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Senz'alfabeto

Sotto il segno di Bacon e Artaud:  la ricerca della parola originaria.

L’espressionismo della figura seduta di Francis Bacon è lo stemma della ricerca esistenziale e poetica di Senz’alfabeto di Anna Maria Guidi.

La voce di Artaud, carsica e corrosiva, è sottesa all’intera ricerca e costituisce il filo portante, o il controcanto, della struttura del poemetto.

I testi concretizzano i momenti di questa ricerca palingenetica: dolorosa scarnificazione della realtà, delle sue necessarie vuote forme, alla ricerca del vero e di una personale armonia in un’espressione che trova consonanza nelle forme naturali, oltre la gabbia logica delle parole. Per cui avviene una destrutturazione del linguaggio che poeticamente induce effetti sonori, inciampi fonici, allusioni e ambivalenze, neologismi: operazione che tenta di annullare il senso e insieme di moltiplicarlo, diventando così lo specifico poetico del linguaggio guidiano, un nuovo sillabario, tenace e coerente, come il filo narrativo della ricerca (in apparenza solipsistica ricerca lirico-esistenziale) , in concreto poemetto riflessivo amaro e volitivo, disincantato e ironico, eppur anche fiducioso di poter ritrovare un sogno per dare un senso all’avventura umana in un momento di sconvolgimento e svuotamento dei punti di riferimento.

Apprezzo la lettura competente e la collocazione dell’opera fra le altre della Guidi, fatta da Giuseppe Panella; condivido il giudizio di Franco Manescalchi riguardo alla piena maturità raggiunta nel laboratorio intorno alla parola.

Seguendo la ricerca figurale di Bacon e la ricerca sulla voce e il gesto di Artaud, la poesia di ‘Senz’alfabeto’ diventa così una esemplare ricerca della valenza originaria della parola e ujn invito ad andare oltre le forme vuote, verso una realtà nuovamente carico di senso.

Entrare dentro quest’opera (poemetto di ricerca, come ho già detto, viaggio di purificazione, infine benedetto e riconosciuto dall’Angelo) è stata (è) la scoperta di un mondo ricco di significati coinvolgenti. Anche una palestra di lessico e senso. Ed ho apprezzato inoltre l’onestà etica di trattare la cosa poetica come altamente degna della parte più nobile e profonda dell’uomo: de dignitate hominis. E la spoliazione necessaria per l’iniziazione al rituale: in questo riconosco nella Guidi una compagna di viaggio. Con cui dialogare è parlare dell’esperienza stessa del vivere praticando -come lei già mi scrisse- l’umanità del mondo: bella visione, che pienamente condivido.

Recensione
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