Servizi
Contatti

Eventi


Prefazione a
Viraggio
di Edith Dzieduszycka

il libro

Silvana Baroni

Il poeta fa la tela. Il poeta è una Penelope in attesa, a tessere fatti, emozioni, perdite, gioie, che si incastrano, si distanziano, tornano a fondersi.

Quello che leggiamo è il telo della resistenza, quello della poesia.

Dico Penelope perché in ogni parola c’è l’attesa, il timore, e la speranza che qualcosa prima o poi sorga all’orizzonte, faccia di nuovo aprire le finestre, torni il saluto, la messa del vivere sociale.

Passano i giorni ritmati dal tam tam dei numeri, vengono svelate le mappe dove il nemico più s’annida. Ma nemico chiama nemico, e tutto s’accende di sospetto, si scivola nel panico, si teme di non farcela, si rischia la paranoia.

Si contano le gocce rimaste in canna al rubinetto… la circonferenza è poca, lo stomaco onnipresente, la mente labile… lotta l’Uno contro il proprio angelo… si perdono le piume di pavone… ringhia la Storia… ci sovrasta il coperchio d’una immensa prigione, per strada scenderà l’altro per primo dal marciapiede?

Fuori c’è il male, che sia un virus o l’uomo impazzito, non cambia.

Un dio permaloso potrebbe addirittura volerci punire.

Scivola via il programma della serena vecchiaia, di quel gioioso creare che può scandire serenamente i giorni degli ultimi anni.

Tutto quello che s’è costruito rischia d’essere fagocitato da un microscopico essere. Saltano le proporzioni, anche i muri costruiti a salvaguardia del proprio romanzo di vita. Entra a gamba tesa la prepotenza della morte, il timore di morire, anche il canto della madre dalle celle tedesche.

Diveniamo piccoli, siamo noi il piccolo bastardo che ha dichiarato guerra a Madre Natura.

Si cerca ancora nel disegno perverso di qualcuno, negli occhi, tondi, a mandorla, all’insù, ancora nel colore della pelle.

C’è bisogno del nemico, chiunque sia. Si deve snidarlo e ucciderlo.

Non si può che chiedere a Teseo di lottare contro il Minotauro.

Allora nascono tantissime piccole devote Arianna, dappertutto dolci e generose, servili.

Perfino muoiono le Arianna e Teseo neppure ce la fa.

Teseo è la scienza che delude. Teseo è un poveretto spodestato della sua gloria; torna umano, incerto, non sa.

S’aprono infine le voragini del sentimento di colpa. Il carnefice siamo noi e la natura è la sofferente che ha ragione a ribellarsi. Infine anche il virus ha le sue maledette ragioni!

Penelope insiste a rimanere alla tela. Dietro i vetri scivolano i giorni, la Pasqua, Pasquetta, la festa della Repubblica, il primo maggio, la festa della mamma…

Dicono che se ne uscirà il tre giugno, nel giorno del Rilancio.

Penelope è dietro i vetri, dietro lo schermo, dietro il bollettino dei numeri. Soprattutto Rai 3 la consola.

Il poeta non accetta di essere un numero; è tutta la vita che crea, anche nella speranza di durare oltre, di rimanere nella pietà di chi legge, di chi godrà di

quei collage a ricomporre l’armonia d’una Natura violata.

Poi giugno, da dietro i muri un parlottio di vita, accenni dell’esistenza altrui.

I sopravvissuti fanno di nuovo capolino; escono dalle baracche, la guerra è finita.

Qualcuno compare su Whats App; pochi al fisso che ormai è in disuso.

Lentamente i numeri si raggruppano, fanno coro, esistono rincuorati dal poter enumerare altri numeri.

Siamo vivi - dicono sperando di non offendere.

Ora la Nemica torna ad essere Lei, l’Unica che abbia diritto a renderci pensosi nel guardare il cielo da dietro le finestre.

30 agosto 2020

Materiale
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza