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Il mio pensiero poetante. Antologia ragionata

Nessuna spiegazione può essere migliore di quella fatta dallo stesso autore dell’opera. Ero sicuro di questa constatazione quando ho letto l’analisi, per me eccezionale e illuminante, di Veniero Scarselli sulla propria produzione poetica, dal titolo molto significativo: Il mio pensiero poetante - Antologia ragionata. Del resto proprio lui ha chiaramente affermato che nessuno può interpretare un “pensiero poetante” meglio dell’autore stesso.

Il Poeta aveva già raccolto in un unico volume, Il lazzaretto di Dio, le opere edite fino al 2004, diventato una sorta di lungo racconto poematico in cui i singoli poemi riportati, scanditi in stanze (o lasse, o capitoletti), danno al lavoro la complessiva forma di un poema unico. Nell’opera Il mio pensiero poetante l’autore si sofferma anche sull’analisi delle opere successive edite fino al 2011. In quest’opera l’autore individua tutti gli interrogativi e i temi che lo hanno assillato durante la sua esistenza, primo fra tutti quello della Morte, che compare già nel primo poema, dal titolo Isole e vele del 1988, e che si riaffaccerà analizzato sotto tutti i suoi vari aspetti psicologici, scientifici e religiosi nelle opere successive. Tale opera è stata in seguito rielaborata completamente con il titolo Fuga da Itaca, tanto apprezzata dalla critica da ricevere il premio Libero de Libero nel 1997 e l’anno dopo quello del Premio Rhegium Julii, ripubblicato dallo stesso con il titolo Pianto di Ulisse.

Il poema dal titolo coleridgiano Ballata del vecchio capitano inizia proprio con l’esposizione del tema della morte: La mia vita fu a lungo avvelenata | dall’iniquo mistero della morte, che verrà superato nella consapevolezza della sua necessità. Altro poema introspettivo e meditativo sullo stesso tema è Pavana per una madre defunta del 1990 con il più esplicito sottotitolo Appunti per una storia naturale della morte. In quest’opera Scarselli, parlando della morte della madre, analizza sotto il profilo scientifico e spirituale sia il disfacimento fisico del corpo, come il momento della separazione dell’anima dal corpo, ponendosi domande sia di ordine religioso, filosofico e scientifico sulla funzione della morte nel ciclo della vita.

Anche nel poema Piangono ancora come bambini (1994) e in quello precedente Torbidi amorosi labirinti (1991), come pure nel già citato Ballata del vecchio capitano (2002) il poeta cerca di svelare anche con gli strumenti empirici della ragione | attraverso le fessure delle pupille | …dove l’occhio forse è una finestra | da cui per un attimo spiare | il luminoso disegno dell’Essere il tremendo segreto della morte, addolcendo di lirismo il tema, dove talvolta il ragionamento scientifico corre il rischio di sopraffarlo.

Veniero Scarselli ha iniziato la sua carriera professionale da Biologo, e come tale ha dedicato buona parte della sua vita alla ricerca scientifica, perciò è naturale che la sua poesia ne sia influenzata; da qui la sua sistematica ricerca sulla funzione misteriosa della Morte negli esseri viventi e nella loro trasformazione, che ubbidisce e si inserisce nel meccanismo della creazione e dell’auto-distruzione: Spesso la Morte è visibile | come una sostanza reale … è una lenta corruzione della carne. Per Scarselli la Morte e il Male rappresentano un errore nell’assemblaggio molecolare del Creato; con la morte materiale si torna alla polvere originaria, concetto avvalorato anche dalla dottrina della Chiesa quando dice: sei polvere e polvere ritornerai. Il problema del Peccato Originale il poeta poi lo affronta e lo analizza ampiamente nell’opera Il palazzo del Grande Tritacarne, poema del disfacimento della carne, dove afferma che il peccato e il dolore | fanno parte del plasma vivente | … il peccato quindi è il disordine | annidato nella materia del corpo … ma il dolore è il grande taumaturgo | che ha il compito crudele e sublime | di riscattare la colpa di vivere. Il genoma contiene l’ordine originario della Vita, la vera entità immortale è dunque l’Ordine, depositato nel DNA di ogni individuo; la Vita nella sua totalità ci appare come una massa di Materia Vivente. Nello stesso poema verrà sviluppato poi il concetto di delitto e castigo coesistente con quello del Male fisico come dolore, del Male morale come peccato, e della Morte come castigo.

E l’anima? Come sarà affrontato il problema dal poeta-biologo-filosofo Scarselli? Anche questo tema lo studioso lo affronta con spirito filosofico-scientifico, se non addirittura meccanicistico. Vi dedica due eccezionali poemi dai titoli scientifici e poco spirituali, come qualcuno si aspetterebbe di leggere: Trionfo delle anime artificiali e La suprema Macchina Elettrostatica. Ma prima di entrare nella spinosa ma interessante problematica dell’anima, Scarselli si sofferma a trattare e descrivere il fenomeno della pre-morte come fatto e momento esistenziale in cui si verifica il distacco dell’anima dal corpo; essa è qualcosa d’incorporeo capace di spostarsi nello spazio e nel tempo per poi, attraverso un tunnel, tornare alla vita cosciente, se ancora non è arrivata la sua fine. Il Poeta si è ispirato alla lettura del sacro testo buddista Libro tibetano dei morti, dove si legge che il trapasso del defunto non è immediato, ma dura nei giorni che seguono all’arresto delle funzioni vitali del corpo; perciò si ha la sensazione che L’anima è staccata dal corpo | ma non può essere molto lontana: | si avverte così nitidamente | che alita ancora fra noi | come ape gentile sul miele.

