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Lamento per la morte di Gina e altre poesie

Ho letto almeno dieci volte il più recente impegno letterario di Fabio Dainotti (Lamento per la morte di Gina e altre poesie, Gradiva Edizioni, New York, 2019), ricavandone, a ogni lettura, sempre nuove emozioni. L’introduzione di Enzo Rega l’ho letta dopo. Volevo essere io stesso a rintracciare i motivi dell’opera. Rega mi ha poi confermato ch’ero sulla strada giusta. Tuttavia penso di aver individuato, nella prosa-poesia, una particolarità: l’uso di un lessico al limite del didascalico, seppure raffinato e poetico.

Mi è sembrato che l’autore abbia voluto, di proposito, mettere da parte qualsiasi artificio; come a dire, alla maniera di Sergio Corazzini: io non sono un poeta; sono un uomo (uno scriba, come il soggetto poetico stesso dichiara), che racconta una storia. Una storia d’amore come se ne riscontrano tante nella letteratura di ogni tempo e di ogni paese. E che fosse un amore vero, di quelli non contaminati dal sesso, c’è traccia in tutto il tuo Lamento per la morte di Gina. E ne dai conferma, disperatamente, nell’ultimo verso: “tutta la nostra casa è seppellita”; dove la casa, per dirla con Freud, simboleggia il luogo d’amore per elezione.

Le altre poesie riprendono la scrittura pacata e dimessa di cui innanzi; i titoli delle stesse ne chiariscono il senso e il contenuto. È una saga famigliare che si snoda crudamente sull’onda della memoria che non è, in questo caso, ingannatrice.

Da ragazzino costruivo caleidoscopi di carta: erano la mia passione. E un giorno, all’improvviso, capii che la poesia questo è: un gigantesco caleidoscopio in cui sono riversate milioni di parole, che si compongono e ricompongono in altrettanti milioni e milioni di versi.

Così che ognuno di noi, scuotendo il proprio caleidoscopio, ne ricava testi che, inevitabilmente, al vaglio di pedanti censori, appaiono rapportabili a questo o a quell’altro autore, a questa e quell’altra scuola. È una critica ingiusta, perché le “parole” son giunte fino a noi da un tempo immemorabile, e comporle e ricomporle in versi o in prosa è sacrosanto diritto di ogni letterato. Concludo dicendo che, in questo lavoro, il caleidoscopio ha prodotto immagini davvero significative.

Recensione
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