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Omologismo quattro

Il termine omologismo è nato in seno al movimento culturale "La Copertina” fondato a Treviso negli anni '80. Prima di iniziare a trattare " Omologismo quattro" a cura di Ferruccio Gemmellaro, cerchiamo di specificare il significato del termine a quei lettori che non lo conoscono. Secondo il suddetto movimento, è da intendersi per omologismo la capacità di produrre nella propria opera un frammento di originalità.

Nella produzione di un artista intervengono due fattori: la formazione palese (ID) e la formazione inconsapevole (ES) che viene ereditata dalle precedenti forme culturali ed educativi.

L’artista staccandosi da queste due forze esterne riesce a manifestare l’Alter-Ego (unità energetica-spirituale). Questo è ciò che riesce a fare l’omologista: riesce ad entrare in contatto con la sua pura intimità e a carpire in essa quella parte più nascosta che per gli altri risulta originale.

Tale azione, per l’appunto, implica il contatto più profondo con la propria coscienza. Nella coscienza la dimensione spazio-tempo è annullata perché oramai divenuta un riflesso nel divenire dell’anima. Tuffarsi in quel segmento atemporale fa scaturire gocce d’acqua pura, dove acqua è metafora di pura creazione poetica, dove la retorica, figlia intellettiva, non ha posto se non in una fase successiva. Si ha quasi una creazione automatica priva di orpelli e di inutili manierismi. ln "Omologismo quattro" il Gemmellaro fa una ricerca, alquanto interessante e precisa.

ll suo scopo è dimostrare come l’artista omologista può rivelarsi in qualsiasi ramo artistico. Infatti, nel testo si ha l’analisi di ambiti artistici diversi. Dapprima, si cerca di dimostrare l’originalità di alcuni poeti come M. A. Maso Borso con la sua opera “Geografia di un lutto", di questa poetessa si evidenzia l’innovata melodia che scaturisce anche grazie all’uso del vernacolo.

L’omologismo di Lucio Polo si realizza nel legame con cui il poeta riesce a stabilire un equilibrio tra i diversi modi di sentire. Della Sanvitale con la sua silloge "Oltre le nuvole" si evidenzia l’uso di espressioni verbali che riescono a creare suono e visione.

Di Ugolotti, infine, si evidenzia la curiosa ironia con cui tratta i suoi personaggi. In ambito cinematografico sono molteplici le innovazioni e riguardano non solo i temi, ma anche le tecniche. "La grande Bellezza" di Sorrentino trova il suo segmento innovativo, per appunto, nella ricerca della bellezza. Il protagonista la cerca a lungo: nella vita mondana, nella ricchezza, ma ciò che trova e sente è il grande “vide” interiore di un’anima che ha vissuto solo la vita di una non-coscienza. Sarà la frase detta da una ragazza a svegliare la sua coscienza dormiente “Tu non sei nessuno”. Quel punto il protagonista capisce che deve dare un sentimento più che un volto a quel nessuno, capisce che deve riprendere il suo cammino spirituale e che questo può riprendere solo dal luogo in cui ha emesso la prima radice, da dove il suo cuore umano ha iniziato il primo battito.

Egli deve riprendere il cammino dall'istante in cui si è staccato dal macrocosmo per poter cogliere la Bellezza che è solo interiore e che solo essa è riflesso della Grande Bellezza.

Nel "Capitale Umano" di Virzì, l’innovazione sta nell'attribuire al termine "capitale" non una etimologia economica, ma il capitale è l'uomo che ha perso la sua identità umana. E ancora nel "Giovane favoloso" di Montone, film sulla vita di G. Leopardi, la presa di coscienza da parte di Giacomo della sua diversità fanno progredire la sua coscienza. Nel "Maraviglioso Boccaccio" l’omologia sta nel personificare la peste odierna con la diffidenza, l’intolleranza che è una peste ben peggiore perché uccide le coscienze. In questo viaggio dell'artista alla ricerca della memoria energetica,colui che meglio riesce a cogliere l'armonia e l’equilibrio dell'universo, riuscendo meglio a rivelare fragmenti del mondo eterico, e il musicista. La musica, come asserisce il pittore russo Kandinski non ha bisogno di riscontri realistici, essa è la forma artistica che ha una presa immediata dell’energia eterica. Il secondo posto spetta alla pittura.

Ciononostante, ogni forma artistica deve avere dell’una e dell’altra, suscitare visione e musicalità. L’interscambio deve essere costante e il trait-d'unione non sta nella tecnica, bensì nella fonte da cui scaturisce la sensazione, l’intuizione artistica che conduce alla creazione. La fonte non è mai manifesta è sempre velata, spetta all'artista svelarla e manifestarla con gli strumenti a lui consoni. Ogni artista che durante i secoli ha portato un'innovazione può definirsi ornologista. un caso emblematico è stato il poeta francese Rimbaud. Nella sua poesia c'è un trasbordare dell'inconscio attraverso suoni. Parole, colori. Basti ricordare come ad ogni vocale attribuisse un colore, e come insieme ad ogni colore emergesse l’inconscio. È stato lui l'iniziatore della poetica moderna. Certamente. Questo saggio del Gemmellaro è destinato ai cultori della cultura e ai cultori della ricerca artistica. Un lavoro semplicemente apprezzabile e da seguire nel suo proseguo.

Recensione
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