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E ci sono angeli

Il profumo di Dio sulla terra

“Ogni vagito | ha l’universa vita | racchiusa dentro”: recitano così i tre versi posti, a mo’ di esergo, in testa alla lirica Dell’infanzia che apre la prima delle tre sezioni in cui risulta suddivisa la raccolta.

Versi che trovano ulteriore conferma della loro verità in quanto asserisce l’Autrice stessa, nella nota introduttiva ai testi poetici, allorquando dà testimonianza di come la nascita di una creatura (la nipote) possa “(invadere) la casa, (colmarla della) sua presenza” e ricondurre immediatamente il pensiero “al mondo della poesia nella sua origine prima come stato di meraviglia e innocenza”. Non solo, ad unirsi al senso di quel vagire vengono anche in soccorso le parole di Mario Richter, che così si esprime al riguardo: “Ciò che più rende unica questa esperienza è l’incontro del particolare con l’universale, della gioia e della cosmica malinconia”.

Ma perché questi rimandi; per quale ragione, da qui, abbiamo voluto esordire con il nostro commento? La risposta non tarda ad arrivare: siamo persuasivamente convinti che la considerazione in cui la Toffanin tiene l’infanzia vada ben oltre la tenerezza di un istintivo, materno e, dunque, profondamente avvertito sentimento d’amore: la sua è, si, una confessione d’affetto ma soprattutto – e al contempo, ci sia consentito dire – una vera e propria dichiarazione di fede.

Ci spieghiamo meglio: la Nostra professa, attraverso queste pagine, il proprio credo, l’assoluta fiducia in quelle parole, pronunciate da Gesù, che mai smetteranno di risvegliare nell’animo umano la coscienza del suo stesso essere: “Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli”.

Non si può non riflettere, sulla base di queste premesse, su alcuni passaggi molto significativi del suo canto: “Profuma d’innocenza | e meraviglia | il volto d’ogni infanzia || profuma di poesia | epifania di bellezza || da eletti evocata | forza salvifica dell’umana gente.” (da Il volto dell’infanzia) - “O vita iterata vita | dal chiarore primo del cosmo | ora nostra gemma e laetitia. || . . . . || O mia cuna ritrovata | ora della tua infanzia rifiorita | profumo di Dio sulla Terra.” (da Il primo tuo vagito).

Ecco: è di questi “profumi” che la poetessa intende parlarci spingendoci ad avvertirli ancora senza perderne neanche la minima fragranza. “È il segreto del Regno di Dio” – verrebbe da dire con Norberto Villa, Abate di Praglia, autore anch’egli di una stimolante introduzione all’opera –; è il mistero straordinario della vita che, soli, possono riflettere gli occhi limpidi ed innocenti di ogni bambino di ogni parte del mondo.

Il mondo, però, è funestato dalle lotte cruente e ‘adulte’ per il potere, dagli odi avvelenati, dalle più efferate malvagità, ed a farne le spese è sempre, e da sempre, il candore, la purezza, l’ingenuità.

A tale proposito sarà bene rifarsi alla sezione centrale del libro (come detto in apertura, lo stesso si compone di tre parti: Il volto dell’infanzia, la prima; E ci sono angeli, la seconda; Di luna in luna, la terza): è quella eponima, appunto, che raccoglie tutto il dolore che la Toffanin sente pesarle sul cuore a causa dei mille abusi perpetrati dai “Nuovi erodi”; è quella in cui la stragrande maggioranza delle poesie, che vi sono contenute, leva alto al cielo il suo ‘grido’ accorato (“Piangi Cielo la tua buona novella sconfitta”), ma è anche quella della resistenza stoica di Dio che “già promuove Angeli | presenza nella tua assenza mistero | del dolore bambino”.

Ed è interessante notare una particolarità che, oltreché colpire la nostra fantasia, ci ha fatto riflettere sull’abilità – ovviamente dettata dall’intensità ispirativa – con cui la Scrittrice ha dato vita ad una serie di titoli introdotti dalla congiunzione “E”, quasi a voler stilare una lista delle atrocità (E bambini della lebbra; E bambini della fame; E meninos de rua; E bambini di Beslan: solo per fare degli esempi) perché la coscienza non dimentichi.

Così, la sua “E” unisce intimamente la sofferenza di tutti quei bambini al senso di responsabilità nonché alla piétas di ogni lettore che si trova di fronte a questa successione come ad un elenco che toglie il fiato e sembra non esaurirsi mai.

La “E”, però, non è soltanto reiterato dolore: è anche – e forse più – legame con un mondo ed un cielo incorrotti, dove angeli-bambini sono ancora custodi dell’anima.

E ci sono angeli, allora, si, crediamolo. Ed ognuno inizi da se stesso, non uccidendo il ‘fanciullo’ che è in lui, se ha a cuore la vita, la “gran Madre” delle madri; se ha a cuore il futuro.
Recensione
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