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Anormalità normale, titolo più adatto ad un'opera saggistica ed invece sorprende con la sua scelta narrativa, anche se non priva di quelle riflessioni, analisi, considerazioni, tesi, che la annoverano nella schiera di quella narrativa saggistica instaurata strepitosamente da Albert Musil con il suo capolavoro L'uomo senza qualità...

Libro dalla scrittura amena, asciutta, colta, si spinge sul doppio binario della qualità romanzesca e della valenza di una scrittura che trascende la storia e la vicenda narrata, per attestarsi nel suo dato formale limpido, nel suo contrapporre visioni antitetiche capaci di confluire nella direzione unitaria dell'affresco umano, mai manicheo, ma piuttosto sempre complesso nella convergenza degli opposti. Le figure dei personaggi ritmiche, sembrano adempiere ad una doppia funzione, la verosimiglianza con la vita, la emblematicità letteraria che ne trascende i connotati e ne eleva la problematicità. La costruzione testuale scopre la scrittrice di razza, ma anche la raffinatezza del critico letterario, la cifra stilistica e concettuale di chi s'immerge nella scrittura come valore di una tensione interna che concede epifanie continue, poetiche, filosofiche, esistenziali.

Recensione
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