Scarselli vede l’anima anche nel mondo vegetale e animale: nel poema Genesis ad esempio parla di linfa, spiriti, Elfi, respiri presenti nei tronchi e nelle radici degli alberi come se fossero anime naturali o meglio vegetali. Il problema dell’anima, spirituale o vegetale che sia, porta poi il Poeta a postulare come fondamento dell’Io-individuo l’Io molecolare, cioè l’Io come piccola porzione di ordine nella Creazione, destinato a esistere fino a quando è mantenuto in lui l’ordine molecolare primigenio che lo sottende. Scarselli incominciò a parlare di tale argomento nel suo saggio critico La poesia come rappresentazione estetica del mondo e nel saggio Struttura molecolare del Bello, dove scrive: ogni organismo vivente possiede un proprio Io individuale e l’Io primigenio è insito nell’ordine del DNA.

Veniero Scarselli, in quanto biologo, esamina la vita umana sotto i suoi vari aspetti passando da uno all’altro, da quello scientifico suo proprio a quello umanistico, filosofico e religioso, cercando di dare risposte convincenti agli interrogativi che assillano l’umanità. Infatti egli scrive: Il biologo che è in me non rinuncia a tentare di spiegare l’esistenza dell’anima aggrappandosi a metodi scientifici quali la meccanica quantistica e la teoria dei mondi paralleli. Con tale abito mentale scriverà ancora i due importantissimi poemi sopra annunciati, i cui titoli sono estremamente significativi per quanto detto sopra: Trionfo delle anime artificiali (2009) e La suprema Macchina Elettrostatica (2010). La produzione poetica di Scarselli passa così dagli influssi del pensiero naturalistico e di quelli francescano-buddisti a quello della metafisica ultra-tecnologica. Qui si arriva poeticamente all’ultimo passaggio, quello dell’anima umana all’anima artificiale, ma che reca sempre con sé l’ordine di un Dio-Luce, capace di illuminarci il cammino nell’Aldilà. Riportiamo, allora, quanto abbiamo detto a suo tempo in una nostra relazione, analizzando l’opera Trionfo delle anime artificiali: In questo Poema il mondo dell’umano si innalza nel cielo delle stelle, dove gli uomini destinati a perire hanno inviato le loro anime artificiali in forma elettromagnetica, quindi incorruttibili tuttavia obbedienti al supremo Padre Celeste, che propagano l’Amore nell’Universo. Scarselli mette il suo pensiero al servizio della fantasia scientifica, immaginando la fabbricazione di un’anima nuova, seppure digitale-elettromagnetica, capace di capire Dio e il Cosmo. Il titolo del poema ci proietta, allora, in un mondo immenso e irreale dove la poesia si veste di una spiritualità e poeticità non raffrontabile con quella comune e conosciuta. Il Poeta ha voluto affrontare fantasticamente il problema metafisico dell’anima come origine e motore del divenire di ogni creatura di Dio, in cui pulsa sempre e principalmente il suo divino principio. Quest’anima diventa eterna perché incorruttibile, potrà generare cloni di se stessa ugualmente elettromagnetici, cioè miliardi di anime artificiali pulsanti e pensanti create a somiglianza della Ragione Divina e destinate a seminare l’amore nell’universo. Il trionfo delle anime artificiali è, dunque, il trionfo dell’anima come metafora del divenire dell’uomo nell’Universo.

Non pretendiamo con questo di aver detto molto e bene sul vasto pensiero e l’opera del Poeta scienziato e filosofo circa l’idea dell’anima, ma lo abbiamo fatto per illustrare il valore istruttivo, divulgativo e culturale delle sue opere, che perciò consigliamo caldamente di leggere e studiare a tutti i lettori, intellettuali e studiosi del pensiero e della cultura italiana, soprattutto integrandole con la lettura del suo illuminante saggio Il mio pensiero poetante. Il pensiero che sostanzia tutte le opere di Scarselli è, per profondità d’intento, di etica, di religiosità, secondo soltanto a quanto si può leggere in molte pagine della Divina Commedia: si comprende come il Dio misericordioso sia lo stesso che, alla fine, consola l’uomo scarselliano tormentato dal pensiero del Male, che ci assedia con le ruberie, le stragi, le vendette | gli enormi spargimenti di sangue, negatività della vita destinate a morire con essa grazie alla vittoria dello Spirito-luce sul buio, conseguita anche con i mezzi scientifici dell’elettronica di cui l’uomo oggi dispone e che gli permettono anche una conoscenza maggiore delle opere del Creato
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