di artista senza la ricerca di un profondo e disarmante rapporto con la verità, il proprio ego (dal sottotitolo: Divagazioni di un’egotista) non rappresenta un ostacolo, bensì l’occasione per una nuova indagine che scavi nell’interiorità, negli eventi cui dare un significato originale e bello.

Che vuol dire il sottotitolo Divagazioni di un’egotista? L’autrice, per una sua personale modestia, non si arroga il diritto assoluto di definire il reale, lo accetta con un atteggiamento aperto, sebbene problematico, capace di una sottile vena umoristica molto personale e dettata da quell’io profondo che esprime con singolare maestria. Le sue parole appaiono liberatorie, una ventata d’aria fresca che, con piede leggero, sovverte la troppa carta che in altri casi dobbiamo subire, invita ad intrattenersi e spinge ad amare lo stile, fluente e libero, della sua scrittura. I temi sono tanti, tutti vicini all’umanità dell’uomo e legati allo sforzo di essere se stessi, di opporsi, con gentile tratto, ai luoghi comuni della cultura come di ogni altro settore della creatività. Noemi affronta il compito di liberarsi dai pregiudizi intellettuali, la peggior specie di abitudini radicate nella ‘nomenclatura intellettuale’ odierna. Eccola discutere della sua infanzia e di un’educazione sentimentale, dominata dall’ascolto piuttosto che da una sterile acculturazione musicale, infatti l’autrice sottolinea il suo “ ascolto a due che non si è mai interrotto, ascolto ormai non solo di musica ma di voci della vita e voci dell’interiorità”. Che meravigliosa forma di udito, quello che non eleva barriere o infingimenti, ma abbraccia ogni umana spiritualità !

La scrittrice non manca di muovere delle simpatiche, ed autoironiche, obiezioni a se stessa, si conosce meglio di tutti e non rinuncia al piacere di mettere a nudo la propria anima, “Vedo che anche in queste pagine, nonostante i propositi, la mia captatio benevolentiae non rinuncia alla sfida della confessione”. In un mondo, che poco si conosce e troppo si giustifica, Noemi sa dialogare con il proprio passato, lo interroga con cristallina voce, senza drammi e dolorose, laceranti, incertezze, ma con la sicura coscienza di chi ama la verità per se stessa.

La Giachery divaga, ossia scopre nuove frontiere, per arrivare ad un livello più elevato di conoscenza, convinta che il gioco valga la candela, sicura della propria insicurezza, finisce per convincere di più, per conquistare, e… vorremmo averla frequentata come amica, gentile confidente da sempre. E’ proprio questa l’impressione prodotta dalle sue pagine, che esse spandano equilibrio, bonomia e un’accattivante sincerità intorno. Non resta che porsi in ascolto, comunicare attraverso le pagine che, s’intuisce, le sono state a lungo care.

Piuttosto riuscita è, nella fattispecie, la disanima dell’amore coniugale, l’autrice si guarda bene dall’esaltarlo in maniera sterile, la sua preoccupazione è comprendere in qual modo il miracolo quotidiano dell’intesa fra coniugi possa sopravvivere, eternarsi, a dispetto di tutti gli ostacoli. Il risultato sono splendide parole: “…Emerico è la musica, o la melodia, e io sono il ritmo.” Sembrano ariose di amore e saggezza, contornate dai figli cartacei dei libri scritti “a quattro mani”, di Noemi ed Emerico, dalle pagine profonde dedicate alla “pienezza ontologica e conoscitiva che è possibile perseguire nell’esperienza estetica”, ovvero, da quella fiducia nel bello frutto di un entusiasmo giovane e puro. Quale piacere nel leggerle! Sembra di assaporare certe pagine avvincenti delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, sciolte, però, dai legami con la storia antica e calate nel nostro tempo. C’è in “Luoghi e tempi e oltre”, del resto, una meditazione, continua e profonda, che permea il tutto, animata da un tono di noncurante eleganza, proprio dello stile ‘vero’ e non costruito. Intelligente, poi, e, a suo modo, gentilmente provocatoria, è la piece intitolata “Escatologia minima”, con un’onestà intellettuale assoluta, Noemi istituisce il rapporto fra il riconoscimento dell’esistenza divina e la fragilità umana (il dolore e il bisogno).

Il Dio, a volte accettato per necessità, in quanto non ci si rassegna alla perdita e si coltiva la speranza di riabbracciare i nostri cari, l’Onnipotente, sul cui intervento nelle miserie umane si ha più di un dubbio, oppure l’antico Logos, sbalzano da queste pagine con una chiarezza espositiva magistrale. L’autrice non ne risparmia una, non è disposta ad un discorso edificante sul tema, ha il sospetto che l’uomo si fabbrichi la divinità un po’ troppo a sua immagine e, come sempre, vede giusto. Sincera fino in fondo, Noemi ammette di essere “la persona meno adatta a parlare di Dio” piuttosto afferma “Sono più adatta a parlare dell’io, di questo io gigante che sobbalza tutte le volte che sente dire che bisogna finirla con l’io e sente proclamarne la fine” .

Ogni tentativo di eludere l’io è, però, degno di qualche riflessione così l’egotistica Noemi è riuscita nel suo disegno, ridare senso a questo pronome “io”, intavolando un dialogo con i lettori, ossia, riconoscendoli come persone, altri ‘io’ degni di esistere. Allora forse anche l’invenzione, la divagazione e la fuga dall’opprimente soggettività sono un modo per celebrare la dignità dell’io stesso, osservato da tutte le angolazioni con affetto ma anche rigore e senza concessioni di maniera. E Dio? Esiste per chi medita fino in fondo, sebbene non sempre siano condivisibili certe… idee su di Lui. Sul tema del rapporto Dio-uomo, per finire con un’ultima quasi-citazione, aderiamo in maniera convinta alla schietta speranza dell’autrice: “che volendoci bene non ci faccia soffrire troppo nella vita”.

Recensione
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