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Prefazione a
Echi di riti e miti
di Daniela Quieti

La scheda del libro

Romano Battaglia

In questo nuovo millennio sembra che nel mondo ci sia un ritorno alla narrativa e alla poesia, grazie soprattutto ad autori seri e preparati come Daniela Quieti.

Fino a qualche anno fa c’era la bramosia di accumulare denaro e la gente lavorava oltremisura per guadagnare sempre di più.

Oggi, nonostante la crisi economica, alcune persone, che non sono necessariamente ricche, abbandonano un lavoro redditizio per andare a vivere in campagna o al mare e dedicarsi allo scrivere e al dipingere. È una scelta sempre più frequente, una specie di filosofia dell’ozio creativo, dove si sostiene che le cose più belle della vita come la poesia e la pittura sono gratuite.

Un’umanità attratta dalla sindrome della semplicità e della contemplazione che prova la dolcezza di vivere in mezzo alla natura e tenere un passero nelle proprie mani.

I racconti semplici e profondi di Daniela Quieti ci vogliono ricordare che un mondo senza amore è come una notte senza stelle, un viaggiatore senza meta. È un viaggio in una notte buia dove gli altri ci fanno strada tenendoci per mano, quando il nostro cuore non si è ancora dischiuso perché il dolore gli ha impedito di sbocciare. In quel momento nasce dal profondo una musica che attende un anelito di vento per rivelarsi.

Il suo narrare è proprio come la brezza fresca che passa sulla pianura dopo essere discesa dalle montagne. Ci porta i rumori delle foglie e in quel mormorio dei rami amici dell’aria pare di udire una voce misteriosa che glorifica la terra e che ci chiama. Le parole scritte sono la proiezione della nostra stessa mente, fenomeni misteriosi che giacciono addormentati nella profondità della nostra anima. Sono un’evasione dalla vita quotidiana che ci costruiamo attorno innalzando spesso mura invalicabili. Nei racconti di Daniela Quieti c’è il suono delle campane di paesi e città, lo stesso melodioso concerto di festa che ci riporta al passato. Una glorificazione continua della natura e della vita, un canto rivolto alla bellezza del mondo. Chi legge questi suoi racconti si ritroverà nel mondo lontano cantato da Gabriele d’Annunzio nella poesia I pastori. C’è un respiro ampio di grandi sentimenti e di malinconia che si avverte in ogni suo racconto, come acqua fresca e chiara che irriga i campi di grano. L’autrice, già avvezza a ricevere premi, non si compiace dei tanti riconoscimenti, ma intensifica la sua narrazione rinnovandola ogni volta, nella speranza che nessun ostacolo possa mai sconfiggere il carattere forte e gentile della sua gente, della sua terra d’origine.
Materiale
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