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Le problematiche dell'essere in Pietro Nigro e Friederich Hölderlin

Sandro Angelucci

L’accostamento di Pietro Nigro al celebre poeta e pensatore tedesco Friederich Hölderlin richiede un’utile precisazione. Franco Lanza autore della prefazione ad Alfa e Omega (1999), così si esprime: “Tentiamo dunque una definizione. L’universo che canta Nigro è il cosmo in trasformazione, per cui passato e futuro s’agganciano alla perenne incandescenza del presente, cioè dell’io che si effonde su tutte le cose. A prendere analiticamente i suoi enunciati di tipo metafisico lo potresti dire […] un panteista animistico alla Boehme, alla Swedenborg, alla Hölderlin [ ..] ma se da tali collocazioni speculative, che pur hanno qualche ragion d’essere, ritorniamo alla verifica nei testi del poeta siciliano, ci accorgiamo che in essi c’è sempre qualcosa di meno o di più di una filosofia…”

Uno dei tanti e famosi aforismi di Hölderlin recita così: “Solo quando la giovinezza è passata, l’amiamo, e solo quando la giovinezza perduta ritorna, colma di beatitudine tutte le intimità dell’anima.” (da Iperione, Torino,Utet,1931, trad. Giovanni Angelo Alfero). Il nostro poeta Nigro scrive in chiusa a Giovani (da Riverberi e 9 canti parigini, 2003): “Ma non ditegli che la vita / ha languori di promesse non mantenute / e pianti di impotenze umane.” Ci sono delle analogie che spiccano nei passi citati ed anche Lucio Zinna, che si occupa di Pietro Nigro, mette in luce un aspetto della sua poesia che si ricollega alle suddette affinità: “Il legame con la terra è tema fondamentale […] esso va a fondersi con (quello) costituito dal trascorrere del tempo, dal rimpianto del passato […] Qualcosa lo spinge a scendere, qualcosa lo spinge a salire, come il diavoletto di Cartesio.”

“… Non ditegli che la vita / ha languori di promesse non mantenute…” – scrive il poeta della Trinacria – con la chiara volontà di salvaguardare i giovani e la giovinezza; ed è, in fondo, da riferire a quanto Hölderlin dice: “Solo quando la giovinezza è passata, l’amiamo…”

Così si direbbe anche per la chiusa di Quartiere latino (da Il deserto e il cactus, 1982): “Cadranno a Cluny altre foglie ancora / e lentamente le raccoglieremo ad una ad una / a ricomporre il nostro passato” se rapportata alla seconda parte del citato innanzi aforisma di Hölderlin.

Enzo Concardi sostiene (in Contributi per la Storia della Letteratura Italiana, vol. IV, 2015): “… Nella lirica che conferisce il titolo a tutta la silloge Alfa e Omega, l’autore si fa interprete quasi profetico di un futuro riscattato ed affrancato dalle sconfitte umane, futuro prima negato dalla dimora in paludi esistenziali”: “… e la memoria si fa presente / immortale memoria che dilata il futuro, / tu mai scomparso, infinitesimale pedina / di un gioco eterno /…” (Alfa e Omega).

Il chiarimento, cui facevo riferimento, risulta ora esplicito: comparare Nigro al grande poeta tedesco è legittimo.

Sostanzialmente li accomuna la poesia in senso lato, la parola originaria, il pensiero non ancora inquinato, la ‘millenaria memoria’, ‘l’Alfa e l’Omega che giungono ad identificarsi nel plesso morte-vita’ (ha precisato Franco Lanza).

Desidero citare in proposito una delle liriche che reputo determinante: “Hai riso, hai pianto / hai sognato, hai sperato / con occhi di gabbiano / hai fissato le porte remote del cielo / hai vagheggiato promesse di un mondo / dove s’annulla il nulla / e il tempo tace.” (da Riverberi e 9 canti parigini).

“Dove s’annulla il nulla / e il tempo tace” (Occhi di gabbiano): è lì che vive la vita, e sogna, e muore, e risorge ogni giorno; è lì che Hölderlin e Nigro s’incontrano a distanza di secoli.

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