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Diletto

Il volumetto di Walter Nesti, stampato per le edizioni “Il Masso delle Fate” e giustamente riconosciuto con il 2° premio nazionale ‘Le Regioni’ - Pisa 1992 è intitolato Diletto nell'accezione, come spiega l'autore, di percorsi di composizione e scomposizione, ma potrebbe essere intitolato ‘Il senso del tempo’. Ché la tematica più evidente, che si costruisce nella mente del lettore come filo di raccordo dell'intera raccolta è, appunto, la percezione dello scorrere del tempo a cui gli esseri umani danno significati negativi o positivi nella storia, nell'ambiente, nella vita quotidiana, nella complessa dinamica degli affetti.

Qui c'é il tempo presente: il tempo dell'inganno inquadrato da versi lapidari, che sono altrettanto validissime ‘chiuse’' delle poesie: ”Ogni scadenza perde la sua traccia” , “La volontà... fra le pagine assomma la sua forza”; “L'inganno del tempo | che sempre ci ha divisi” ed il tempo della memoria, legato al primo con “i rumori di un presente funesto | come funesto il passato nel ricordo”, dal “fervore del corpo | che lucidamente passa e si consuma” ed attualizzato dall'affermazione: “'L'altalena non è un segno dell'ora | è condizione di vita”. Il tempo corto prelude, in qualche modo, al futuro “a cui apprendersi per le scelte da fare”' ed è simbolo della lenta crescita umana, delle speranze e dell'inganno dell'età adulta.

Il tempo lacerato è il recupero dell'attimo, la trasfigurazione nella mente e per le parole, di un “'guizzo”', di un'ombra, di un fulgore, di figure “aureolate di luce”: è ciò che rimane, in sostanza, del presente e del futuro, perché il “'tempo è assassino”' e quel qualcosa che ci concede dobbiamo strapparlo, imprigionarlo nell'attimo, renderlo libero, appunto, dal tempo.

Tutto questo, per indicare come il volume contenga un suo messaggio complessivo, abbia un suo nucleo in cui si comunica una verità attraverso testi con una grande efficacia strutturale e lessicale, che si avvalgono di immagini e di dense metafore, che trapassano con agevolezza dalla descrizione del concreto all'immagine astratta, alla riflessione che poi è giudizio ampiamente culturale.
Recensione
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