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La poesia negli Stati Uniti d'America

8 - Un pragmatico idealista. Henry David Thoreau (1817 – 1862)

My life has been the poem I would have writ
Bur I could not both live and utter it.

(da A Week on the Concord and Merrimack Rivers)

Henry D. Thoreau può facilmente rimanere impresso nella memoria come ‘il ragazzo’, il giovane idealista del Trascendentalismo. Con i suoi quarantacinque anni di vita, la sua morte di tbc, il suo non infelice celibato, l’emblematica avventura dei due anni trascorsi presso il lago Walden in una capanna di legno costruita con le sue mani (ma assai vicina a Concord) a dimostrazione di quanto facile fosse vivere in essenziale semplicità, si tende a ricordarlo – l’immaginazione gioca di questi scherzi – in un alone di giovinezza, più che non la severa studiosa anche lei trascendentalista, la viaggiatrice, la sposa battagliera e avventurosa di un marchese Orsini, Margaret Fuller, perita a soli trentotto anni per naufragio durante la traversata dell’Atlantico che l’avrebbe riportata in America con figlio e consorte.

Henry nacque a Concord in una famiglia della media borghesia benestante di cui i biografi usano sottolineare lo stampo matriarcale.

Un viaggio in barca a vela con il fratello maggiore John diede cibo ai suoi interessi naturalistici e materia al primo libro: A Week on the Concord and Merrimack Rivers (1849). Dello stesso anno è “On the Duty of Civil Disobedience” un saggio da lui esteso e pubblicato su rivista dopo essere stato arrestato (da un poliziotto suo amico) e avere trascorso una notte in prigione per essersi rifiutato – in tempi di perdurante schiavismo e di belligeranza contro il Messico – di pagare al governo federale una tassa (che un altro amico cortesemente pagò per lui). Si tramanda l’aneddoto della visita che Ralph Waldo Emerson gli fece in prigione, per chiedergli entrando “Henry, cosa fai qui dentro?” Al che Thoreau avrebbe risposto senza scomporsi “Waldo, cosa fai là fuori?”

La sua opera più monumentale resta, comunque, il diario: la standard edition dei suoi scritti (20 voll., Boston, 1906) include le Familiar Letters (Vol. VI) e i Journals, appunto, che occupano tutti i restanti volumi (VII – XX). Da questi furono tratte, rielaborandole, le pagine di Walden o vita nei boschi (1854), il suo libro più celebre a cui ancora oggi si volgono ecologisti e nostalgici di un mondo meno tecnicizzato e inquinato. Dimenticando forse – ci sono sempre due faccie della medaglia – che i mezzi della scienza e della medicina odierne non avrebbero lasciato morire l’uomo di tubercolosi a quell’età.

Convinto seguace delle teorie di Emerson, del quale fu di fatto il discepolo più entusiasta e, nella vita pratica, l’uomo di fiducia e factotum (il filosofo gli affidava spesso casa e famiglia durante le proprie assenze) apportò il fuoco sottile di un maggiore calore umano ai principi emersoniani. La disobbedienza civile, il saggio del ’49, testo ispiratore di Ghandi nella resistenza passiva al colonialismo inglese, viene tuttora tenuto in grande onore: e non solo da pacifisti o anarcoidi di ogni tipo che vi trovano utili giustificazioni, ma da nobili menti di radicali e liberali che vi osservano una prospettiva più aperta di democrazia e di ossequio all’autorità costituita.

Una raccolta delle sue pagine in versi uscì postuma nel 1895 e altra – The Collected Poems of Henry Thoreau – fu pubblicata a Chicago nel 1943 in edizione critica a cura dello studioso Carl Bode. Ma a questo punto va detto che la poesia, come indefinibile elemento, permea e pervade tutto ciò che questo originale e, anche lui come il maestro, liberissimo spirito lasciò in eredità ai posteri. Inevitabilmente di lui si innamorano idealisti ribelli – o sedicenti tali – in particolare dei nostri tempi: o almeno quelli dotati di sufficiente interesse per la carta stampata da arrivare a conoscere i suoi messaggi, dai sessantottini ai no-global. Magari, all’occorrenza, travisandolo… Una delle sue affermazioni di maggior successo negli anni Sessanta, di qua e di là dell’Atlantico, suona: “Se uno non tiene il passo con gli altri, forse sente il rullo di un altro tamburino”.

Oltre che ai valori della libertà individuale Thoreau si ispirò sempre ai princìpi e alle leggi di ragione e bellezza che intravedeva in natura, includendovi un senso di rettitudine personale e un’intuizione religiosa del creato molto americani. Delicatamente simbolico di tutto questo ci appare una sua lirica a ragione molto citata: “Smoke”. Che qui riportiamo per intero:

Light-winged smoke, Icarian bird,
Melting thy pinions in thy upward flight,
Lark without song, and messenger of dawn,
Circling above the hamlets as thy nest;
Or else, departing dream, and shadowy form
Of midnight vision, gathering up thy skirts;
By night star-veiling, and by day
Darkening the light and blotting out the sun;
Go thou my incense upward from this hearth,
And ask the gods to pardon this clear flame.

(Lieve alato fumo, come Icaro volatile, / le cui penne fondono nell’alto volo, / muta allodola, messaggera dell’alba, / nei voli a cerchio sul nido delle case; / oppure sogno fuggente e forma cupa / di visione notturna che le falde raccoglie; / tu che veli le stelle di notte, e di giorno / la luce oscuri e cancelli il sole, / vai tu mio incenso da questo focolare, / e chiedi agli dei perdono per questa fiamma chiara).


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