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La biblica Genesi riletta da Veniero Scarselli

Nella Prefazione al libro fatta da Sandro Gros-Pietro, studioso e critico valente quanto Editore di una importante Casa Editrice di Torino presso cui è stata pubblicata la presente opera di Veniero Scarselli, ad un certo punto leggiamo: “Genesis è la rilettura della favola dell’origine e della storia tutt’intera del Mondo, dall’iniziale scaturigine delle cose, degli animali e dell’uomo all’attualità dei tempi nostri, in una unica breve corsa di narrazione, per prosa o per versi”; e noi siamo d’accordo con la lineare considerazione dello Studioso circa il livello di “fiaba narrata” e di “pensiero poetante” dell’Artista fiorentino; come esploratore e visitatore delle “scaturigini“ profonde del Mondo, Scarselli si è calato nei panni di un nuovo Ulisse del Terzo Millennio e ha inseguito un suo sogno, quello di ripercorrere le varie fasi della Genesi e, varcando i limiti della conoscenza del Mondo e dell’Umanità, ritrovare un luogo e un tempo in cui poter rivivere una nuova età dell’Eden degli Uomini Giusti e godere la pace dell’anima nella fonda immobilità | di una solitudine assoluta per ricevere la Grazia di un lampo del vero.

Quindi rivisitazione interiore dell’origine dell’Essere e conquista della sua essenza attraverso la storia del mondo materiale e spirituale dell’uomo, demone e angelo dell’Universo, che si autodistrugge e si autorigenera per un Principio prestabilito. Ed ecco, allora, il suo peregrinare con la forte immaginazione attraverso le fasi cicliche, le formazioni, le evoluzioni, i cataclismi, le rigenerazioni della materia: monti, mari, boschi, sorgenti, fiumi e animali, esseri straordinari e primitivi delle varie ere geologiche che hanno governato la Terra e la sua evoluzione fino alla comparsa dell’Homo Sapiens insieme giusto e ingiusto, vissuto nell‘Eden e poi nel periodo delle guerre e delle distruzioni volute dallo stesso uomo, posseduto dal Male. Sicché anche questo poema di Scarselli è, come tutti gli altri, un rivisitare la storia del mondo e dell’uomo attraverso la storia del Bene e del Male, le due forze che danno origine e fine alle cose in un continuo avvicendarsi attraverso l’operato dell’uomo dalla nascita alla vecchiaia. Il Poeta è punto, alla fine, dal rimorso di non essere stato capace di ricreare quell’Eden in cui Dio, Principio di luce e di Amore, lo aveva posto in condizione di beatitudine purché non trasgredisse i buoni principi, e poi invece è caduto nel mondo del Male e della Morte, il castigo di non più vivere in quella Luce che dissipa le ombre funeste che avvolgono, alla fine, ogni cosa. Ma all’uomo che infine ha pagato con la morte il suo debito, è concesso che da vegliardo possa godere della luce della bella Apparizione (...) e della Luce sempre più irresistibilmente vicina | da cui so di essere atteso.

Oltre questa gioia finale, però, sono molte le belle sensazioni provate dal Poeta nel rivivere certe paradisiache e misteriose situazioni, nel percorrere piani, boschi, dirupi fino alla montagna in cui gli è sembrato ritrovarsi, per un po’ di tempo, nell’Eden a vivere le gioie della vita vera lontano dal Male; usa quindi ancora belle parole per elogiare, tra le tante opere divine, anche la Morte francescanamente lodandola: poiché la Morte, che tanto temiamo, | sa essere indulgente con la vita: | l’accompagna per un po’ lungo la via | e poi la lascia andare, gentilmente, | forse con una piccola carezza. Francescano è anche per Veniero Scarselli l’amore per la natura e le sue creature (molte le chiama “sorelle” e “fratelli”), per le quali usa dolci parole che hanno il sapore del “Cantico delle creature”. E quanto lirismo classico c’è qua e là nei vari componimenti e nelle descrizioni dei paesaggi! Gli alberi, i fiori, gli animaletti, i colori della natura resi vivi dalla luce del sole procurano balsamo gioioso all’anima e alla mente del lettore dopo la tristezza delle visioni di orribili guerre e di violenze incontrate lungo il narrato del Poema.

Veniero Scarselli non è dunque soltanto – lo ripetiamo – il Poeta dell’orribile, ma anche dei paesaggi magici, solari e luminosi che mettono gioia negli occhi e pace nel cuore; dove farfalle variopinte e aleggianti nell’aria profumata mettono le ali alla fantasia e allo spirito. Di sapore georgico è anche la descrizione della semplice casa del contadino con il tetto sconnesso e i nidi delle rondini, la stalla col fieno, i buoi e le vacche che col caldo emanato dai loro corpi difendono dal freddo e procurano un placido sonno; mentre fiabesco è il silenzio della selva con gli spiritelli che animano i boschi, il brusìo dello Zefiro che a Primavera risveglia le erbe, i fiori e la linfa nei tronchi degli alberi dentro i quali dormono gli Elfi. E’ una bella fiaba-poesia questa di Veniero Scarselli: francescana, naturalista, biblica, misteriosa ed umana insieme. Poesia fatta per quelli che sanno anche vedere i fantasmi: ma bisogna aver l’anima pura | dei bambini che sanno col cuore | veder bella ogni cosa del mondo; | solo loro li sanno sorprendere fra i cespugli e gli alberi del bosco | o in un angolo discreto della casa | e gli possono anche parlare. La poesia di Veniero Scarselli è tutto questo: una fra le più belle e originali della letteratura contemporanea, che si esprime in poemi epici di indubbio valore metafisico-ecologico-favolistico.

Recensione
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