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Segreti casentini ed oltre a primavera

La risposta al quesito: l'oltre di Maria Luisa Daniele Toffanin

Una raccolta che si apre con un Quesito e si chiude con una Risposta – questa di Maria Luisa Daniele Toffanin –; un interrogarsi, dunque, sul perenne (e forse mai risolto) problema esistenziale dell’uomo.

“In questo mortale scivolo / di ore giorni in afasia di voli // nel vortice di torbide ali / sinistre voci-immagini / afrore di caduta interiore – si domanda – // che sia corda lanciata dal cielo / un albero gemmato di purezza / una foresta di luce illibata / irradiata dall’Alto?”.

Per replicare, fornendo a se stessa la più attendibile delle garanzie: “Sei tu presenza paterna-materna / che ovunque mi solleciti a ri-cercarti / nell’incantata tua natura / fra gli spazi delle mie ore / nella casa della Parola. // E non sento non vedo / che mi sei così vicina / mi cammini sempre a lato / nell’ombra-luce del tramonto / Tu con la tua-nostra Croce / stretta fra le braccia.”.

Sono, le ultime, le due strofe che concludono la lirica finale e l’opera; e se, enigmatica, resta comunque la questione (la fede senza dubbio è come minestra senza sale) ciò non significa che, qui, non si apra una finestra e un ampio raggio di luce inondi il mistero.

Si consideri il titolo del libro: Segreti casentini ed oltre a primavera, e ci si soffermi su quella che, apparentemente, potrebbe risultare la parola più trascurabile: “oltre” – proprio così –; spingersi avanti, non fermarsi alle pur incantevoli suggestioni prodotte dalla vallata dell’aretino, da quei luoghi immersi nella spiritualità della natura, ma da tanta bellezza lasciarsi ispirare per andare a fondo, per mettersi in ascolto della voce del silenzio, dei silenzi.

“Secondo (la Nostra) – afferma PierangioloFabrini nell’introduzione – è possibile arrivare a dare risposte agli interrogativi che ci tormentano solo attraverso un processo di progressivo accordo con la natura, nelle quale sono celati tutti i segreti e i misteri su cui tentiamo di far luce; ma occorre saperci avvicinare ad essa con gli occhi e il cuore che hanno l’innocenza dei bambini. . .”.

È una considerazione che rimanda direttamente a quell’“oltre” cui, pocanzi, si faceva riferimento: la natura nasconde il Principio, l’essenza, l’unica e suprema legge dell’intero creato: un fondamento che si chiama Amore.

Si dirà – sbagliando – perché non svelarlo, perché non rendere palese un sentire così alto? Senza intendere che proprio nel sottacere consiste l’elevatezza: un bacio dato di notte, quando i suoi figli dormono, è quello di questa Madre, di questo Padre; un bacio, però, che al mattino è ancora sulle nostre fronti e ci fa svegliare con sempre vivo e rinnovato stupore, con il desiderio di sfogliare le pagine e guardare le immagini di un libro non scritto ma ogni giorno stampato a colori per tutte le sue/loro creature.

E qui entra in gioco la conditio sine qua non: quella “infanzia dell’anima” – come la definisce la Toffanin – che, sola, può recuperare la “segreta assonanza” tra noi, “in limitata sosta”, e il “divenire eterno”; l’alleanza, in fondo, tra due diverse fragilità, delle quali però, la nostra, incapace di mantenersi tale e non andare in frantumi con il passare del tempo, con l’inesorabile trasformazione del bambino nell’uomo.

La natura, invece, nel mutamento non rinnega mai il suo stato, anzi, lo preserva, ne fa cristallo puro e infrangibile ad ogni urto o sopruso.

Eccoci tornati alla vita che vive sotto la vita, al presagio d’immortalità, all’infanzia del mondo, dove “la terra s’abbandona al sole / e l’uomo al suo Principio ispiratore”: lògos e rappresentazione della poetica di questo ed altri lavori della scrittrice di Selvazzano.

Maria Luisa Daniele Toffanin. Segreti casentini ed oltre a primavera. Edizioni ETS. Pisa. 2015. Pp.32. € 6,00

Recensione
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